Blog di MASSIMO PERINELLI, scrittore che proporre in lettura alcune sue opere letterarie; così come articoli di letteratura, politica, filosofia, testi che dovrebbero favorire un confronto sui diversi temi del vivere. Nulla di più che un estremo tentativo, nato da una residua fiducia nelle possibilità che hanno gli individui di comunicare. In fondo solo un "grido muto", segno di una dignitosa emarginazione.

mercoledì 29 gennaio 2020

TENACI FRAMMENTI



In riferimento alle ultime elezioni regionali, angosciato dalle mie contraddizioni, ho sperato fino all’ultimo istante che le analisi e le previsioni da me organizzate settimane fa, si fossero poi dimostrate del tutto sbagliate. Questi conflitti, non rari, consistono proprio nell’illudersi che le ipotesi formulate non avessero ragione d’esistere, poiché le osservazioni delle miserie sociali, politiche, economiche e morali, così come si presentano ai miei occhi, non corrispondevano alla realtà. Dall’altra parte, invece, un ego agonizzante, avrebbe ricavato una salutare boccata d’ossigeno dalla constatazione oggettiva che ogni cosa prevista si era poi perfettamente concretata. Alla prova dei fatti, comunque, davanti a una così rilevante evidenza, ancora non sono riuscito a metabolizzazione quello che è successo: e se da un lato si è felici di riuscire a fare analisi corrette, di mostrarsi consapevoli di come va la Vita, dall’altra c’è la sofferenza per aver di nuovo verificato che le illusioni, sebbene l’esperienza e la ragione le abbiano ben individuate e separate dal vero, è evidente che dei tenaci frammenti tuttora albergano in qualche angolo nascosto dell’animo.
Non ho nessun interesse per questo o quel candidato. Non ho nessun interesse per questo o quel partito o movimento. Non ho nessun interesse per le elezioni o per il sistema parlamentare rappresentativo. Non stimo i politici e non apprezzo la “democrazia”. Il mio pensiero è un puro riferimento alla dimostrata capacità di controllo delle folle da parte del Potere. Ho sperato che le dimostrazioni d’efficienza fornite dall’intero panorama sociale fossero dei falsi realizzati male, magari soltanto ambizioni, aspirazioni, semplici desideri che un Potere forte dei mezzi di comunicazione di massa, dei sistemi mass-mediatici, tentava di propinare a una massa di individui più o meno pensanti, coscienti e informati. Invece, ogni invenzione, ogni menzogna e ogni doppiezza sono state ritenute attendibili e veritiere. Quella falsa realtà che credevo essermi costruito da solo, quindi, è davvero la realtà che stiamo sconsolatamente vivendo.
La capacità di corruzione e di controllo è giunta ormai a livelli tali che l’accecamento d’ogni facoltà intellettiva, di conoscenza di sé, di capacità di scelta, di accertamento delle fonti, la soppressione del “libero arbitrio”, che s’immagina presente solo nei libri e nei film, è realtà consolidata ed efficiente. L’intero apparato di condizionamento, mirabilmente orchestrato da menti degne di stima, ha portato a una completa dipendenza, a una sorprendente capacità di muovere intere “pluralità”, spostandole a proprio piacimento dall’una all’altra esigenza del Potere. L’eccezionalità di questa condizione è che nessuno avverte più neanche il bisogno, l’esigenza di informarsi sui motivi reali che lo spingono ad agire. Non c’è una riflessione analitica delle varie circostanze, delle problematiche che una preferenza può causare, questi elementi non sono ritenuti importanti: come fosse un’autentica libera scelta, vanno, dove gli si ordina di andare. Si adoperano migliaia di ragazzini con un semplice appello alla difesa di un Mondo in crisi di riscaldamento globale. Si muovono migliaia di ragazzi per fermare l’ascesa elettorale dell’audace politico di turno. Si destinano fantasiose risorse economiche a chi è disposto a credere che delle semplici elemosine elettorali siano “giustizia sociale”. Eppure, non è questa dimostrazione di potenza che nella specifica situazione mi è apparsa spaventosa; capacità conosciuta che in fondo nasce, si concretizza ed evolve da un semplice condizionamento di tipo “economico”: la capacità di indirizzare consumi su prodotti specifici. Sorprendente è la capacità che il Potere ha dimostrato di saper dominare così in profondità le menti e i pensieri e i desideri, da riuscire a trasformare ogni falsità in verità. Se mi serve in un dato momento un Movimento per frenare una tendenza, o annientare un “comune sentire”, ecco bello e pronto il Movimento. Servono ventimila individui in Piazza, ecco i ventimila qui e là festanti. Servono voti, basta rifornirsi sul mercato libero. È necessario spostare politici dall’uno all’altra fazione, basta inventare dei conflitti con la propria coscienza.  Ossia, per Loro non è più sufficiente che tu acquisti quello che Loro ti dicono di acquistare, che vivi come Loro hanno deciso che tu viva, che tu dimostri in piazza quello che Loro ti dicono di dimostrare, che tu voti quello che Loro ti dicono di votare, Loro vogliono che tu pensi e desideri quello che Loro t’impongono di pensare e desiderare. Questa oggi è una Loro verità e tu oggi devi crederla vera. Domani ci sarà un’altra verità e tu domani devi credere che quella di ieri non lo sia stata. Menzogne nella Storia. Menzogne nella Politica. Menzogne nella cultura. Quei pochi disgraziati che consapevoli della situazione credono dignitoso denunciare con i pochi mezzi a disposizione ciò che avviene, trovano un nutrito fuoco di sbarramento nei tanti lacchè del Potere, che usano la tecnica del “rovesciamento dell’accusa”. Non sono Loro i criminali che stanno distruggendo noi stessi e il mondo. Non sono Loro che impongono Verità Assolute per Legge. Sei tu che in modo criminale tenti di interrompere ciò che Loro hanno deciso giusto che sia.
C’è da dire che questo programma concepito e realizzato da una ristretta, tenace, avida cerchia di eletti, unti dal Signore, aristocrazie finanziarie, elite di Popoli Eletti, ha trovato ottimo humus in una “specie animale” talmente imperfetta, da riuscire a pensare, senza comprendere, che un suicidio collettivo sia preferibile a una condizione di saggio riguardo nei confronti del sapere, e di ciò che la Natura ci ha dato in provvisoria concessione. Una Natura che appare ora assai seccata dall’arroganza, dalla presunzione e dall’imbecillità di questo nocivo virus chiamato “homo sapiens”.
Un “virus”, che un virus presto spazzerà via dalla faccia della Terra.
Per sempre!






lunedì 16 dicembre 2019

DISPERATE ILLUSIONI


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Le persone non vogliono ascoltare la verità, perché non vogliono vedere le proprie illusioni distrutte.
“Ecce Homo” F. Nietzsche

Beati i poveri di spirito, poiché loro è il regno dei cieli.
Francesco d’Assisi

Ieri pomeriggio, visionando le foto che con evidente entusiasmo dei miei Compagni di Vita postavano su Facebook, ho provato d’improvviso una curiosa sensazione. Curiosa perché inattesa, comporta da più elementi come la partecipazione o lo stupore. Sono rimasto per qualche minuto con questo groviglio d’impressioni fluttuanti fra il cervello e il cuore, fino a quando un necessario bisogno d’ordine, ha ritenuto giusto fare ricorso a un’attenta valutazione.
L’analisi ha portato a delle conclusioni, che hanno evidenziato le solite contraddizioni e delle tracce che solo una “mente disturbata” può far germogliare. L’elemento scatenate è stata la manifestazione che si è svolta ieri vicino casa, a San Giovanni: quella delle Sardine per intenderci. La comparsa di questo Movimento delle Sardine non è per me elemento di sorpresa o di entusiasmo o di sconforto, poiché già prima della “defenestrazione” dell’oramai improduttivo Movimento del signor Beppe Grillo, ho ipotizzato, non a torto a quanto pare, che il Potere avrebbe senza dubbio partorito un “qualcos’altro” per condizionare, indirizzare, la fragile e malleabilissima coscienza politica e sociale della Folla. Quindi, non mi sono sorpreso che la piazza fosse piena, mi sono sorpreso che nella piazza fossero presenti anche individui forniti di un’indubbia preparazione e consapevolezza. Quali sono i pensieri e le analisi che queste persone di valore hanno elaborato per ritenere la “novità” un fattore di progresso e di crescita sociale, mi sono chiesto; ma soprattutto, che significato può avere l’inequivocabile e fuori luogo sfumata sensazione di “piacere”, che le foto dei miei Compagni di Vita continuavano a postare, unite a esclamazione di compiacimento e incanto, mi hanno suscitato.
Il senso di benessere non era dovuto a un mio trasporto verso l’evento in sé, non era scaturita dai contenuti l’emotività, bensì mi sono sentito partecipe del loro stato d'animo, felice della loro felicità, del loro saper ancora apprezzare, ancora cogliere la parte migliore di certe espressioni umane, che da sempre hanno costellato la Nostra Vita. Evidente che la sfacciata sensazione ha solide radici in una condizione spirituale a me non certo sconosciuta. Evidente che mi sono sorpreso di avvertirla. Evidente che fosse imputabile a un comprensibile transfert emotivo. Tuttavia, lo stato di “beatitudine” non è durato che un attimo, subito i soliti demoni sono arrivati a oscurare la scena, lasciando “Loro” a godere del momento, me a rimuginare inutilmente su pensieri più e più volte approfonditi, arrivati amaramente a una conclusione che non ha vie d’uscita. Credo del tutto inutile, ormai, il valutare se sia l’uno o gli altri custodi della visione corretta delle Cose, perché anche la presunta capacità d’aver afferrato l’interezza del vivere, non è più fattore che possa donare serenità: anche questo elemento cade inevitabilmente nell’abisso del discutibile. Sarebbe prova di grande imbecillità, oltre che di rinnovata arroganza e presunzione, riaffermare verità, dopo che un tribolato percorso ha generato il dubbio che non esiste la verità, quella verità in passato asserita con arroganza e presunzione. Cosa resta, quindi, dopo che nello spirito di un individuo pensante il dubbio ha spazzato via per sempre certezze e fedi ammantate di ragione? Resta un individuo che si tormenta sterilmente nell’incertezza, nel sospetto che nulla di ciò che appare sia vero, nulla reale, nulla buono o cattivo. È questa una patologia che non ha possibilità di cura. È piuttosto facile passare dalla fede al dubbio, è impossibile passare dal dubbio alla fede. E non si riesce neanche a valutare quanto in tutto questo ci sia l’individuo pensante consapevole, oppure frutto della patologia che lo consuma. Davanti a queste assurde angosce, che le persone sane giustamente emarginano, o sopportano, si riesce ad apprezzare con riconosciuto pathos, le emozioni “altrui”, che un tempo erano proprie e che ora non ci sono più.
La Storia e le Culture, sono piene di periodo di disperazione, collettiva e individuale. Nessuno, che io sappia, ha mai valutato a sufficienza questo importante elemento di condizionamento. La disperazione nasce avendo davanti agli occhi un mondo che va in frantumi, aggregandosi poi lento in un qualcosa che non si riconosce, e che non si stima. Il tuo mondo muore e un altro mondo a cui non appartieni nasce. La disperazione non colpisce solo chi osserva negativamente la Vita, colpisce anche chi osserva positivamente la Vita. Proteggersi con questi caldi rifugi della mente, come possono essere le illusioni, il vedere e il sentire il Bene intorno a sé, non può essere motivo di dileggio, tutt’altro, deve essere motivo di rispetto e di ammirazione per uno “stato di grazia” che ancora si riesce ad apprezzare negli Altri, nei Buoni che ami e che stimi: un’immagine oramai troppo lontana. L’ulteriore motivo di sconforto, è il percepire che sia chi soffre, sia chi gioisce ancora, non avrebbe motivo di essere soddisfatto di questi esiti, poiché “… il mondo viene messo in moto da qualcosa di totalmente diverso.”

lunedì 18 novembre 2019

Il trionfo della Volontà

Devo dire che la vicenda della signora Liliana Segre, ottantanove anni, senatrice a vita, testimone della Shoah Italiana, sopravvissuta all’Olocausto, internata ad Auschwitz/Birchenau, mi ha messo in seria apprensione. Così come mi ha sconcertato la storia delle duecento intolleranze che riceve ogni giorno, e del consequenziale, necessario rimedio di fornirla di un’adeguata scorta armata. Oltre al naturale raccapriccio nel verificare a quale livello d’inciviltà siano giunti i rapporti umani, e quanto può essere insensato un individuo che insulta e minaccia una signora anziana, mi ha confuso la precisa tempistica degli atti e una scioccante ignoranza riguardo alla Vita, alla Storia e alla Realtà; sommati a un certo smarrimento nel verificare come alcuni individui non riescano ad andare oltre le proprie ingannevoli sensazioni, oltre le loro istintive intolleranze, negando quell’adeguato riconoscimento, quel dovuto rispetto e considerazione a un Popolo che ha saputo, con ostinata volontà, ingegno e scaltrezza, superare le tante difficoltà incontrate nella Storia, a farsi largo con successo nella difficile lotta per la sopravvivenza.

Non sarebbe proprio stato nelle mie intenzioni tentare di sopperire a quelle che mi appaiono come delle elementari, inammissibili lacune, né mi sarei mai immaginato che un individuo comune come me potesse essere a conoscenza di fatti che gli altri sembrano ignorare, viste le reazioni. Dunque, questa semplice e parziale successione di personaggi piuttosto noti, pochi d’altronde, rispetto all’effettivo contributo che i tanti hanno reso al mondo, non ha l’intenzione di apparire come una documentazione atta a legittimare un’interpretazione soggettiva, quanto piuttosto vanno a fornire prova di una innegabile Realtà Oggettiva.

Mosè, nato in Egitto nel XIII secolo a.C.

Paolo di Tarso, nato a Tarso nel 5/10 d.C.

Karl Heinrich Marx, nato a Treviri il 5 maggio 1818.

Lenin, pseudonimo di Vladimir Il'ič Ul'janov, nato a Simbirsk il 22 aprile 1870 (da parte di Madre)

Lev Trotsky, pseudonimo di Lev Davidovic Bronstejn, nato a Janovka 8 novembre 1879

Sigismund Schlomo Freud, noto come Sigmund Freud, nato a Freiberg 6 maggio 1856.

Albert Einstein, nato a Ulma 14 marzo 1879.

Lo Stato d’Israele è stato proclamato da David Ben Gurion, il 14 maggio 1948.

Famiglia Rothschild, Famiglia Sassoon, Famiglia Warburg, Famiglia Kuhn, Famiglia Loeb, Famiglia Lazare, Famiglia Davison, Famiglia Rockefeller, Soros, Lehman Brothers, Jacob Henry Schiff , Goldman Sachs.

Qualora questa breve elencazioni di personaggi noti non fosse sufficiente a dimostrare che questo Popolo ha il diritto di comportarsi come si comporta e che ha il diritto, proprio per la sua superiore Volontà di Potenza, di essere rispettato e considerato, posso indicare che esso è costituito da 14.310.500 Creature sparse nel mondo, mentre tutti gli altri Popoli, complessivamente, sono composti da 7 miliardi 300 milioni di Creature sparse nel mondo: una minoranza che governa una maggioranza!

lunedì 4 novembre 2019

Suv e Tram

“C’è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l’unica salvezza…”

“C’è solo la strada” di Giorgio Gaber

Procedendo lungo il sentiero della vecchiaia sotto braccio a una mediocre saggezza, mi sono sempre più reso conto come sia necessario un certo modo d’esprimersi, per rendere efficace una comunicazione. Questo non comporta sempre una trasposizione in elementi miseri e incompleti ciò che si deve dire, quanto piuttosto una trasposizione in immagini minori, che siano però comparabili con le immagini maggiori che vorremmo trasmettere. Ossia, trasformare il grande in piccolo, il difficile in facile, il macro in micro. Faccio un esempio tanto per chiarire. Quando ci imbattiamo in situazioni di carattere economico finanziario, le operazioni delle banche e delle società finanziarie appaiono come manovre di una complessità tale da crearci uno stato d’animo prossimo al disprezzo di noi. Non capiamo. In realtà le cose non sono così complesse. Gli individui che agiscono in tali organizzazioni non fanno altro che rendere complessa una cosa semplice. Le ragioni sono molteplici e non è il caso qui di elencarle, basti dire che nel corso della storia dell’uomo, in molti si sono comportati così, in diversi campi, spesso al solo scopo di allontanare più persone dalla possibilità di capire. Quando una società finanziaria agisce su scala macroeconomica, basta ridurre l’operazione a una scala microeconomica. La società finanziaria non si comporta in modo diverso dallo strozzino che presta soldi a un piccolo esercizio commerciale in difficoltà, la banca presta solo soldi a un grande esercizio commerciale in difficoltà. Lo scopo è lo stesso. Lucrare profitto o arrivare alla condizione finale/ottimale, dove l’intero esercizio commerciale, o un intero Stato Sovrano, passa di proprietà.
Questa breve premessa solo per anticipare che la sensazione che tenterò di trasmettere, ho cercato di ridurla in rappresentazioni consuete, poiché avverto che non sono affatto adeguato a una trattazione più astratta, erudita, intellettuale, che per di più finirebbe per adulterare una realtà che è di carattere quotidiano, visibile a tutti, perché tutti sono provvisti di emozioni e di istinti.

Chi fa la scelta di spostarci in città con mezzi diversi, non solo incontra problemi diversi, ma entra in contatto con ambienti diversi e di conseguenza sviluppa consapevolezze diverse. Questo fa progredire una visione/valutazione della realtà che appartiene in modo legittimo all’individuo, ma che ha la caratteristica principale di includere o escludere dall’ambiente che lo circonda.
Personalmente da anni ho scelto di spostarmi con la rete dei trasporti urbani, i mezzi pubblici, con tutte le conseguenze che la scelta comporta. Forse sarà la senilità, o una certa maggiore sensibilità nell’osservare, nell’ascoltare, ma la sensazione principale è che dei malesseri sociali striscianti si manifestino ora in modi che possono sfuggire a chi è distratto, o disinteressato.
I mezzi pubblici della città in cui vivo, non possono essere classificati come efficienti o accettabili o dignitosi. Sono stati e sono oggetto di una metodica politica di rapina e commercio clientelare d’ogni specie. Questa autentica sporcizia, di conseguenza, non può che essere frequentata da individui che non possono proprio farne a meno, da chi non ha altri mezzi, o da individui che sono costretti per mancanza, addirittura, di sostentamento. Oggi gran parte di questa umanità è composta di non Italiani. Il loro numero è andato via via aumentando, così da generare negli oriundi un crescente stato d’animo che solo vivendolo in prima persona si ha la possibilità di percepirlo: occhiate ostili, digrignar di denti, frasi malevole; mormorii appena distinti, allusioni volgari, discussioni feroci per futili motivi.
Qualche giorno fa ero assorto nei miei pensieri, seduto su un vecchio tram, quando sono stato distratto da una situazione. Mi sono accorto, con inquietudine, che più della metà delle auto che procedevano a passo d’uomo lungo la strada parallela alla sede tranviaria, erano guidate da individui intenti a giocare con il loro “smartphone”, altri nello stesso tempo guidavano, giocavano e fumavano. Piuttosto turbato nell’osservare a quale grado si degenerazione sono giunti i comportamenti dell’homo sapiens urbano, il turbamento si è trasformato in un diverso stato d’animo quando il tram si è fermato, ha aperto le porte, proprio in prossimità di un incrocio. Il “fatto” è avvenuto in pochi istanti. Al semaforo era fermo un SUV, uno di queste macchine volgari e maleducate che percorrono le nostre strade; al volante c’era un signore che osservava il suo “smartphone” e rideva, mentre, illuminato sul lussuoso cruscotto, appariva un altro visore di non so che cosa. Finestrini chiusi. A prima vista estraneo a tutto quel che avveniva al di fuori del suo spazio vitale. Nello stesso istante è salito sul tram un signore dall’aspetto comune, senza nessuna nota distintiva, un uomo qualunque. Una volta sulla vettura ha intravisto tre individui seduti alla sua destra. Per puro caso ho osservato il suo viso e la sua inequivocabile smorfia di disprezzo, all’indirizzo dei soggetti non classificabili nella nostra stessa etnia. Stringendo i denti ha sibilato anche una frase che ho compreso, e che ben sintetizzava la considerazione che nutriva nei loro confronti. Quindi, mentre alla mia destra il signore nel SUV sorrideva e si trastullava, nel TRAM un altro non aveva altro modo di sfogare il suo disagio, la sua rabbia, che mormorare e corrodersi all’indirizzo che ha creduto più opportuno. Questo non è certo un caso isolato, ormai. È una delle tante reazioni quotidiane alla quale non facciamo più caso.
Non appena il tram è ripartito, non ho potuto fare a meno di valutare l’esperienza.  Non è stato difficile intravvedere nel micro ciò che avviene nel macro. Il signore del SUV era un classico archetipo: quello del “borghese” agiato, benestante, un po’ spocchioso a cui non interessa, o non valuta correttamente, l’emotività di chi gli sta attorno. L’altro, il signore sul TRAM è l’altro archetipo, quello del “proletariato” frustrato, sfruttato, che si sfoga su chi ritiene causa prima di tutte le sue disgrazie, invece che uno dei sintomi del Male. La sua reazione istintiva è frutto di un’emozione caratterizzata da ostilità, rabbia, da un accumulo di frustrazioni che non trovano sbocco nelle giuste direzioni. Un tipo di reazione provocata da uno stato di sofferenza, tipica degli individui oppressi e incapaci di veicolare nel modo corretto ed efficace il risentimento.
Alla stragrande maggioranza dei politici di questo stato d’animo non gliene importa niente: pensano che sia uno status così ben regolato e pianificato nei minimi particolari, da non destare preoccupazione alcuna. Tanti neanche lo avvertono, o lo catalogano come fattore secondario indotto; qualcuno lo percepisce, ne fa la sua forza distintiva di penetrazione fra le Folle, ma al di là di questo non emerge nulla, nelle sue dialettiche, che possano far intuire che abbia la soluzione a porta di mano, o che si crucci al pensiero della soluzione, poiché alle “sue spalle” non ha nessuna Idea di come si cura il Male. Fino a qualche anno fa, tanti anni fa, le classi sociali erano strutturate in modo tale da sviluppare mentalità armonizzate a delle rappresentanze politiche, a delle strutture partitiche. Questo portava a una certa visione del mondo e dei rapporti umani, una vaga chiarezza su diritti e doveri, generava una ragnatela di rapporti e strutture che aiutavano a capire e orientare i propri bisogni. Questo comportava che ogni individuo volenteroso poteva partecipare al gioco della vita, non sentirsi escluso, e magari trovarne giovamento. Ora questo tipo di dinamica è quasi scomparsa. Non ci sono più valide strutture d’intermediazione. Non ci sono più reti di rapporti che permettevano di sentirsi protagonisti di un processo sociale, la sensazione di essere ascoltati, magari anche confortati o corretti. In sostanza, l’individuo è sempre più solo e disperato. Tutto questo processo ha delle conseguenze. L’individuo si chiude in se stesso. Ciò comporta un’esasperazione delle proprie frustrazioni. Si arrabbia e non sa con chi sfogarsi, o lo fa su indirizzi sbagliati, percepiti come giusti.

Non c’è molto altro da dire.
È una gran brutta situazione quella che stiamo vivendo, perché ci sono solo due possibili vie d’uscita: la prima è la classica rivolta destabilizzante, che senza Idee finirebbe per creare problemi a chi già ne ha troppi; oppure, la seconda, peggiore, che vede una società immobile, narcotizzata, rassegnata, sconfitta prima di lottare, accettare tutto, patire tutto, magari reagendo solo digrignando i denti e mormorando sui tram.
  

domenica 27 ottobre 2019

TOPO GIGIO, LA BREXIT, LA GRAN BRETAGNA E L’UNIONE EUROPEA


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Quello che succede da qualche tempo in Europa, sembra che sia validamente analizzato e commentato da tutti i punti di vista, generando la diffusa sensazione che ogni aspetto delle problematiche non presenti lati oscuri. Prendiamo la Gran Bretagna, e le difficoltà che incontra nella soluzione della Brexit. Amministratori pubblici e privati, politici, economisti, giornalisti e anche gente comune cercano di individuare le ragioni che spingono i politici Britannici e i burocrati Europei a spendersi, macerarsi in trattative, leggi ad hoc, riunioni, stesura di documenti, tranelli, tradimenti, menzogne e tutto ciò, per il semplice fatto che un popolo ha preso atto che non ci sono più le condizioni per continuare insieme un particolare sentiero. La vicenda sembra avere sfumature angoscianti. Come mai non si riesce a trovare uno straccio di soluzione confortevole a entrambe le parti? Dopo due anni dal pronunciamento referendario. Qualcosa fa supporre che le problematiche cui sono alle prese le varie personalità, siano di una gravità e complessità tali, da richiedere tanto tempo e tanto lavoro.
Questa è l’immagine diffusa e stimata.
La presunta complessità delle questioni, fa ritenete che ci siano individui e personalità di tale spessore, alla ricerca di possibili soluzioni, da confidare in un’assoluta adeguatezza. Ma qui ci troviamo di fronte a delle contraddizioni. Le ipotesi possono essere diverse: o le questioni sono complesse e gli attori adeguati; questioni non complesse e attori non adeguati; questioni non complesse e attori adeguati; questioni complesse e attori non adeguati, oppure, è assai probabile, che ci troviamo di fronte a dei personaggi idonei, ma non a svolgere il ruolo che a noi appare, ma a svolgere un ruolo che a noi deve apparire.
Topo Gigio! Chi ha la mia età conosce bene questo personaggio, nato dalla fantasia di una signora chiamata Maria Perego. Per dar vita a questo personaggio di stoffa, erano necessarie due persone vestite di nero su un fondo nero che lo muovevano e una voce fuori scena. Questo ingegnoso stratagemma, concedeva l’illusione che il “Topo” fosse vivo.
Ora direte, ma che cosa c’entra Topo Gigio con la Brexit, la GB e la UE?
È presto detto.
Per rimanere nell’abito del nostro continente, le democrazie in cui siamo vissuti, con discutibili risultati fino a ora, i Nostri Padri le hanno ideate e costruite convinti che la loro applicazione pratica non potesse che donare ai popoli quell’appagante persuasione di partecipare a un qualcosa di nobile, funzionale ai diritti, ai doveri e alle attese. Questo in parte è avvenuto, tuttavia il tempo è passato, e le esigenze di allora non sono più le esigenze di oggi. Così come le situazioni sociali, economiche e politiche non sono più le stesse. Quelle istituzioni, valide allora, hanno perso gran parte delle iniziali prerogative. Se prima era necessario avere una “classe politica” che fosse organo di trasmissione fra popolazione ed enti di governo preposti alle funzioni burocratiche direttive, ora questi personaggi delegati dalle diverse categorie di cittadini, alla luce delle nuove possibilità di rapporti stabilitisi fra popolo e burocrazia, non servono più. Sono forme residuali ottocentesche di rappresentatività nazionale, regionale e comunale, che per forza di cose il Potere ha dovuto trasformare e riciclare in nuove funzioni, al momento necessarie. Come ho avuto già modo di dire, i signori che compongono il corpo politico, in realtà non sono affatto dei politici, ma più precisamente degli strani ibridi composti più che altro da individui mediocri, guitti da palcoscenico, chiacchieroni, malviventi, truffatori, ciarlatani, inattivi senza arte né parte. Sono individui consacrati alla corruzione che non disdegnano di seguire questo e quel padrone al solo scopo di trarne profitto e soddisfare il proprio ego. Svolgono il ruolo con più o meno successo. Sono più prossimi al mondo dello spettacolo che al mondo politico. La loro immagine fuori tema non stupisce più nessuno, come non stupisce più nessuno l’evidenza che dei “politici” agiscano e si comportino da “pupazzi”. Oramai la loro funzione è talmente snaturata dal ruolo originario che nessun individuo consapevole penserebbe mai che siano dotati di responsabilità e autorità consone alle loro funzioni.
Qui entra in gioco, dunque, la figura di Topo Gigio. Lui è l’archetipo del personaggio politico odierno. Un simpatico pupazzo che prende vita dalle abili mani della sua creatrice. Dei simpatici pupazzi che prendono vita dalle abili mani dei loro creatori. In realtà, nel particolare caso della Brexit, le decisioni che si dovevano prendere sono già state prese da tempo, da altri, dal Potere vero, quello che non appare e non parla. Non ci sono contrasti, non ci sono problemi irrisolvibili, non c’è nessun tipo di lotte intestine o resistenze contrarie. L’immagine che i pupazzi/politici devono divulgare, è quella di un timor panico diffuso che tutto sia difficile e complicato, una paura che tutto possa deflagrare in un caos distruttivo, se un membro della UE avesse l’intenzione di uscire dall’impero. I pupazzi devono diffondere paure false ma paure efficaci, prima fra tutti il dogma che non c’è nessuna via d’uscita, nessuna alternativa ai malvagi ordinamenti. Opere vincolanti e irreversibili. Questo è il solo mondo possibile.
È naturale che non sia così, ma gli individui, i popoli, le sconfinate masse di schiavi questo devono credere.
L’esempio in riferimento al problema della Brexit, è un’immagine che ha il solo scopo di indicare come avvengono i rapporti tra le parti che compongono un corpo sociale. Tale modello è un modello di riferimento. Tale da poterlo adattare a qualsiasi situazione sociale, politica ed economica.

Vie d’uscita da tale disgraziato epilogo non ce ne sono. L’unica forma di possibile liberazione da questa accelerata riduzione delle masse a forme larvali di vita, sarebbe una primaria presa di coscienza da parte di ampi strati di popolazione che “questa” è la situazione reale, “questo” è lo stato delle cose. Disgrazia vuole che la narcosi, se non addirittura lo stato di coma profondo, la corruzione che lega degli intelletti al denaro, oramai domina incontrastata ovunque, rendendo certamente inutili e solitarie anche le ultime grida.
Oppure? Centomila Uomini. Perfettamente consapevoli delle condizioni che stiamo vivendo. Capaci di combattere, con tutti mezzi a disposizione, ovunque, al di là del bene e del male.   

martedì 23 luglio 2019

RIFLESSIONI SUL CREDERE E SUL DUBITARE





Queste riflessioni nascono da un errore in cui qualsiasi individuo può incorrere nel corso della vita. Un errore che potrei definire di carattere “tecnico comunicativo”: il ritenere che un modo di discutere possa esser valido per ogni sistema di scambio dialettico. In realtà non è così. Ogni tecnologia che viene in aiuto, a maggior ragione una “recente”, necessità di una specifica conoscenza e poi di una pratica che eviti pessime figure ed equivoci.
Cercando di dialogare su Facebook, un Amico mi ha fatto presente, rimproverandomi garbatamente, dopo miei svariati svarioni, che le opinioni e le posizioni che da qualche tempo andavo esprimendo non erano degne di considerazione, poiché lasciavano intravedere archetipi odiosi: “Fascista, qualunquista, omofono, razzista”. A suo dire questo avvaloravano l’idea di una mia presa di posizione politica e sociale diversa dal solito. Il biasimo era pervaso, comunque, da un affetto derivato da una lunga amicizia, solida e fruttuosa. Queste verifiche sono auspicabili e gradite, senza di esse tutto il nostro agire si ridurrebbe a uno sterile soliloquio. Dopo questa critica, che ha avuto bisogno di un certo tempo di decantazione per essere metabolizzata e interpretata correttamente, il tutto si sarebbe potuto ridurre a una semplice presa d’atto dell’errore, cui avrei posto riparo al più presto. Una mente sana avrebbe agito così, ma una mente disturbata non agisce come una mente sana, infatti, dopo, è stato tutto un agitarsi di riflessioni. Chiaro che non era quello il modo di presentare le problematiche. Chiaro che ho offerto di me un’immagine non corretta. Restava tuttavia che le “opinioni a Lui odiose” sono elementi reali di un diverso e sempre più diffuso modo di interpretare i rapporti umani e la vita. Accanto a questa semplice evidenza, nelle sue parole e nella sua posizione c’era però un qualcosa di più che mi ha fatto pensare a una “mancanza”. Forse, un latente atteggiamento di chiusura preconcetta nei confronti di idee e soluzioni diverse dal nostro modo di giudicare il mondo. Le “offese” da Lui elencate, in realtà, fanno parte da qualche tempo del carente bagaglio di vocaboli usati dai politici, che non avendo la minima possibilità di confrontarsi su delle politiche concrete di carattere generale, ricorrono a queste elementari “ingiurie”. La Folla le ripete, il più delle volte senza avere la minima idea di cosa sta ripetendo. Sono mode che si ripresentano con carattere non proprio costante, in base alle necessità. Oggi si dice sei un Fascista, fino a qualche anno fa andava di moda dire che sei un Comunista. La dinamica ha una particolare somiglianza con quelle tipologie di scontri verbali fra tifosi di squadre di calcio. C’è assai poco di diverso. Quindi, dopo aver giustamente rilevato il mio errore, il mio Amico ha avvertito il bisogno di concludere con una legittima affermazione di diversità, il suo modo di intendere la società, e infine l’umanissimo desiderio senile di chi ha vissuto la vita e non sente più il bisogno di confrontarsi. Questa affermazione del “sé” è la preziosa risorsa di chi crede fermamente nelle proprie capacità e convinzioni; però, è anche l’ultima risorsa di chi comprende che non c’è nessun’altra via d’uscita al problema irrisolvibile della verità. Da qui, l’evidenza che fra i due individui ci fosse una condizione umana che li fa apparire come contraddittori dialoganti che stanno attingendo le loro asserzioni da due pozzi diversi.

Agostino da Ippona, il sant’Agostino dei cattolici, nei suoi scritti pervasi da beato delirio mistico, parla di un presunto stato di “grazia”, cui dio in persona fa misteriosamente dono ad alcuni fortunati esseri umani. Non spiega il motivo di quest’atto divino, facendo ricorso alla voce “verità di fede”, una voce che ricorre spesso quando non si riesce a dare una spiegazione plausibile a certi ingegnosi misteri. Questo stato di grazia esiste e sembra si manifesti fra gli umani in diversi modi, generando però la medesima sensazione di serenità, il sospetto di essere dei privilegiati: chi conosce l’Amore e lo vive dando così un significato alla propria vita, per esempio, chi crede in dio e nell’immortalità, o chi crede che la vita abbia un senso. Sono in molti a ricorrere a questa affermazione dell’Io, spesso mettendola astutamente in coda, così da non consentire più una prosecuzione del discorso. Questo tipo di atteggiamento è “classico”, per esempio, dei cattolici: quando la discussione arriva a temi contraddittori o ambigui o difficoltosi, loro sorridono e affermano sicuri: “Ma io ci credo!” Mi è sembrato subito palese che qui non ero di fronte a questo tipo di individuo, quindi c’era qualcos'altro da scoprire. C’è da dire che Lui non è il solo portatore sano di questa certezza. Conosco tante persone che difendono i loro Valori in questo modo, e su questa solidità fondano un privato metro di giudizio. Sapere bene da sempre, da quando si è piccoli a quando si è grandi, quali sono i propri punti di riferimento, è un esempio di quella grazia Agostiniana cui accennavo prima?
E questa coerente immutabilità, è segno inequivocabile di un dono trascendentale?
Il buon Agostino da Ippona ha anche teorizzato un altro concetto, che è quello della “predestinazione”. Senza farla troppo lunga, in  estrema sintesi, vuol dire che dio, sapendo già ogni cosa di tutti e di tutto, sa bene quali sono le creature che si possono salvare e quelle che non hanno nessuna speranza. Inferno e paradiso. È ipotesi quindi plausibile che i soggetti che fanno ricorso alla perfetta conoscenza di sé, siano individui predestinati alla salvezza, mentre gli altri, che da un punto in avanti della loro vita, su certi aspetti non fanno che rotolarsi come indemoniati fra dubbi e perplessità, siano gli esclusi: predestinati al tormento eterno.
Questo illustrato sommariamente è solo un aspetto della riflessione, potremmo dire “l’aspetto spirituale”, l’altro, “l’aspetto materiale”, non si può dire che sia di minore importanza.
Spirito e materia.
Filosofia, come si sa, significa amore per la conoscenza. Uno dei suoi aspetti dominanti è la ricerca di quella verità, che sembra sfuggire un po’ a tutti gli studiosi. Se la filosofia è ricerca della verità, quando un individuo dice di cercarla ci troviamo di fronte a un uomo di buon senso, quando lo stesso afferma di averla trovata il buon senso sfuma, e da quel momento in poi le sue riflessioni non sono più di carattere filosofico, ma sono qualcos'altro: sono teologia. I grandi del passato, che hanno trascorso la loro vita a riflettere su importanti temi, almeno i migliori, se ne sono guardati bene dall'affermare di aver raggiunto la verità. Più modestamente hanno cercato di far intendere al mondo che la loro ricerca fosse più un contributo alla verità. Questa semplice consapevolezza ha fatto si che consegnassero alla storia delle cose giuste, ma anche tante sciocchezze, Quindi, la trasformazione di un semplice pensiero soggettivo e umanamente passibile d’errore, in una verità assoluta e oggettiva è un evidente arbitrio. Karl Marx non era Marxista. Charles Darwin non era Darwinista. Chi li ha trasformati in dogmi teologici ha fatto indossare a delle semplici tesi la camicia di forza della Verità. All'opposto, Zarathustra era Persiano, Mosè era Ebreo. Paolo di Tarso era Cristiano. Thomas Muntzer e Lenin erano Comunisti, corretto definirli come teologia religiosa e politica, poiché non c’è nulla che possa far credere che nel loro pensiero ci fosse qualcosa che possa assomigliare a un dubbio. La storia è colma di individui, episodi, convinzioni filosofiche e politiche che hanno influenzato e influenzano ancora il loro tempo, fidando di essere nel giusto: le insidiose teologie orientali diffuse in occidente tramite la religione ebraica; le ingenue convinzioni degli Illuministi; la persuasione di riuscire a spiegare la complessità dell’uomo, della società, e delle dinamiche storiche tramite metodi scientifici, sistemi d’analisi della società elaborati in un secolo, il XIX, fanatico d’evoluzionismo e positivismo. Credute vere e poi molte superate da altre verità.

Tutto questo dissertare si può ridurre, nel quotidiano, in uno stato di quiete, da una parte, e in una affannosa ricerca di un qualcosa che si sente d’aver perduto, dall’altra.
Al di là di quale siano davvero le cause.

Il sé, l’individuale credere un’azione giusta o sbagliata, buona o cattiva, non è fattore inequivocabile di una correttezza delle percezioni e delle analisi. Potrebbero non esistere affatto il buono e il cattivo, il giusto e l’ingiusto. Molte persone oggi pensano che ammazzare moglie e figli buttandoli dalla finestra sia segno di una consapevolezza della mostruosità della vita a cui siamo ridotti, che altri non hanno. Credere che un Sistema sia migliore di un altro, perché a noi c’è più consono ai sensi, non è segno che questo Sistema sia corretto. Credere che la nostra Idea sia giusta perché ci appartiene da sempre, non è segno che l’Idea sia corretta. Credere che la realtà che percepiscono i nostri occhi sia la Realtà, non è segno che quella realtà sia vera. Spesso ricorrere al sé è un efficace espediente per evitare di approfondire cose che ci sono istintivamente odiose, per cultura ricevuta odiose, per appartenenza politica odiose, per carattere odiose: avvolgiamo di oggettività cose che appartengono alla sfera della soggettività, dell’individualità, della personalità: la grande problematica poco affrontata dell’imprinting formativo. La grande problematica poco affrontata delle “fonti” dove attingiamo le nostre convinzioni. La quasi totale impossibilità che gli individui possano emanciparsi in modo costruttivo dal loro stato di soggezione nei confronti di Madri, Padri, Maestri, Ideologie, così da non riuscire mai a scoprire se stessi e le proprie Idee.

Un’opera può esser giudicata vera da un individuo e falsa da un altro; ma una stessa opera non può essere vera e falsa nello stesso tempo. Quindi, tutto può essere vero e tutto può essere falso.
Resta a questo punto solo la nostra personale discutibile interpretazione.
Come facciamo a esser certi che le cose che sono un bene per noi siano un bene anche per gli altri?
Qui si potrebbe far ricorso al discorso della “democrazia” e del “totalitarismo”, della “maggioranza” e della “minoranza”, ma è un aspetto lungo e complesso che eviterei, poiché non ha ragion d’esistere fra queste righe, che hanno il solo scopo di mettere in risalto due modi diversi di essere individui pensati. Chi è caduto nella dannazione del “dubbio” non è mai più riuscito, se non in casi eccezionali, a riafferrare quell’ancora di salvataggio dal nulla che è la fede in qualcosa, fede in una qualsiasi cosa, perché comunque di fede si tratta: il sé, l’idea politica, l’idea filosofica, l’idea storica, l’idea economica, l’idea sociale. Si rimane sospesi fra un passato fatto di certezze, un presente caotico e un futuro che non si riesce neanche a distinguere. Tutto si trasforma in potenziale menzogna, nel passato e nel presente, perché tutto è stato visto ed è visto da occhi che non sono i tuoi, riferito da menti che hanno solo interpretato la realtà.
È l’altra faccia della medaglia, all'individuo sostenuto dalle proprie certezze, si contrappose l’individuo senza più punti di riferimento, perfino senza più nessuna certezza sensoriale. Questo pover'uomo non può, a questo punto, che affidarsi a ciò che, per fortuna sua gli rimane: l’Amore, che tanti disperati ha salvato, e in mancanza tanti disperati ha condannato.

martedì 16 luglio 2019




E infine sono giunto a ciò che temevo: il famoso “muro bianco”. Non vi annoio con congetture lunghe e noiose, vorrei solo che ricordaste, o teneste adesso in considerazione, il famoso film di Akira Kurosava, “Rashomon”. La grandezza del regista e dello scrittore che ha composto il testo, Akutagawa, è stata quella di mostrare quanto sia fragile e vaga l’idea che abbiamo, se la abbiamo, della Verità. Quando si giunge al punto estremo che Loro hanno raggiunto, tutto diventa inconsistente. Doloroso prendere atto che, quello che siamo, sia stato costruito mattone dopo mattone, faticosamente, su una pura interpretazione soggettiva della realtà. Che non è la Realtà.