Blog di MASSIMO PERINELLI, scrittore che proporre in lettura alcune sue opere letterarie; così come articoli di letteratura, politica, filosofia, testi che dovrebbero favorire un confronto sui diversi temi del vivere. Nulla di più che un estremo tentativo, nato da una residua fiducia nelle possibilità che hanno gli individui di comunicare. In fondo solo un "grido muto", segno di una dignitosa emarginazione.

martedì 7 aprile 2020

MAL COMUNE...


Mi vado convincendo, lentamente, che della situazione che stiamo vivendo siamo un po’ tutti responsabili, chi più chi meno. Partendo dalla tesi che una verità sull’accaduto sia impossibile da definire, possiamo tratteggiare solo delle più quiete ipotesi: che sia una situazione già accaduta diverse volte nel corso dei secoli, con analoghe o maggiori conseguenze. Nulla di nuovo. Che sia una disgrazia avvenuta per una sottovalutazione dei pericoli cui “la scienza” si espone. Potrebbe essere un semplice incidente: si è sbadatamente rotta una fiala di vetro. O potrebbe essersi rotta volontariamente una fiala di vetro. Oppure che ci sia un “complotto planetario”, ordito dalle sfere plutocratiche imperanti. Che una Nazione voglia conquistare il Mondo. Che una Classe voglia conquistare il Mondo. Che una “Razza” voglia conquistare il Mondo. Che si stia sfruttando il momento per costruire un qualcosa di sinistro. Oppure che, verosimilmente, chi gestiva il Potere, non si aspettava questa sciagura, e ora tenta di gestire il Potere cercando di fare del suo meglio. Forse ci sono altre decine di ipotesi credibili, ma al senso dell’irresponsabilità d’ognuno penso che ciò sia sufficiente. Perché siamo tutti colpevoli? Semplice! Perché chi governa, ha governato male: no, non male, ha governato in base ai suoi interessi, e gli interessi di chi governava e governa sono diventati gli interessi di tutti; che tutti abbiamo accettato un tipo di sviluppo che ha delle conseguenze, e non abbiamo lottato a sufficienza per uno sviluppo diverso, che avrebbe avuto altre conseguenze. Non si può avere tutto dalla Vita. Se accetti la corruzione del piacere superfluo individuale, sconti le conseguenze di non avere validi servizi collettivi. Se ti “costringono” a cambiare telefonino ogni sei mesi, tu lo accetti. Se ti “costringono” a cambiare auto ogni quattro anni, tu lo accetti. Se prenoti analisi cliniche a un anno di distanza, tu lo accetti. Se i ponti crollano, tu lo accetti. Se rubano, tu lo accetti. Se dicono menzogne, tu le accetti.
Questo è in sintesi il quadro che un individuo mediocre/qualsiasi si è fatto della situazione. In base alle sole scarse informazioni che ha potuto trovare, nascoste fra un delirio di retorica dozzinale, goffe approssimazioni e contraddittorie speranze.
In ultimo, un fattore indubitabile delle colpe collettive, è l’esperienza che hanno dovuto affrontare i vertici della Germania al tempo della riunificazione. A est c’era un certo tipo d’industria, incompatibile con l’industria dell’ovest. In pratica, le fabbriche dell’est costruivano, per esempio, frigoriferi e lavatrici che duravano quindici/venti anni. Elettrodomestici fatti per durare. L’ovest già da qualche tempo usava “chip di fine vita/obsolescenza programmata” che limita la durata di ciò che anche noi oggi compriamo.
Si è scelta una strada, e quella che abbiamo scelto percorriamo.
Non credo che abbiamo neanche troppo diritto a protestare, perché se ci avessero detto di scegliere fra l’uno e l’altro, avremmo sempre scelto l’uno. Come hanno, infatti, a suo tempo fatto.

martedì 24 marzo 2020

ARRESTI DOMICILIARI


Cerco di chiarire meglio qual è il mio pensiero in riferimento alla crisi “coronavir”.
Le ipotesi sono due. La più probabile è che trattasi di comune influenza, e come una comune influenza può avere delle complicazioni. Il mio medico mi ha sempre avvertito che sono le complicazioni polmonari pericolose. Quindi, gli altri stati influenzali, come il coronavir, hanno avuto in passato i medesimi aggravamenti. La famosa “spagnola”, che ha seminato milioni di morti, dava complicazioni polmonari: una polmonite batterica, e la penicillina non c’era. L’unica differenza di questo virus sembra che sia dovuta al fatto che le complicazioni, curabili, sono più concentrate in un ristretto spazio di tempo. Ossia, se l’influenza del 2018 ha ammazzato ottomila persone nell’arco di tot mesi; tanti altri sono stati curati e dimessi. Questa influenza ne avrebbe uccise, con molta probabilità, un numero simile nell’arco di meno mesi, ma tanti sarebbero stati curati e dimessi, con strutture adeguate.
Qual è il problema?
La nostra sanità è stata massacrata dai tagli e dalle ruberie. Tolta di mezzo in nome della privatizzazione e del profitto. Se sono necessarie, diciamo, cento posti in terapia intensiva, noi ne abbiamo solo sessanta, perché quaranta le abbiamo smantellate. A questo punto i signorini al governo, non hanno paura dei morti, non gliene frega nulla dei morti, non gliene frega nulla neanche di quelli che dovranno morire per far vivere altri, o se la gente se ne va senza salutare i suoi cari. Non sarebbero politici se avessero queste umane sensibilità. Il timore è un altro. Succederà che qualcuno sarà costretto a scegliere. Chi salvare? Un padre di famiglia italiano anziano o un marocchino giovane? Un’anziana signora rispettabile o un giovane tossicodipendente?  Un vecchio onesto o un giovane ladro? Uno bello/a o uno/a brutto/a? Una femmina o un maschio? Un ricco o un povero?
Loro sono preoccupati solo per l'incognita sentimenti, che pesano sulla bilancia della vita. Come reagirebbe un ragazzo che vedesse morire la Madre in favore di un giovane immigrato clandestino? E chi la Moglie o la Figlia per un politico?
Non ci sono azioni giuste o sbagliate, ci sono azioni che generano conseguenze. Non si tratta neanche di giustizia e ingiustizia, si temono reazioni che potrebbero scaturire da un cervello “primitivo”, che non tiene in considerazione giustizie codificate dalla società ma giustizie diverse che nascono dal dolore e dall’accecamento d’ogni raziocinio.
Questi signorini, che si credo padroni del Mondo, stanno scaricando sulle spalle d’altri quelle che sono le proprie responsabilità. Ci riusciranno anche questa volta. Però l’illusione/gioia di avercela fatta sarà breve. Altri virus verranno, questo è solo un piccolo avvertimento della Natura.
L’homo sapiens è lui stesso un virus, e Gaia esiste da quattro miliardi e cinquecentomilioni di anni.

Questa è la prima ipotesi, come ho già detto la più probabile. La seconda, meno probabile, ma che gode maggiormente del mio favore, parte da informazioni carpite qui e là, che nessuno nota, ma che contribuiscono a dipingere un quadro diverso. Escludendo, per alcune contraddizioni che appaiono insanabili, il fatto che sia tutta una manovra di questo o quel Paese, studiata a tavolino e sviluppata come “guerra batteriologica”, possiamo ammettere che la pandemia sia reale, tuttavia che non sia poi così tragica, ma che sia, invece, stata resa tragica da alcune fulminee illuminazioni che hanno suggerito, a chi domina il Mondo, che la circostanza poteva essere superbamente sfruttata a proprio favore. Semplice. Vogliono provare se le Masse rispondono in modo corretto a quello che Loro hanno stabilito che sia, impiegando i soliti mezzi che la Storia mette a disposizione: terrore, minacce, falsità, ipocrisia, corruzione, violenza, inganno, oppressione, prepotenza. Sollecitano paure, stimolano sentimenti, risvegliano arcaici istinti di sopravvivenza: un egoismo istintuale che mette tutti contro tutti. Anche questa ipotesi non è poi così complicata, se abbiamo a disposizione la notizia oggettiva che esiste un particolare stato patologico, conseguenza di un’improvvisa mancanza di “nemici da sconfiggere”. La grandezza del progetto che si è realizzato, è direttamente proporzionale alla follia che si è istaurata in alcuni cervelli. Classico è l’esempio di Alessandro Magno. Una volta conquistato tutto il conquistabile, il suo raziocinio è volato via, lasciando solo l’idea di essere un dio.
Ripeto, che sono piccole cose a indicarmi che questo potrebbe essere un quadro credibile. Ovvio che non mi inoltro in disquisizioni di ordine economico o politico, poiché da qualche tempo economia e politica non hanno più nessun senso: i problemi che abbiamo sono soltanto di ordine medico psichiatrico.
Le Masse avrebbero dovuto prendere atto di questa evidente patologia delle classi dominanti, invece preferisce prendere ordini da queste classi dominanti. Come schiavi non consapevoli di esserlo, subiscono in modo passivo e si rinchiudono spontaneamente agli arresti domiciliari, come fossero loro i responsabili. E in fondo, è probabile che davvero lo siano.

mercoledì 12 febbraio 2020

L'INNOCENZA DEL MALE




Il desiderio di riprendere in esame questa memorabile fotografia, che potete osservate in alto, non è dovuto al moto di spontaneo disgusto che in molti hanno provato al primo contatto. Non desidero riaffermare il disagio che mi ha suscitato. Sentivo che c’era un qualcosa di più profondo che avrei dovuto svelare, per fermare quel classico “ruminamento” che solo certe persone conoscono e subiscono. L’immagine mostra tre “razze” diverse di individui: ci sono gli imprenditori, gli artisti, e intorno, una piccola folla di ragazzotti, così come ce ne sono tanti ovunque. Ciò che si può notare con facilità, nel gruppo eterogeneo, è l’atteggiamento rilassato, sorridente, quieto, rilevatore di uno stato d’animo che non denota né preoccupazioni né tantomeno sensi di colpa. Tutti questi signori guardano il fotografo, tuttavia, c’è anche qualcos’altro che è necessario considerare. Certo, è verosimile che loro guardino il fotografo, ma con un piccolo sforzo d’immaginazione potremmo anche credere che stiano guardando proprio Noi, che guardiamo la fotografia.
Loro, a torto o a ragione, sono stati gravati da tutta una serie d’accuse che ben conosciamo. Colpe che si sono limitate, però, al solo gruppo in oggetto. Il sospetto è che queste specifiche accuse o sono prive di fondamento, oppure vanno allargate a una ben più vasta maggioranza. Quindi, questa varia umanità che sono in molti a giudicare, con troppa leggerezza, “arrogante, presuntuosa, ladra, assassina e serva sciocca”, dall’atteggiamento ostentato, sembrano invece rivelare una buona dose di distacco verso simili imputazioni.
È la loro pulizia morale e materiale che gli consente di ridere, con le mani in tasca, davanti alle nostre facce perplesse o amareggiate?
È un classico insulto alla nostra intelligenza e sensibilità il loro atteggiamento?
Dare delle frettolose risposte a delle legittime domande, potrebbe suscitare il sospetto che abbiamo compiuto una brutta giustizia sommaria.
La realtà di certe situazioni spesso si mostra ai nostri occhi più facile di quello che appare, con un conseguente giudizio che potrebbe essere impreciso. È una realtà oggettiva che certi individui non soffrono di paure d’umani o divini tormenti. Questi non appaiono sensibili ai delitti e all’immoralità che ci circonda. Non sembrano neanche persone che si stimano un’aristocrazia che può vivere al di là del bene e del male, oltre le discutibili leggi degli uomini piccini. Sembrano piuttosto convinti che il loro agire sia corretto: la vita esprime le più grandi potenzialità non nella metafisica della vita, quanto piuttosto nella conoscenza della vita.
La compagnia sorridente e serena non sta deridendo una maggioranza che subisce passivamente il male che fa; non sta ridendo in faccia a una massa che crede di rintracciare oltre il suo volto godereccio la consapevolezza del male che fanno.

Se in una popolazione un dieci per cento crede che rubare e ammazzare per il massimo profitto sia giusto, e l’altro novanta per cento crede che non sia giusto, questo ha delle conseguenze. Se invece un novanta per cento crede che rubare e ammazzare per il massimo profitto sia giusto e un dieci per cento no, questo ha altre conseguenze. Nel nostro Paese non si può dire che ci siano ampie maggioranze che credono nella metafisica della Giustizia. Molti non sanno neanche cosa sia la metafisica, e questo non incide sulla realtà delle cose. Quasi tutti pensano semplicemente che la Giustizia sia soltanto una delle tante variabili a discrezione umana. Magari pensano che rubare sia legittimo e fonte d’ammirazione. Magari pensano che “eliminare” persone per trarne il massimo profitto sia una logica conseguenza di un certo tipo di sviluppo. Magari pensano che un certo tipo di mentalità mafiosa non sia prerogativa di una ristretta cerchia di diversi, ma sia invece una diffusa mentalità. Tanto per chiarire il pensiero, potrei citare lo splendido racconto del famoso scrittore di fantascienza H. G. Wells, “Il paese dei ciechi”. In sintesi, in un Paese sulle Ande rimasto isolato da generazioni dal mondo, vivono delle persone che da generazioni sono diventate cieche. Quando giunge inatteso un visitatore che vede benissimo, si crea fra lui e la popolazione un’accesa problematica. Lo scrittore sa con abilità guidare il lettore attraverso i vari temi, che ben si comprendono, quando la disputa avviene fra “ciechi e vedenti”.
Nel nostro Paese non succede mai nulla di sconvolgente al cospetto di clamorose ruberie o ammazzamenti. La maggioranza considera questi eventi come una semplice, logica, accettabile conseguenza: e questi sono i ciechi del racconto di Wells, che non capiscono cosa significhi vedere, che è la condizione del protagonista. Quando si consolida questo processo, ci sono scarse possibilità di cambiamento, perché nessuno vuole cambiare, perché nessuno è “diverso” dal resto. Fatte le debite proporzioni, ognuno nel suo piccolo si sente come le persone che sta guardando nella foto. Non c’è nessuna differenza fra la grande corruzione istruita dal venditore di maglioni e l’ultimo usciere del ministero. Entrambi sapientemente al corrente della facilità con cui ogni individuo può essere corrotto, lasciano che le cose vadano come sempre sono andate, sempre peggio in efficienza, quindi decadimento, quindi clientelismo, quindi quel malaffare che consente all'impiegato del ministero di chiedere denaro per sveltire una pratica o all’imprenditore di ricevere un appalto.

Forse non molti hanno fatto caso a dei piccoli particolari che fanno intuire che le cose procedono sempre in un certo modo. Quando al politico, o all’imprenditore, o al tirapiedi/lacchè di turno è contestato un reato, intervistato dal giornalista, risponde sempre con la solita frase: “Io sono tranquillo!” Perché dicono tutti la stessa cosa? Perché sono sempre rilassati e sereni? Perché ridono. Tranquilli? Si beffano del giornalista? O si beffano di noi? Non si beffano né dell’uno né degli altri: semplicemente “sanno bene” che mai nessun politico o imprenditore o finanziere andrà in galera, per aver rubato o ammazzato. Altro piccolo particolare è la recente e ciclica notizia della solita “operazione di polizia contro una mafia regionale. Nel narrare il giornalista ha annunciato l’arresto di molteplici membri di una “nota Famiglia mafiosa”. Nell’informare la popolazione, ha citato anche altre cinque o sei famiglie, guarda caso libere, rivali della famiglia sgominata. Perché, conoscendo tutte le Famiglie che operano sul territorio, si è badato a eliminarne una sola? È possibile ipotizzare che non era nel loro interesse eliminare l’intera organizzazione, ma solo quella legata a una “organizzazione” perdente?

Non ho la sensazione che ci sia la diffusa volontà di combattere “il male” in quanto tale. Quanto piuttosto che si combatta solo una parte del male, quello che può far male a me. Li chiamano “comitati d’affari”, ma non lo sono, sono bande, gruppi, famiglie criminali che o si spartiscono il bottino, o se ne danno di santa ragione per non dividersi il bottino. Sono nient’altro che gli antichi ordini feudali rivestite di abiti moderni: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, dice Fabrizio, il Principe di Salina nel “Gattopardo”. Siamo un Paese capitalista senza capitalisti.  Nel nostro Paese non c’è mai stato nessun “capitalismo” in senso stretto del termine, ma semplici feudatari decadenti, parassiti sociali che fanno con metodo ricorso a continue ruberie ai danni delle casse dello Stato. Il più osannato, il più grande di tutti, omosessuale e cocainomane, depredava sistematicamente le risorse pubbliche e spartiva utili con i suoi vassalli, sudditi e servi. Da allora nulla è cambiato. Banche e istituti finanziari derubare da una parte e fanno dono dall’altra.
Qualcuno dirà: “Ma se così è, se è così come dici, per quale motivo questo Paese marcio non crolla sotto le sue malefatte?” Semplice. Non succede nulla per il semplice motivo che le persone nella foto non agiscono in modo isolato, ma secondo un ben organizzato modello di corruzione e complicità. Loro sanno bene che nessuno potrà mai contestargli nulla. Sono legati a doppio filo a organi statali, politici, istituzionali e sottoboschi parlamentari: se saltano loro, salta l’intero sistema. Ma il sistema non salterà mai, sono tutti lì a difenderlo, o meglio, ignorando o ridicolizzando la metafisica del male: chi ammazza quarantatre persone o chi chiede mazzette per accelerare una pratica, in un “Paese di ciechi” è pienamente innocente. L’innocenza del male. Innocente è anche quel Partito a cui è stata contestata una clamorosa ruberia a proposito del “finanziamento pubblico dei partiti”. A esso è stata concessa una comoda dilazione. Un provvidenziale compromesso. Il “famoso partito” restituisce, o fa finta di restituire, ciò che ha rubato, così il “famoso partito” tace e non denuncia “tutti i partiti” che hanno rubato mediante il “finanziamento pubblico dei partiti”. A nessuno conviene far saltare il tappo di questo Paese, quindi tutto si può accomodare.

Non so se giunto a questo punto, qualcuno mi accuserà, o m’informerà, che le cose che penso è scrivo potrebbero essere supposizioni, fantasie, sciocchezze. È vero. Come si può giudicare un’analisi vera o falsa?
Qui si aprirebbe il complicato “problema delle fonti”: e non mi pare il caso di infierire.
Quando un individuo di media cultura e intelligenza arriva alla determinazione che nel suo modo di vedere il Mondo e le Cose del Mondo c’è bisogno di un approfondimento, poiché i tanti aspetti che ha sempre dato per scontati sono stati d’improvviso stravolti, l’individuo pensante si trova di fronte all’impellente desiderio di leggere e riflettere di più, quindi aumentare le ore che dedica allo studio. Le problematiche che sorgono davanti alla non invidiabile posizione, non risultato subito così complesse da scoraggiare. Il desiderio di sapere è così forte che non ci si accorge neanche che ci si è inoltrati in un vicolo cieco: e questo è un male.
Nell’esaminare una questione può apparire evidente che ciò che stiamo leggendo è una verità assoluta, oppure, all’opposto, pensiamo che sia solo un’interpretazione di chi ha approfondito il tema. Ci può apparire scontato che un pensiero sia in sintonia con quello che pensiamo, oppure c’è la possibilità che appaia la sensazione che il nostro pensiero sia frutto di un processo che ci ha visto sempre “discepoli”. L’idea che forse la nostra opinione non sia la nostra opinione, ma un’opinione altrui che abbiamo sempre considerato vera, non è poi così impossibile da credere.
Non c’è nessun sistema che possa affermare che il proprio modo di osservare sia la verità. Tutto può essere vero e tutto può essere falso. Siamo noi, Uomini, la misura di tutto.

Certi filosofi hanno affermato che “l’infinito” esiste, altri che non esiste. Semplice spiegare quale dramma sfocia da queste affermazioni che non hanno modo di essere provate: se esistesse, andando all’infinito nel grande e nel piccolo non ci sarebbe mai fine nell’uno e nell’altro; se non esistesse, potremmo qualificare il grande e il piccolo. Un limite oggettivo che annulla qualsiasi altro aspetto speculativo. Ben conoscendo questo margine, grandi personalità hanno consigliato un qualcosa che ponesse fine a tale inutile tormento. Una necessaria necessità. Se non riesco ad afferrare la verità, o non esiste la verità, allora sono costretto a inventarla. Basta una qualsiasi a frenare il caos, il logoramento mentale e la disperazione: ebraismo, cristianesimo, musulmanesimo, marxismo, liberalismo, l’importante è mettere il cervello a riposo.
Tranquillo. Sereno. Fiducioso.
La collettiva narcosi di un animale inadeguato che non sa trovare nella pura Realtà della Vita un motivo valido per viverla.




mercoledì 29 gennaio 2020

TENACI FRAMMENTI



In riferimento alle ultime elezioni regionali, angosciato dalle mie contraddizioni, ho sperato fino all’ultimo istante che le analisi e le previsioni da me organizzate settimane fa, si fossero poi dimostrate del tutto sbagliate. Questi conflitti, non rari, consistono proprio nell’illudersi che le ipotesi formulate non avessero ragione d’esistere, poiché le osservazioni delle miserie sociali, politiche, economiche e morali, così come si presentano ai miei occhi, non corrispondevano alla realtà. Dall’altra parte, invece, un ego agonizzante, avrebbe ricavato una salutare boccata d’ossigeno dalla constatazione oggettiva che ogni cosa prevista si era poi perfettamente concretata. Alla prova dei fatti, comunque, davanti a una così rilevante evidenza, ancora non sono riuscito a metabolizzazione quello che è successo: e se da un lato si è felici di riuscire a fare analisi corrette, di mostrarsi consapevoli di come va la Vita, dall’altra c’è la sofferenza per aver di nuovo verificato che le illusioni, sebbene l’esperienza e la ragione le abbiano ben individuate e separate dal vero, è evidente che dei tenaci frammenti tuttora albergano in qualche angolo nascosto dell’animo.
Non ho nessun interesse per questo o quel candidato. Non ho nessun interesse per questo o quel partito o movimento. Non ho nessun interesse per le elezioni o per il sistema parlamentare rappresentativo. Non stimo i politici e non apprezzo la “democrazia”. Il mio pensiero è un puro riferimento alla dimostrata capacità di controllo delle folle da parte del Potere. Ho sperato che le dimostrazioni d’efficienza fornite dall’intero panorama sociale fossero dei falsi realizzati male, magari soltanto ambizioni, aspirazioni, semplici desideri che un Potere forte dei mezzi di comunicazione di massa, dei sistemi mass-mediatici, tentava di propinare a una massa di individui più o meno pensanti, coscienti e informati. Invece, ogni invenzione, ogni menzogna e ogni doppiezza sono state ritenute attendibili e veritiere. Quella falsa realtà che credevo essermi costruito da solo, quindi, è davvero la realtà che stiamo sconsolatamente vivendo.
La capacità di corruzione e di controllo è giunta ormai a livelli tali che l’accecamento d’ogni facoltà intellettiva, di conoscenza di sé, di capacità di scelta, di accertamento delle fonti, la soppressione del “libero arbitrio”, che s’immagina presente solo nei libri e nei film, è realtà consolidata ed efficiente. L’intero apparato di condizionamento, mirabilmente orchestrato da menti degne di stima, ha portato a una completa dipendenza, a una sorprendente capacità di muovere intere “pluralità”, spostandole a proprio piacimento dall’una all’altra esigenza del Potere. L’eccezionalità di questa condizione è che nessuno avverte più neanche il bisogno, l’esigenza di informarsi sui motivi reali che lo spingono ad agire. Non c’è una riflessione analitica delle varie circostanze, delle problematiche che una preferenza può causare, questi elementi non sono ritenuti importanti: come fosse un’autentica libera scelta, vanno, dove gli si ordina di andare. Si adoperano migliaia di ragazzini con un semplice appello alla difesa di un Mondo in crisi di riscaldamento globale. Si muovono migliaia di ragazzi per fermare l’ascesa elettorale dell’audace politico di turno. Si destinano fantasiose risorse economiche a chi è disposto a credere che delle semplici elemosine elettorali siano “giustizia sociale”. Eppure, non è questa dimostrazione di potenza che nella specifica situazione mi è apparsa spaventosa; capacità conosciuta che in fondo nasce, si concretizza ed evolve da un semplice condizionamento di tipo “economico”: la capacità di indirizzare consumi su prodotti specifici. Sorprendente è la capacità che il Potere ha dimostrato di saper dominare così in profondità le menti e i pensieri e i desideri, da riuscire a trasformare ogni falsità in verità. Se mi serve in un dato momento un Movimento per frenare una tendenza, o annientare un “comune sentire”, ecco bello e pronto il Movimento. Servono ventimila individui in Piazza, ecco i ventimila qui e là festanti. Servono voti, basta rifornirsi sul mercato libero. È necessario spostare politici dall’uno all’altra fazione, basta inventare dei conflitti con la propria coscienza.  Ossia, per Loro non è più sufficiente che tu acquisti quello che Loro ti dicono di acquistare, che vivi come Loro hanno deciso che tu viva, che tu dimostri in piazza quello che Loro ti dicono di dimostrare, che tu voti quello che Loro ti dicono di votare, Loro vogliono che tu pensi e desideri quello che Loro t’impongono di pensare e desiderare. Questa oggi è una Loro verità e tu oggi devi crederla vera. Domani ci sarà un’altra verità e tu domani devi credere che quella di ieri non lo sia stata. Menzogne nella Storia. Menzogne nella Politica. Menzogne nella cultura. Quei pochi disgraziati che consapevoli della situazione credono dignitoso denunciare con i pochi mezzi a disposizione ciò che avviene, trovano un nutrito fuoco di sbarramento nei tanti lacchè del Potere, che usano la tecnica del “rovesciamento dell’accusa”. Non sono Loro i criminali che stanno distruggendo noi stessi e il mondo. Non sono Loro che impongono Verità Assolute per Legge. Sei tu che in modo criminale tenti di interrompere ciò che Loro hanno deciso giusto che sia.
C’è da dire che questo programma concepito e realizzato da una ristretta, tenace, avida cerchia di eletti, unti dal Signore, aristocrazie finanziarie, elite di Popoli Eletti, ha trovato ottimo humus in una “specie animale” talmente imperfetta, da riuscire a pensare, senza comprendere, che un suicidio collettivo sia preferibile a una condizione di saggio riguardo nei confronti del sapere, e di ciò che la Natura ci ha dato in provvisoria concessione. Una Natura che appare ora assai seccata dall’arroganza, dalla presunzione e dall’imbecillità di questo nocivo virus chiamato “homo sapiens”.
Un “virus”, che un virus presto spazzerà via dalla faccia della Terra.
Per sempre!






lunedì 16 dicembre 2019

DISPERATE ILLUSIONI


Risultati immagini per SARDINE ROMA SAN GIOVANNI

Le persone non vogliono ascoltare la verità, perché non vogliono vedere le proprie illusioni distrutte.
“Ecce Homo” F. Nietzsche

Beati i poveri di spirito, poiché loro è il regno dei cieli.
Francesco d’Assisi

Ieri pomeriggio, visionando le foto che con evidente entusiasmo dei miei Compagni di Vita postavano su Facebook, ho provato d’improvviso una curiosa sensazione. Curiosa perché inattesa, comporta da più elementi come la partecipazione o lo stupore. Sono rimasto per qualche minuto con questo groviglio d’impressioni fluttuanti fra il cervello e il cuore, fino a quando un necessario bisogno d’ordine, ha ritenuto giusto fare ricorso a un’attenta valutazione.
L’analisi ha portato a delle conclusioni, che hanno evidenziato le solite contraddizioni e delle tracce che solo una “mente disturbata” può far germogliare. L’elemento scatenate è stata la manifestazione che si è svolta ieri vicino casa, a San Giovanni: quella delle Sardine per intenderci. La comparsa di questo Movimento delle Sardine non è per me elemento di sorpresa o di entusiasmo o di sconforto, poiché già prima della “defenestrazione” dell’oramai improduttivo Movimento del signor Beppe Grillo, ho ipotizzato, non a torto a quanto pare, che il Potere avrebbe senza dubbio partorito un “qualcos’altro” per condizionare, indirizzare, la fragile e malleabilissima coscienza politica e sociale della Folla. Quindi, non mi sono sorpreso che la piazza fosse piena, mi sono sorpreso che nella piazza fossero presenti anche individui forniti di un’indubbia preparazione e consapevolezza. Quali sono i pensieri e le analisi che queste persone di valore hanno elaborato per ritenere la “novità” un fattore di progresso e di crescita sociale, mi sono chiesto; ma soprattutto, che significato può avere l’inequivocabile e fuori luogo sfumata sensazione di “piacere”, che le foto dei miei Compagni di Vita continuavano a postare, unite a esclamazione di compiacimento e incanto, mi hanno suscitato.
Il senso di benessere non era dovuto a un mio trasporto verso l’evento in sé, non era scaturita dai contenuti l’emotività, bensì mi sono sentito partecipe del loro stato d'animo, felice della loro felicità, del loro saper ancora apprezzare, ancora cogliere la parte migliore di certe espressioni umane, che da sempre hanno costellato la Nostra Vita. Evidente che la sfacciata sensazione ha solide radici in una condizione spirituale a me non certo sconosciuta. Evidente che mi sono sorpreso di avvertirla. Evidente che fosse imputabile a un comprensibile transfert emotivo. Tuttavia, lo stato di “beatitudine” non è durato che un attimo, subito i soliti demoni sono arrivati a oscurare la scena, lasciando “Loro” a godere del momento, me a rimuginare inutilmente su pensieri più e più volte approfonditi, arrivati amaramente a una conclusione che non ha vie d’uscita. Credo del tutto inutile, ormai, il valutare se sia l’uno o gli altri custodi della visione corretta delle Cose, perché anche la presunta capacità d’aver afferrato l’interezza del vivere, non è più fattore che possa donare serenità: anche questo elemento cade inevitabilmente nell’abisso del discutibile. Sarebbe prova di grande imbecillità, oltre che di rinnovata arroganza e presunzione, riaffermare verità, dopo che un tribolato percorso ha generato il dubbio che non esiste la verità, quella verità in passato asserita con arroganza e presunzione. Cosa resta, quindi, dopo che nello spirito di un individuo pensante il dubbio ha spazzato via per sempre certezze e fedi ammantate di ragione? Resta un individuo che si tormenta sterilmente nell’incertezza, nel sospetto che nulla di ciò che appare sia vero, nulla reale, nulla buono o cattivo. È questa una patologia che non ha possibilità di cura. È piuttosto facile passare dalla fede al dubbio, è impossibile passare dal dubbio alla fede. E non si riesce neanche a valutare quanto in tutto questo ci sia l’individuo pensante consapevole, oppure frutto della patologia che lo consuma. Davanti a queste assurde angosce, che le persone sane giustamente emarginano, o sopportano, si riesce ad apprezzare con riconosciuto pathos, le emozioni “altrui”, che un tempo erano proprie e che ora non ci sono più.
La Storia e le Culture, sono piene di periodo di disperazione, collettiva e individuale. Nessuno, che io sappia, ha mai valutato a sufficienza questo importante elemento di condizionamento. La disperazione nasce avendo davanti agli occhi un mondo che va in frantumi, aggregandosi poi lento in un qualcosa che non si riconosce, e che non si stima. Il tuo mondo muore e un altro mondo a cui non appartieni nasce. La disperazione non colpisce solo chi osserva negativamente la Vita, colpisce anche chi osserva positivamente la Vita. Proteggersi con questi caldi rifugi della mente, come possono essere le illusioni, il vedere e il sentire il Bene intorno a sé, non può essere motivo di dileggio, tutt’altro, deve essere motivo di rispetto e di ammirazione per uno “stato di grazia” che ancora si riesce ad apprezzare negli Altri, nei Buoni che ami e che stimi: un’immagine oramai troppo lontana. L’ulteriore motivo di sconforto, è il percepire che sia chi soffre, sia chi gioisce ancora, non avrebbe motivo di essere soddisfatto di questi esiti, poiché “… il mondo viene messo in moto da qualcosa di totalmente diverso.”

lunedì 18 novembre 2019

Il trionfo della Volontà

Devo dire che la vicenda della signora Liliana Segre, ottantanove anni, senatrice a vita, testimone della Shoah Italiana, sopravvissuta all’Olocausto, internata ad Auschwitz/Birchenau, mi ha messo in seria apprensione. Così come mi ha sconcertato la storia delle duecento intolleranze che riceve ogni giorno, e del consequenziale, necessario rimedio di fornirla di un’adeguata scorta armata. Oltre al naturale raccapriccio nel verificare a quale livello d’inciviltà siano giunti i rapporti umani, e quanto può essere insensato un individuo che insulta e minaccia una signora anziana, mi ha confuso la precisa tempistica degli atti e una scioccante ignoranza riguardo alla Vita, alla Storia e alla Realtà; sommati a un certo smarrimento nel verificare come alcuni individui non riescano ad andare oltre le proprie ingannevoli sensazioni, oltre le loro istintive intolleranze, negando quell’adeguato riconoscimento, quel dovuto rispetto e considerazione a un Popolo che ha saputo, con ostinata volontà, ingegno e scaltrezza, superare le tante difficoltà incontrate nella Storia, a farsi largo con successo nella difficile lotta per la sopravvivenza.

Non sarebbe proprio stato nelle mie intenzioni tentare di sopperire a quelle che mi appaiono come delle elementari, inammissibili lacune, né mi sarei mai immaginato che un individuo comune come me potesse essere a conoscenza di fatti che gli altri sembrano ignorare, viste le reazioni. Dunque, questa semplice e parziale successione di personaggi piuttosto noti, pochi d’altronde, rispetto all’effettivo contributo che i tanti hanno reso al mondo, non ha l’intenzione di apparire come una documentazione atta a legittimare un’interpretazione soggettiva, quanto piuttosto vanno a fornire prova di una innegabile Realtà Oggettiva.

Mosè, nato in Egitto nel XIII secolo a.C.

Paolo di Tarso, nato a Tarso nel 5/10 d.C.

Karl Heinrich Marx, nato a Treviri il 5 maggio 1818.

Lenin, pseudonimo di Vladimir Il'ič Ul'janov, nato a Simbirsk il 22 aprile 1870 (da parte di Madre)

Lev Trotsky, pseudonimo di Lev Davidovic Bronstejn, nato a Janovka 8 novembre 1879

Sigismund Schlomo Freud, noto come Sigmund Freud, nato a Freiberg 6 maggio 1856.

Albert Einstein, nato a Ulma 14 marzo 1879.

Lo Stato d’Israele è stato proclamato da David Ben Gurion, il 14 maggio 1948.

Famiglia Rothschild, Famiglia Sassoon, Famiglia Warburg, Famiglia Kuhn, Famiglia Loeb, Famiglia Lazare, Famiglia Davison, Famiglia Rockefeller, Soros, Lehman Brothers, Jacob Henry Schiff , Goldman Sachs.

Qualora questa breve elencazioni di personaggi noti non fosse sufficiente a dimostrare che questo Popolo ha il diritto di comportarsi come si comporta e che ha il diritto, proprio per la sua superiore Volontà di Potenza, di essere rispettato e considerato, posso indicare che esso è costituito da 14.310.500 Creature sparse nel mondo, mentre tutti gli altri Popoli, complessivamente, sono composti da 7 miliardi 300 milioni di Creature sparse nel mondo: una minoranza che governa una maggioranza!

lunedì 4 novembre 2019

Suv e Tram

“C’è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l’unica salvezza…”

“C’è solo la strada” di Giorgio Gaber

Procedendo lungo il sentiero della vecchiaia sotto braccio a una mediocre saggezza, mi sono sempre più reso conto come sia necessario un certo modo d’esprimersi, per rendere efficace una comunicazione. Questo non comporta sempre una trasposizione in elementi miseri e incompleti ciò che si deve dire, quanto piuttosto una trasposizione in immagini minori, che siano però comparabili con le immagini maggiori che vorremmo trasmettere. Ossia, trasformare il grande in piccolo, il difficile in facile, il macro in micro. Faccio un esempio tanto per chiarire. Quando ci imbattiamo in situazioni di carattere economico finanziario, le operazioni delle banche e delle società finanziarie appaiono come manovre di una complessità tale da crearci uno stato d’animo prossimo al disprezzo di noi. Non capiamo. In realtà le cose non sono così complesse. Gli individui che agiscono in tali organizzazioni non fanno altro che rendere complessa una cosa semplice. Le ragioni sono molteplici e non è il caso qui di elencarle, basti dire che nel corso della storia dell’uomo, in molti si sono comportati così, in diversi campi, spesso al solo scopo di allontanare più persone dalla possibilità di capire. Quando una società finanziaria agisce su scala macroeconomica, basta ridurre l’operazione a una scala microeconomica. La società finanziaria non si comporta in modo diverso dallo strozzino che presta soldi a un piccolo esercizio commerciale in difficoltà, la banca presta solo soldi a un grande esercizio commerciale in difficoltà. Lo scopo è lo stesso. Lucrare profitto o arrivare alla condizione finale/ottimale, dove l’intero esercizio commerciale, o un intero Stato Sovrano, passa di proprietà.
Questa breve premessa solo per anticipare che la sensazione che tenterò di trasmettere, ho cercato di ridurla in rappresentazioni consuete, poiché avverto che non sono affatto adeguato a una trattazione più astratta, erudita, intellettuale, che per di più finirebbe per adulterare una realtà che è di carattere quotidiano, visibile a tutti, perché tutti sono provvisti di emozioni e di istinti.

Chi fa la scelta di spostarci in città con mezzi diversi, non solo incontra problemi diversi, ma entra in contatto con ambienti diversi e di conseguenza sviluppa consapevolezze diverse. Questo fa progredire una visione/valutazione della realtà che appartiene in modo legittimo all’individuo, ma che ha la caratteristica principale di includere o escludere dall’ambiente che lo circonda.
Personalmente da anni ho scelto di spostarmi con la rete dei trasporti urbani, i mezzi pubblici, con tutte le conseguenze che la scelta comporta. Forse sarà la senilità, o una certa maggiore sensibilità nell’osservare, nell’ascoltare, ma la sensazione principale è che dei malesseri sociali striscianti si manifestino ora in modi che possono sfuggire a chi è distratto, o disinteressato.
I mezzi pubblici della città in cui vivo, non possono essere classificati come efficienti o accettabili o dignitosi. Sono stati e sono oggetto di una metodica politica di rapina e commercio clientelare d’ogni specie. Questa autentica sporcizia, di conseguenza, non può che essere frequentata da individui che non possono proprio farne a meno, da chi non ha altri mezzi, o da individui che sono costretti per mancanza, addirittura, di sostentamento. Oggi gran parte di questa umanità è composta di non Italiani. Il loro numero è andato via via aumentando, così da generare negli oriundi un crescente stato d’animo che solo vivendolo in prima persona si ha la possibilità di percepirlo: occhiate ostili, digrignar di denti, frasi malevole; mormorii appena distinti, allusioni volgari, discussioni feroci per futili motivi.
Qualche giorno fa ero assorto nei miei pensieri, seduto su un vecchio tram, quando sono stato distratto da una situazione. Mi sono accorto, con inquietudine, che più della metà delle auto che procedevano a passo d’uomo lungo la strada parallela alla sede tranviaria, erano guidate da individui intenti a giocare con il loro “smartphone”, altri nello stesso tempo guidavano, giocavano e fumavano. Piuttosto turbato nell’osservare a quale grado si degenerazione sono giunti i comportamenti dell’homo sapiens urbano, il turbamento si è trasformato in un diverso stato d’animo quando il tram si è fermato, ha aperto le porte, proprio in prossimità di un incrocio. Il “fatto” è avvenuto in pochi istanti. Al semaforo era fermo un SUV, uno di queste macchine volgari e maleducate che percorrono le nostre strade; al volante c’era un signore che osservava il suo “smartphone” e rideva, mentre, illuminato sul lussuoso cruscotto, appariva un altro visore di non so che cosa. Finestrini chiusi. A prima vista estraneo a tutto quel che avveniva al di fuori del suo spazio vitale. Nello stesso istante è salito sul tram un signore dall’aspetto comune, senza nessuna nota distintiva, un uomo qualunque. Una volta sulla vettura ha intravisto tre individui seduti alla sua destra. Per puro caso ho osservato il suo viso e la sua inequivocabile smorfia di disprezzo, all’indirizzo dei soggetti non classificabili nella nostra stessa etnia. Stringendo i denti ha sibilato anche una frase che ho compreso, e che ben sintetizzava la considerazione che nutriva nei loro confronti. Quindi, mentre alla mia destra il signore nel SUV sorrideva e si trastullava, nel TRAM un altro non aveva altro modo di sfogare il suo disagio, la sua rabbia, che mormorare e corrodersi all’indirizzo che ha creduto più opportuno. Questo non è certo un caso isolato, ormai. È una delle tante reazioni quotidiane alla quale non facciamo più caso.
Non appena il tram è ripartito, non ho potuto fare a meno di valutare l’esperienza.  Non è stato difficile intravvedere nel micro ciò che avviene nel macro. Il signore del SUV era un classico archetipo: quello del “borghese” agiato, benestante, un po’ spocchioso a cui non interessa, o non valuta correttamente, l’emotività di chi gli sta attorno. L’altro, il signore sul TRAM è l’altro archetipo, quello del “proletariato” frustrato, sfruttato, che si sfoga su chi ritiene causa prima di tutte le sue disgrazie, invece che uno dei sintomi del Male. La sua reazione istintiva è frutto di un’emozione caratterizzata da ostilità, rabbia, da un accumulo di frustrazioni che non trovano sbocco nelle giuste direzioni. Un tipo di reazione provocata da uno stato di sofferenza, tipica degli individui oppressi e incapaci di veicolare nel modo corretto ed efficace il risentimento.
Alla stragrande maggioranza dei politici di questo stato d’animo non gliene importa niente: pensano che sia uno status così ben regolato e pianificato nei minimi particolari, da non destare preoccupazione alcuna. Tanti neanche lo avvertono, o lo catalogano come fattore secondario indotto; qualcuno lo percepisce, ne fa la sua forza distintiva di penetrazione fra le Folle, ma al di là di questo non emerge nulla, nelle sue dialettiche, che possano far intuire che abbia la soluzione a porta di mano, o che si crucci al pensiero della soluzione, poiché alle “sue spalle” non ha nessuna Idea di come si cura il Male. Fino a qualche anno fa, tanti anni fa, le classi sociali erano strutturate in modo tale da sviluppare mentalità armonizzate a delle rappresentanze politiche, a delle strutture partitiche. Questo portava a una certa visione del mondo e dei rapporti umani, una vaga chiarezza su diritti e doveri, generava una ragnatela di rapporti e strutture che aiutavano a capire e orientare i propri bisogni. Questo comportava che ogni individuo volenteroso poteva partecipare al gioco della vita, non sentirsi escluso, e magari trovarne giovamento. Ora questo tipo di dinamica è quasi scomparsa. Non ci sono più valide strutture d’intermediazione. Non ci sono più reti di rapporti che permettevano di sentirsi protagonisti di un processo sociale, la sensazione di essere ascoltati, magari anche confortati o corretti. In sostanza, l’individuo è sempre più solo e disperato. Tutto questo processo ha delle conseguenze. L’individuo si chiude in se stesso. Ciò comporta un’esasperazione delle proprie frustrazioni. Si arrabbia e non sa con chi sfogarsi, o lo fa su indirizzi sbagliati, percepiti come giusti.

Non c’è molto altro da dire.
È una gran brutta situazione quella che stiamo vivendo, perché ci sono solo due possibili vie d’uscita: la prima è la classica rivolta destabilizzante, che senza Idee finirebbe per creare problemi a chi già ne ha troppi; oppure, la seconda, peggiore, che vede una società immobile, narcotizzata, rassegnata, sconfitta prima di lottare, accettare tutto, patire tutto, magari reagendo solo digrignando i denti e mormorando sui tram.