Blog di MASSIMO PERINELLI, scrittore che proporre in lettura alcune sue opere letterarie; così come articoli di letteratura, politica, filosofia, testi che dovrebbero favorire un confronto sui diversi temi del vivere. Nulla di più che un estremo tentativo, nato da una residua fiducia nelle possibilità che hanno gli individui di comunicare. In fondo solo un "grido muto", segno di una dignitosa emarginazione.

domenica 12 luglio 2020

L'IDIOTA


È da questa mattina, il momento più difficoltoso della giornata, che sto cercando un aggettivo che possa qualificare non un singolo comportamento, o un brano della vita, ma tutta la mia vita. Ho frugato in ogni angolo. Ho scandagliato ogni situazione. Ho riflettuto su ogni scelta. Quindi, ecco l’illuminazione. D’improvviso, dopo tanto cercare, appare l’aggettivo giusto, più appropriato: idiota. Ho la seccante sensazione di essere, ed essere stato, un perfetto idiota. Facile, dopo, trovare gli elementi per suffragare l’intuizione. Nel grande sacco delle mie amarezze, ho potuto trovare gli errori che comunemente tutti gli “esseri umani” compiono. Ma questo non giustificherebbe il drastico giudizio. Piuttosto, i fattori che più hanno contribuito a definirmi tale, sono di natura sostanziale. Ossia, quello d’aver sempre rincorso obiettivi che con la Vita Vera non c’entrano nulla. Crearsi un mondo apparente, parallelo, fatto di sogni e d’irrealtà non è il modo giusto di vivere. Trasferire questi entusiasmi metafisici nel proprio quotidiano, o nella società, non è il modo corretto vivere. La Vita Vera non è Utopia. Inseguendo una speranza nata dall’incapacità di muoversi nel mondo reale non si onora la Vita. Rispettando rigorosi Codici Morali di Comportamento non si onora la Vita. Circondandosi di una coesa sfera d’Amore e di Affetto non si onora la Vita.

Queste mi appaiono, oggi, alla luce di una nuova consapevolezza, come dei ripieghi, delle esclusioni, delle scappatoie.  La Vita Vera si manifesta ora come l’esatto contrario di quello che ho sempre desiderato. Non un’Utopia, ma un caos totale d’egoistiche raccapriccianti esigenze. Non un rigido rispetto di Regole, ma una totale indisciplina, un “homo homini lupus”, un “bellum omnium contra omnes”, un celebrare la cattiveria, la crudeltà, l’ignoranza, l’ipocrisia, la falsità, l’inganno, l’arroganza e la presunzione. Non Amore e Affetto, ma un metodico sottrarre e accumulare oro, al solo scopo di rubare agli altri e godere nel vederli soffrire; un capitalizzare senza fine e senza fini, solo per saziare una smisurata, ossessivo compulsiva infermità psichica.

Quindi, solo uno scemo poteva trascinare durante la sua vita questo pesante fardello d’illusioni. Per fortuna che questa ristretta minoranza di reietti va progressivamente scomparendo. Giustamente, perché non sono ben visti, né stimati. Credono di vedere cose che gli altri non vedono, ma non è così. Vedono solo cose che desiderano vedere, proprio per la loro incapacità di Vivere.

Idioti al punto tale da desiderare fortemente per sé “quell’eterno ritorno dell’uguale”, che gli consentirebbe di vivere e rivivere in eterno fedelmente quello che hanno già vissuto.


sabato 4 luglio 2020

IL QUADERNO A QUADRETTI

Per fare un po’ di chiarezza sulle dimensioni dell’insolenza raggiunta dall'Uomo quando afferma d’aver rivelato, mediante la ragione e la scienza, certe leggi che governano l’universo, o le stesse regole del mondo, credo sia utile alla comprensione ridurre, come sempre si dovrebbe fare in certi casi, dal macro al micro le immagini relative. Ossia ridurre l’universo, l’infinito e l’eterno, il mondo, a una forma più piccola, più familiare e visibile, come può essere un quaderno. Direte, cosa c’entra un quaderno: è presto detto. Dunque, l’esperienza è facile e breve. Comprate un quaderno scolastico. Meglio se a quadretti per la quinta elementare. Quello con i quadrati più piccoli. Una volta acquistato, apritelo e osservate le pagine. Sfogliatele con calma, senza fretta, così da rendervi bene conto della loro quantità e della corrispondente quantità di quadretti. Il tutto senza contare, non serve, dobbiamo solo con uno sforzo di fantasia equiparare quello che i grandi filosofi definiscono il “Tutto”, o “l’Essere”, a un comune quaderno. È comunque un atto arbitrario, ridurre un “Tutto/Essere” infinito ed eterno a un quaderno a quadretti finito e mortale, ma non avendo altre valide possibilità, diciamo che possiamo accontentarci di questa approssimazione. Ora, aprite la copertina e osservate la prima pagina. Di questa prima pagina andate con lo sguardo su, verso il primo quadrato in alto a sinistra. Perfetto. Quel quadratino che ora avete isolato dal resto e state osservando, è il limite entro il quale la “mente umana” si tormenta, esplora e valuta, senza neanche capire granché. Addirittura riempiendo l’incomprensibile, gli spazi oscuri, con vivaci fantasie.

Ora, staccate gli occhi da quella limitata realtà e sfogliate con calma il quaderno: le pagine e i quadrati restanti sono, probabilmente, l’altro “Tutto/Essere” di cui ignoriamo perfino l’esistenza e la misura. Ci stiamo assassinando il cervello da secoli nel tentativo di dare delle valide spiegazioni, agendo dentro il quadratino in alto a sinistra della prima pagina.

Nonostante ciò, nonostante la nostra piccineria, ci siamo auto creati con una fervida immaginazione un dio che ci ha nominato nientemeno che padroni del mondo, e dell’universo. Il tutto arricchito con un delirio di perché e percome, ipotesi, tesi, antitesi e sintesi, principi, materia e spirito, trascendenza e metafisica, teologia e teoretica, filosofie e scienze, un’infinità d’interpretazioni soggettive divulgate come verità oggettive.

L’Homo Sapiens è una creatura disperata che non può trovare il suo ruolo nel Mondo. Non sa cosa fare, e si illude che la ragione possa aiutarlo, ignaro che è proprio la ragione la sua principale anomalia. Le altre Creature sanno cosa devono fare e lo fanno, senza l’ausilio della ragione.

L’Homo Sapiens non è in condizioni di sanare caratteristiche strutturali rincorrendo a illusioni e atti di superbia, semplicemente perché il mistero non è nascosto nel quadratino in alto a sinistra, ma nell'intero quaderno.


lunedì 8 giugno 2020

UNA FOGNA CHIAMATA ATAC/CITTÀ/PAESE (Azienda Tranvie e Autobus del Comune)

Chi vive da sempre in una città come Roma, ed è anziano, sa bene che ci sono delle problematiche talmente incancrenite, contorte e decadenti che, con amarezza, vanno accettate per quello che sono. Le soluzioni richiederebbero degli interventi radicali, coordinati da personalità senza timori o debolezze, personaggi che purtroppo non abbiamo mai avuto. L’azienda citata non è la sola a essere degradata, ovviamente, ma è senza dubbio un luminoso esempio di un ambiente corale pubblico proteso al massimo profitto privato, e non al bene comune.

Inutile dilungarsi sulle sporcizie accumulate nel tempo. Meglio impegnarsi a divulgare una delle tante indecenze quotidiane che siamo costretti a subire.

La recente esperienza personale.

Davanti all’edificio dove abito da quarant’anni, si estende un deposito ATAC che accoglie dei vecchi tram che camminano da non meno di sessant’anni. Il deposito è talmente anacronistico per la posizione occupata e per la vetustà dell’edificio, che appare come una bruttura insopportabile da vedere e da sentire. La vergogna è composta di più fabbricati e uno di questi sembra adibito a uffici. Sul tetto ci sono dei macchinari che, presumibilmente, servono al condizionamento; impianti in condizioni imbarazzanti da vedere e anche rumorosi, che tutto il vicinato sopporta con pazienza, rassegnato a una delle tante schifezze che non si riescono a migliorare. Quindi, sabato scorso, 30 maggio, alle 9.45 circa del mattino, una di queste attrezzature ha iniziato a rovesciare intorno un suono preoccupante, acuto e fastidioso. Ritenuto ovvio un rapido intervento, abbiamo atteso fino alle 17 circa, quando è misteriosamente cessato. Convinti che tutto si fosse risolto per il meglio, con disappunto verso le 2 di notte, invece, la “sirena” si è rimessa in funzione. Senza smettere mai. La mattina successiva, domenica 31 maggio, esausto, mi sono recato nella portineria dell’edificio per denunciare il problema. Un custode, “guardia giurata”, si è subito trincerato dietro un classico “Non so cosa fare… non è compito mio…”. Invitato a verificare la gravità del problema, e resosi conto lui stesso, mi ha assicurato che avrebbe fatto presente il guasto. Inutile dire che il guasto non è stato risolto. Lunedì 1 giugno sono tornato in portineria, e un’altra “guardia giurata”, dopo toccanti affermazioni di partecipazione, mi ha accompagnato, rimarcando il privilegio accordatomi, da due smunti impiegati, un maschio e una femmina, che si sono anch’essi affrettati a informarmi che non erano tenuti a intervenire, pur conoscendo l’origine del guasto.

La rapida visita di altre due strutture ATAC vicine, e la conoscenza di altre “guardie giurate” impegnate a giocare con i loro smartphone, mi hanno confermato l’assurdo che nessun responsabile, vuoi impiegato o dirigente, era presente nelle varie sedi.

Tutti assenti da chissà quanto tempo e fino a mercoledì 3 giugno.

Dopo nuove ore d’incubo, martedì 2 giugno, Festa della Repubblica, ritornato nella portineria, l’ennesima “guardia giurata” mi ha candidamente preso in giro assicurandomi che in giornata avrebbero risolto il problema. Falso. Nessun intervento. La sirena ha continuato a lacerare l’aria con ferocia, per ore e ore. Disperato e sull’orlo di una crisi di nervi, ho telefonato in ordine: alla Polizia Urbana (Vigili), alla Pubblica Sicurezza, ai Carabinieri e ai Vigili del Fuoco. Più volte, di continuo, con insistenza. Nessuno, pur assicurandomi una soluzione, ha fatto nulla per aiutarci.

La sirena ha continuato a suonare.

Mercoledì 3 giugno, alle ore 9.00, dopo l’ennesima nottata da incubo, sono sceso di fretta, e in portineria questa volta c’era una signora, che all’ennesima richiesta d’aiuto mi ha risposto: “Ma adesso non c’è nessuno!” Esibendo un sorriso falso.

Davanti all’ennesima menzogna, la mente ragionevole ha ceduto. Ho iniziato a urlare e a imprecare, in modo deciso ma consapevole, e come per magia, gli urli hanno materializzato sull’uscio due sorpresi impiegati, che ho invitato subito ad assumersi le proprie responsabilità. E qui, proprio in quel preciso istante, c’è stata la prova suprema della sporcizia morale e materiale che certi individui sono capaci d’esprimere. Negando l’evidenza hanno girato la responsabilità su dei condizionatori posti su edifici vicini. Ma l’immagine più spregevole di tutta questa storia, l’immagine che la caratterizza, è l’istante in cui mentre un “impiegato” continuava a negare in modo insolente, il suo collega, intravisto dalla finestra da mia Moglie e da mia Figlia, con un semplice cacciavite in mano si affrettava a salire sul tetto per spegnere l’apparecchiatura guasta.

Cos’altro dire?

Quattro giorni d’incubo per tutto il vicinato, per non salire due minuti su una scaletta e sul tetto.

Quattro giorni d’incubo e di arrabbiature per la falsità, la disonestà e la pusillanimità di miserabili individui.

In questa brutta storia non ci sono responsabilità maggiori o minori, le colpe vanno distribuite senza riserva alcuna su tutta l’Azienda. L’ATAC è sempre stata un volgare carrozzone clientelare, buono solo ad arricchire e gratificare la sporcizia umana di turno. Scansafatiche e profittatori. Parassiti e imbroglioni. Vampiri e traffichini. Una struttura parassitaria e indecorosa.

L’ATAC non è un’azienda malata, è una fogna che andrebbe risanata. Ma non è la sola. L’ATAC è l’immagine paradigmatica della Città e del Paese. Quel sentirsi scaltri al punto da riuscire a fregare e a prendere in giro tutti, restando impuniti. Le “società pubbliche” non brillando in attenzione per il cittadino, quel cittadino apatico che paga e invece di ricevere rispetto subisce insolenze. Le “società pubbliche” dimostrano che la nostra “vita civile” non è che un assoluto disinteressarsi dell’altro, un depredare, un beffare, un deridere sistematico e compiaciuto.

Uno stile di vita che mortifica ogni solidarietà e rispetto umano.


lunedì 27 aprile 2020

GENTE FALSA




Non ho nessun rispetto per “questa gente”, perché è falsa e non dice le cose come stanno. Avrei avuto rispetto se fin dal principio avessero ammesso i propri errori e le proprie responsabilità, classificandosi per quello che sono: ladri e incapaci. Avrebbero dovuto dire che le conseguenze che viviamo sono dovute alle scelte che da anni si sono adottate: una politica fondata sullo smantellamento programmatico centralizzato di ogni forma di protezione sociale. Un autentico omicidio dello Stato Sociale. Se togli un posto letto, non hai più un posto letto quando le persone si ammalano. Hanno invece preferito mentire e scaricare sugli altri le loro colpe. Avrebbero dovuto prendere atto che un tipo di collettività così strutturata non ha grandi speranze di vita, è un puro atto suicida. Cambiare strada, dunque, prendere atto della follia di un capitalismo, di una finanza e di un sistema di consumi che favorisce atti di purissima demenza. Ma, purtroppo, questo loro non lo possono fare, perché, contrariamente a ciò che appare, non sono individui sani ma malati psichici da curate, o meglio da allontanare. L’ulteriore tragedia nella tragedia è l’atteggiamento di passività delle Folle, che massacrate nello “spirito” e nella “materia”, non sono in condizioni né di capire, né di difendersi, né di reagire.
Non è questa, tuttavia, un’eccezionalità. In realtà la storia è costellata di problematiche sempre uguali, ma in abiti diversi. L’unica differenza è che questa crisi, appare davvero come l’ultima che l’homo sapiens vivrà.

domenica 12 aprile 2020

CHE FARE?


In questo momento la mia sensazione è che ci sia, anche negli individui che hanno una buona capacità di comprendere, una diffusa sensazione di smarrimento. Ossia, è indubbio che sappiano fare un’analisi della realtà, che sappiano individuare quali sono le cause di questa situazione; il problema, però, appare imbarazzante, quando ci si accorge che le analisi sono sì parzialmente esaustive, ma prive di quella che si potrebbe definire l’idea su come uscire dalla situazione. Mi sembra che non sia la semplicità a contraddistinguere questa fase storica, che non sia per niente facile sbrogliare questo “Nodo Gordiano”, e che non sia neanche certo che affrontando il problema in un modo diverso il risultato sia garantito.
Tuttavia, ci siamo andati a cacciare in questa situazione per tutta una serie di motivi, cui vale la pena solo accennare: individualismo, capitalismo, finanza, profitto, consumismo, delirio d’onnipotenza, disturbi psichiatrici. Non mi sembra d’aver rintracciato, nei brani letti ovunque, un accenno a quello che potrebbe apparire come un’efficace via d’uscita. Il tutto si limita a speranze, illusioni, retoriche sulla bontà e fiducia nella capacità di miglioramento dell’uomo. Ora, premettendo che non ho nessuna Verità da suggerire; che sono quasi del tutto convinto che oramai non si possa fare più nulla; che il treno della Storia sia passato, potrei comunque affermare, senza superbia, che saprei “Che fare?” per tentare di sistemare un meccanismo malconcio.
Uno Stato, una Società non sono organismi semplici. Ogni problema si complica nell’attimo stesso in cui fissi lo sguardo su di esso. Qualsiasi legge deve calarsi su una realtà che la accetta e la assimila. È inutile governare in modo altruista se poi gli individui sono egoisti. Inutile tentare di estirpare la corruzione quando sono tutti corrotti. Inutile essere onesti fra una folla di disonesti. Non c’è altra possibilità, di fronte a questi impedimenti, che tentare di risolverli con mezzi che “Noi” riteniamo adeguati.

In riferimento alla Nostra situazione, primo provvedimento indispensabile è la sospensione della Costituzione, poi, nell’ordine: scioglimento delle assemblee rappresentative; formazione di un Governo composto di personalità di cultura Socialista/Collettivista; cancellazione dei trattati Internazionali; uscita dall’Unione Europea e dalla Nato; cessazione e ritiro delle missioni militari all’Estero. Revisione dei trattati con lo Stato del Vaticano. Revisione dei Codici Penali e Civili. Nazionalizzazione e socializzazione dei mezzi di produzione. Collettivizzazione dell’agricoltura. Confisca delle finanze private speculative. Azzeramento del debito sovrano. Tetto massimo di retribuzione. Tetto massimo di pensione. Cancellazione d’ogni “diritto acquisito”. Rimpatrio dei clandestini. Criminalizzazione del parassitismo sociale, finanziario, industriale, tecnocratico, politico. Ripristino della pena di morte.
Per risolvere l’attuale crisi sanitaria, Covid-19, che è una conseguenza non una fatalità, risultato dello smantellamento della Sanità pubblica e dalla mancata cessazione delle attività produttive non indispensabili, confisca senza indennizzo delle strutture sanitarie private, patrimonio degli stessi  imprenditori, e loro socializzazione. Riconversione delle strutture industriali per una sollecita pianificazione e produzione di apparecchiature sanitarie fondamentali e di generale pubblica utilità.

Sono certo che ai più queste prime proposte appariranno eccessive, che non ci sono le condizioni per svilupparle, che non c’è una classe consapevole che le appoggi, che non c’è un ceto dirigente che le realizzi, che questi aspetti totalitaristici spaventano, e che il “Popolo” non accetterebbe mai un simile status, tanto è corrotto. Non posso che essere d’accordo: le mie sono idee per salvare un corpo morente che desidera vivere, nulla si può fare se il corpo ha deciso di morire. Le condizioni di decadenza sono irreversibili in rapporto ai processi sociali. La “natura umana” non è programmata per vivere in sintonia con la Natura, e con se stessa. La ragione dell’uomo è in condizioni di fantasticare una “utopia”, capace di sognare un mondo in pace e in armonia, capace di codificare il bene e il male, purtroppo questo vale poco, perché sono i suoi “cervelli primitivi” che hanno prevalenza sull’agire. La Ragione umana non è una caratteristica evolutiva superiore, è una caratteristica involutiva inferiore. La Ragione vorrebbe mostrare come si deve vivere, perché ha la superbia di rintracciare nella Natura qualcosa che non funziona. Gli Animali più evoluti di noi, non hanno questo tipo di presunzione, vivono senza domandarsi se la Natura potrebbe essere migliore, semplicemente vivono come sentono che si deve vivere. L’uomo è una povera “bestia” disperata, che crede d’aver compreso la tragedia, il non senso, il dolore e la crudeltà del vivere, e accanto a queste consapevolezze sente dentro di sé anche l’impossibilità ad accettarle. Forse, non è tanto lo sforzarsi a trovare rimedi che non sappiamo poi come attuare che ci salverà dalla disperazione, quanto la certezza che la nostra esperienza di Homo Sapiens si esaurirà in fretta, così da consentire alle specie più evolute di vivere nella massima serenità possibile.

martedì 7 aprile 2020

MAL COMUNE...


Mi vado convincendo, lentamente, che della situazione che stiamo vivendo siamo un po’ tutti responsabili, chi più chi meno. Partendo dalla tesi che una verità sull’accaduto sia impossibile da definire, possiamo tratteggiare solo delle più quiete ipotesi: che sia una situazione già accaduta diverse volte nel corso dei secoli, con analoghe o maggiori conseguenze. Nulla di nuovo. Che sia una disgrazia avvenuta per una sottovalutazione dei pericoli cui “la scienza” si espone. Potrebbe essere un semplice incidente: si è sbadatamente rotta una fiala di vetro. O potrebbe essersi rotta volontariamente una fiala di vetro. Oppure che ci sia un “complotto planetario”, ordito dalle sfere plutocratiche imperanti. Che una Nazione voglia conquistare il Mondo. Che una Classe voglia conquistare il Mondo. Che una “Razza” voglia conquistare il Mondo. Che si stia sfruttando il momento per costruire un qualcosa di sinistro. Oppure che, verosimilmente, chi gestiva il Potere, non si aspettava questa sciagura, e ora tenta di gestire il Potere cercando di fare del suo meglio. Forse ci sono altre decine di ipotesi credibili, ma al senso dell’irresponsabilità d’ognuno penso che ciò sia sufficiente. Perché siamo tutti colpevoli? Semplice! Perché chi governa, ha governato male: no, non male, ha governato in base ai suoi interessi, e gli interessi di chi governava e governa sono diventati gli interessi di tutti; che tutti abbiamo accettato un tipo di sviluppo che ha delle conseguenze, e non abbiamo lottato a sufficienza per uno sviluppo diverso, che avrebbe avuto altre conseguenze. Non si può avere tutto dalla Vita. Se accetti la corruzione del piacere superfluo individuale, sconti le conseguenze di non avere validi servizi collettivi. Se ti “costringono” a cambiare telefonino ogni sei mesi, tu lo accetti. Se ti “costringono” a cambiare auto ogni quattro anni, tu lo accetti. Se prenoti analisi cliniche a un anno di distanza, tu lo accetti. Se i ponti crollano, tu lo accetti. Se rubano, tu lo accetti. Se dicono menzogne, tu le accetti.
Questo è in sintesi il quadro che un individuo mediocre/qualsiasi si è fatto della situazione. In base alle sole scarse informazioni che ha potuto trovare, nascoste fra un delirio di retorica dozzinale, goffe approssimazioni e contraddittorie speranze.
In ultimo, un fattore indubitabile delle colpe collettive, è l’esperienza che hanno dovuto affrontare i vertici della Germania al tempo della riunificazione. A est c’era un certo tipo d’industria, incompatibile con l’industria dell’ovest. In pratica, le fabbriche dell’est costruivano, per esempio, frigoriferi e lavatrici che duravano quindici/venti anni. Elettrodomestici fatti per durare. L’ovest già da qualche tempo usava “chip di fine vita/obsolescenza programmata” che limita la durata di ciò che anche noi oggi compriamo.
Si è scelta una strada, e quella che abbiamo scelto percorriamo.
Non credo che abbiamo neanche troppo diritto a protestare, perché se ci avessero detto di scegliere fra l’uno e l’altro, avremmo sempre scelto l’uno. Come hanno, infatti, a suo tempo fatto.

martedì 24 marzo 2020

ARRESTI DOMICILIARI


Cerco di chiarire meglio qual è il mio pensiero in riferimento alla crisi “coronavir”.
Le ipotesi sono due. La più probabile è che trattasi di comune influenza, e come una comune influenza può avere delle complicazioni. Il mio medico mi ha sempre avvertito che sono le complicazioni polmonari pericolose. Quindi, gli altri stati influenzali, come il coronavir, hanno avuto in passato i medesimi aggravamenti. La famosa “spagnola”, che ha seminato milioni di morti, dava complicazioni polmonari: una polmonite batterica, e la penicillina non c’era. L’unica differenza di questo virus sembra che sia dovuta al fatto che le complicazioni, curabili, sono più concentrate in un ristretto spazio di tempo. Ossia, se l’influenza del 2018 ha ammazzato ottomila persone nell’arco di tot mesi; tanti altri sono stati curati e dimessi. Questa influenza ne avrebbe uccise, con molta probabilità, un numero simile nell’arco di meno mesi, ma tanti sarebbero stati curati e dimessi, con strutture adeguate.
Qual è il problema?
La nostra sanità è stata massacrata dai tagli e dalle ruberie. Tolta di mezzo in nome della privatizzazione e del profitto. Se sono necessarie, diciamo, cento posti in terapia intensiva, noi ne abbiamo solo sessanta, perché quaranta le abbiamo smantellate. A questo punto i signorini al governo, non hanno paura dei morti, non gliene frega nulla dei morti, non gliene frega nulla neanche di quelli che dovranno morire per far vivere altri, o se la gente se ne va senza salutare i suoi cari. Non sarebbero politici se avessero queste umane sensibilità. Il timore è un altro. Succederà che qualcuno sarà costretto a scegliere. Chi salvare? Un padre di famiglia italiano anziano o un marocchino giovane? Un’anziana signora rispettabile o un giovane tossicodipendente?  Un vecchio onesto o un giovane ladro? Uno bello/a o uno/a brutto/a? Una femmina o un maschio? Un ricco o un povero?
Loro sono preoccupati solo per l'incognita sentimenti, che pesano sulla bilancia della vita. Come reagirebbe un ragazzo che vedesse morire la Madre in favore di un giovane immigrato clandestino? E chi la Moglie o la Figlia per un politico?
Non ci sono azioni giuste o sbagliate, ci sono azioni che generano conseguenze. Non si tratta neanche di giustizia e ingiustizia, si temono reazioni che potrebbero scaturire da un cervello “primitivo”, che non tiene in considerazione giustizie codificate dalla società ma giustizie diverse che nascono dal dolore e dall’accecamento d’ogni raziocinio.
Questi signorini, che si credo padroni del Mondo, stanno scaricando sulle spalle d’altri quelle che sono le proprie responsabilità. Ci riusciranno anche questa volta. Però l’illusione/gioia di avercela fatta sarà breve. Altri virus verranno, questo è solo un piccolo avvertimento della Natura.
L’homo sapiens è lui stesso un virus, e Gaia esiste da quattro miliardi e cinquecentomilioni di anni.

Questa è la prima ipotesi, come ho già detto la più probabile. La seconda, meno probabile, ma che gode maggiormente del mio favore, parte da informazioni carpite qui e là, che nessuno nota, ma che contribuiscono a dipingere un quadro diverso. Escludendo, per alcune contraddizioni che appaiono insanabili, il fatto che sia tutta una manovra di questo o quel Paese, studiata a tavolino e sviluppata come “guerra batteriologica”, possiamo ammettere che la pandemia sia reale, tuttavia che non sia poi così tragica, ma che sia, invece, stata resa tragica da alcune fulminee illuminazioni che hanno suggerito, a chi domina il Mondo, che la circostanza poteva essere superbamente sfruttata a proprio favore. Semplice. Vogliono provare se le Masse rispondono in modo corretto a quello che Loro hanno stabilito che sia, impiegando i soliti mezzi che la Storia mette a disposizione: terrore, minacce, falsità, ipocrisia, corruzione, violenza, inganno, oppressione, prepotenza. Sollecitano paure, stimolano sentimenti, risvegliano arcaici istinti di sopravvivenza: un egoismo istintuale che mette tutti contro tutti. Anche questa ipotesi non è poi così complicata, se abbiamo a disposizione la notizia oggettiva che esiste un particolare stato patologico, conseguenza di un’improvvisa mancanza di “nemici da sconfiggere”. La grandezza del progetto che si è realizzato, è direttamente proporzionale alla follia che si è istaurata in alcuni cervelli. Classico è l’esempio di Alessandro Magno. Una volta conquistato tutto il conquistabile, il suo raziocinio è volato via, lasciando solo l’idea di essere un dio.
Ripeto, che sono piccole cose a indicarmi che questo potrebbe essere un quadro credibile. Ovvio che non mi inoltro in disquisizioni di ordine economico o politico, poiché da qualche tempo economia e politica non hanno più nessun senso: i problemi che abbiamo sono soltanto di ordine medico psichiatrico.
Le Masse avrebbero dovuto prendere atto di questa evidente patologia delle classi dominanti, invece preferisce prendere ordini da queste classi dominanti. Come schiavi non consapevoli di esserlo, subiscono in modo passivo e si rinchiudono spontaneamente agli arresti domiciliari, come fossero loro i responsabili. E in fondo, è probabile che davvero lo siano.