Blog di MASSIMO PERINELLI, scrittore che proporre in lettura alcune sue opere letterarie; così come articoli di letteratura, politica, filosofia, testi che dovrebbero favorire un confronto sui diversi temi del vivere. Nulla di più che un estremo tentativo, nato da una residua fiducia nelle possibilità che hanno gli individui di comunicare. In fondo solo un "grido muto", segno di una dignitosa emarginazione.

lunedì 9 aprile 2018

Breve discorso sopra i sei capitoli della prima parte (La finestra), del romanzo “Gita al faro” di Virginia Woolf.







Vorrei premettere che una faticosa evoluzione umana e culturale di individuo pensante, mi ha portano, non senza antipatiche conseguenze, a rendere soggettivo quello che era stato solo oggettivo. Ossia, franata una verità che credevo assoluta, non ne ho costruita una nuova analoga, ma ho evitato proprio di costruire alcunché, trovando del tutto inutile edificare con tanto sforzo un assunto che in breve potrebbe cambiare, o non essere più adatto. Questo per dire che la riflessione che ho fatto sull'ennesima lettura parziale di un testo tenuto da tanti letterati nella massima considerazione, ora ha avuto questo risultato: “crescendo” potrei anche valutarlo in modo diverso.
Come suppongo sia noto a tutti, in campo narrativo esistono “prodotti commerciali” e “opere letterarie”. Non è questo il luogo per disquisire su una differenza che, senza dubbio, è patrimonio comune dell’umanità. Si rischierebbe di infastidire chi non lo merita o di ripetere cose risapute e stanche. Qui vorrei solo prendere in considerazione il secondo tipo di pubblicazioni, le “opere letterarie”, che sono tali perché contengono elementi riconosciuti come “artistici”. Anche qui evito di inoltrarmi. Il mio breve discorso non è quello di negare un’opera che merita di essere considerata “arte”; tutt’altro, ritengo invece che proprio per questo valore intrinseco, riflette, rispecchia comunque delle carenze che sono classiche del periodo storico e che, inoltre, rilevano un atteggiamento umano e artistico che non definirei proprio spocchioso, ma senza dubbio alcuno all’apparenza assai arrogante e presuntuoso.
Portando il discorso nel quadro ristretto della narrativa Europea, dal secolo XVIII in poi si è andata definendo in essa una tendenza che potrei definire di carattere sociale/educativo. Nel gran mare della narrativa ad uso distrazione della buona borghesia salottiera e annoiata, qualcuno ha creduto opportuno immettere degli elementi che avevano la capacità di indicare quali fossero le realtà sociali e umane che, secondo gli autori, andavano osservate e magari cambiate. In mancanza di varie vie di “comunicazione di massa”, i romanzi erano anch’essi fonte preziosa di chiarimento e consapevolezza, ovvio fra chi sapeva leggere. Almeno così si è creduto per un periodo di tempo. In seguito il progetto ha rivelato il suo aspetto di grande Illusione”, non riuscendo ad avere l’effetto sperato. La cultura e la coscienza non si era affatto diffusa fra le maggioranze, ma si era sempre più relegata fra risicate minoranze disperate, frustrate ed emarginate.
Se uno “scrittore” decide di partecipare al gioco della vita dando il suo contributo, inventa storie che abbiano la capacità di indicare i temi che lui ritiene importanti, che diano se possibile buoni spunti di riflessione a più lettori possibile. L’opera letteraria, per esser tale, deve possedere diverse caratteristiche. Importanti sono l’espressione personale e la comunicazione. Un eccesso dell’uno e dell’altro, comporta una squalifica della stessa. Un corretto equilibrio di attenzione dell’artista nei confronti del pubblico non significa snaturarsi, o spalmarsi su masse primitive, non significa far scrivere le opere dalla folla, significa riuscire meglio nella divulgazione delle “proprie idee”, così da migliorare la “propria capacità” di fornire spunti di riflessione. Il lettore va rispettato e tenuto in considerazione, poiché leggendo la storia deve immedesimarsi, comprenderla, e la grandezza dello scrittore è quella di veicolare l’idea, l’immagine, la sensazione, l’emozione mediante le parole, i periodi e le frasi, che devono essere comprensibili, a costo di restare minuti, se non ore, su un’unica pagina. Quando fa questo, significa che considera essenziale ciò che lo scritto deve provocare. Lui è il mediatore fra la realtà e chi legge. Nel corso dei tempi, però, questa filosofia che considera la collettività si è andata via via sgretolando, e il solipsismo ha prevalso sul progetto sociale. Nella Storia, il conflitto fra individuo e collettività, fra visione egoistica e modello altruistico dell’ordine sociale non si è mai risolto.
Per rendere visibile il pensiero posso citare la superiore grandezza di un’opera come “Germinal” di Emile Zola, scritto nel 1884/85, corretto nella sua forma tecnica, scorrevole e coinvolgente. Comprensibilissimo nel testo e nel messaggio di denuncia sociale; contrapposto al testo “Ulysses” di James Joyce, scritto nel 1922, l’unico libro che abbia mai visto in vendita con un altrettanto voluminoso libro di delucidazione accanto. Facile ricavare che dalla “grande illusione” di fine -800, si è arrivati all’avvolgersi su se stessi dell’inizi del -900. Evidente che lo scrittore Joyce non aveva nessun interesse per il “pubblico”. La sua semplice filosofia di vita è stata quella di interpretare la collettività come massa al servizio dell’individuo: è il lettore che deve sforzarsi e capire l’artista, deve darsi da fare per riuscire a entrare nella sua mente guastata dai deliri.
Ora, venendo alla questione con la signora Woolf, del suo testo “Gita al faro” ho letto per tre volte i primi tre capitoli della prima parte, e per due volte i secondi tre. Di quello che ha scritto, purtroppo, non mi è rimasta traccia alcuna e, disgrazia maggiore, non ho capito granché. A questo punto le possibili spiegazioni sono due: o sono le mie ridotte capacità cognitive a impedirmi di apprezzare il patrimonio che la signora Woolf ha messo a disposizione; oppure la signora Woolf, vittima di se stessa e dei suoi tempi, non ha creduto opportuno sforzarsi a rendere comprensibile il testo. Che io sia un soggetto che non apprezza sperimentalismi e innovazioni non apporta giustificazioni alla prova della Signora, perché, anche qualora fosse, le sue pagine risultano comunque incomprensibili. Sperimentalismo e innovazione in questo caso sono del tutto fallimentari.
Sciocco dire che le pagine sono scritte con la tecnica del “flusso di coscienza”. Non è questa una motivazione che rende incolpevole l’autrice, piuttosto la qualifica, o squalifica, come individuo che non ha ben valutato le conseguenze di questo metodo di scrittura. O le ha valutate e ne sconta le conseguenze.
La mia idea su questo ennesimo incidente di percorso lungo la lettura della Grande Narrativa Europea, è piuttosto semplice da render nota. Quasi mai un importante fenomeno della Storia ha una sola causa, piuttosto è tutto una complessa alchimia di fatti che lo rendono possibile, o impossibile. Anche in questo caso c’è una precisa e perpetua dinamica sociale che va sempre a privilegiare chi è orientato verso norme di vita più in sintonia con il modello sociale dell’epoca. Se degli elementi hanno riferimenti che comportano sovvertimento, caos e disordine, ovvio che questi elementi vanno emarginati. Nella particolare circostanza storica della signora Woolf, gli individui più sensibili si andavano avvolgendo su se stessi. Hanno rivolto la loro attenzione all’interiorità, proprio perché l’esteriorità, il Mondo intorno e i punti di riferimento di sempre, i Valori su cui avevano vissuto, venivano velocemente distrutti da una soverchiante “volontà di potenza”, dalla ricerca del massimo profitto, dall’espansionismo, dal colonialismo e dalle guerre. La mostruosità del “fuori” favorisce una disperazione che fa rivolgere le attenzioni al “dentro”. Le colpevolezze che attribuisco a questo modo di porsi nei confronti dell’altro, nascono proprio dai sentimenti di arroganza e presunzione che, sebbene in modo inconsapevole, di più se in modo consapevole, hanno praticamente distrutto, assassinato, condannato a morte una via luminosa che sembrava indicare quale fosse il giusto contributo che uno scrittore dovrebbe dare alla società in cui vive. Nessuno vuole negare il grande apporto che la creatività dell’individuo sa elargire, credo piuttosto che da parte sua sia necessario dare maggiore spazio al sociale, evitando di ridurre la narrativa d’arte a questione privata, inutile dimostrazione di bravura, catalogo di assurde eccentricità.
Al di là di quale sia l’ipotesi più realistica, come individuo pensante e cosciente, condanno questo tipo di esperienza narrativa, giudicandola inutile, dannosa e lesiva della dignità del lettore.
Reputo tuttavia censurabile la spontanea antipatia che nutro per questo tipo di osannati autori incomprensibili, e indecifrabili anche se si tenta di farli comprendere. Così come reputo deplorevole pensare che lodi e onori, così come l’apprezzamento altrui, siano favoriti soltanto dal terrore di apparire ipodotati dall’ambiente che ci siamo scelti per trascorrere la nostra vita.

6 aprile 2018

sabato 24 giugno 2017

LA GRANDE STRATEGIA DELL’IMPERO EUROPEO


                                                                               



Non c’è dubbio che la costruzione di un Impero definito, stabile, autonomo, operante come se fosse destinato a vivere per sempre, non è impresa facile. La Storia ci insegna questo, sebbene quella che ci propinano non appare pervasa di troppa “verità”, quanto piuttosto zeppa di menzogne, approssimazioni, opinioni divulgate da “liberi arbitrii retribuiti” assai discutibili, spesso collegati a necessità impellenti del Potere. Tuttavia, avendo un buon Sistema per interpretarla, una filosofia che sia il più possibile vicino alla propria sensibilità, e mettendoci anche una dose di “buon senso”, si può affermare che qualcosa fra l’approssimativo e l’inequivocabile si può trarre da tante parole scritte. Di Imperi ce ne sono stati molti. Hanno avuto un periodo di splendore diverso secondo le proprie aspirazioni e forza. Spesso la tendenza è stata quella di uniformare le varie eterogeneità, con mezzi che sono stati a volte crudeli sul “corpo”, a volte crudeli sullo “spirito”, o entrambi. Ossia, una ricercata perfetta alchimia di iniziative credute necessarie, in sintonia con l’universale “volontà di potenza”. Ma le vicende della Vita, si sa, di continuo sfuggono al controllo. Le nobili aspirazioni totalizzanti cedono sovente il posto alla “corruzione”, che sembra un elemento al di sopra e al di là della nostra personale antipatia nei confronti del caos. Questo per dire che una cosa è quello che vorremmo che fosse, un’altra è quella che è. La grandezza o la miseria di un Sistema dipendono da quella Darwiniana capacità di adattamento, che è una semplice “applicazione” dell’immenso e sconosciuto programma universale della Vita. La Classe Borghese, quella che una volta si indicava come Capitalista, oppure meglio Padroni, da questo punto di vista è riuscita ad adattarsi meglio, con un’ottima dose di trasformismo che gli consente da secoli di governare, non senza tribolazioni e patimenti, secondo ciò che gli detta il proprio bisogno economico, i propri ridotti codici etici, la propria malattia genetica e il drammatico disturbo ossessivo compulsivo volto all'accumulazione. Se, per esempio, poniamo l’attenzione sulla diffusa praticata dell’eliminazione fisica di chi non è in armonia con lo sviluppo degli eventi, vediamo che non si è perso troppo tempo a sterminare un Gruppo, una Etnia, dei Sovversivi. Non è questa la sede per approfondire il vasto tema, non ne sono all'altezza, né è intenzione di questo breve scritto definire Bene e Male di tali manifestazioni. Vorrei solo insospettire il lettore mostrando alcuni dubbi, e alcune certezze, che potrebbero illuminare un quadro per ora solo intravisto.
Alcuni Imperi si sono retti ricorrendo, oltre che al consueto uso della Forza, anche sfruttando il fattore religioso. Una credulità che ha impedito di porsi la domanda se la struttura fosse o non fosse di per sé più adatta alle proprie esigenze e bisogni. Così è sempre stato, così è, così sarà. Ognuno ha un ruolo e una posizione immutabile. Sono strutture sociali dove nessuno si è mai domandato “Perché?”, o almeno sono davvero stati pochi a domandarselo, e per questo non hanno dato troppo fastidio, non hanno fanno carattere. Quando le posizioni all’interno di una comunità non sono messe in discussione, tutto procede per il meglio. Quando però dubbi, domande e perché entrano prepotenti nelle menti, quando alcuni individui pensati diffondono incertezze, quando infine sono in molti a mettere in discussione quello che è sempre stato, il sistema inizia ad avere delle vibrazioni, delle serie problematiche da risolvere. Le forme che consentono di ritornare a una relativa calma sono sostanzialmente tre: la corruzione dell’oro, la minaccia delle armi e la religione. Questo per dire, semplicemente, che ci sono semplici e antichi mezzi per zittire dubbi e domande. Anche il Capitale li ha usati. Ha concesso diritti sociali, diritti del lavoro, ha inserito in un tipo di sviluppo, ha adattato le religioni alle esigenze, tante volte ha represso.
Mettendo a fuoco fatti prossimi a noi, verso la fine dell’ottocento le Potenze Europee si sono impegnate in una prova di forza a livello mondiale che ha avuto delle conseguenze sugli equilibri sociali. Il super sfruttamento della Classe operaia, accanto al secolare sfruttamento delle masse contadine, ha creato un particolare humus che li ha sospinti verso una parziale consapevolezza. Risentimento e rabbia hanno trovato il sostegno di una Teoria, un'aspirazione al meglio dai contenuti Utopistici, ritenuti prossimi a realizzarsi. Le continue agitazioni sviluppavano paure, creavano un atteggiamento negativo verso quelle Classi all’apparenza minacciose. Per risolvere le fastidiose discordie si è ricorso a soluzioni estreme.
La Prima Guerra Mondiale è scoppiata per diverse ragioni, la famosa alchimia di fattori: la spartizione commerciale dei mercati, protezionismo e dazi doganali, ultima guerra Dinastica, ma principalmente si è fatto ricorso a questo mezzo estremo per farla finita con quella che appariva come una massa troppo agitata e creduta prossima a una Rivoluzione Mondiale.
Con un semplice alleggerimento di quindici milioni di individui si è raggiunta una nuova stabilità. Non si può dire che questo sia stato l’unico sterminio di massa che “l’uomo” ricordi… figuriamoci. Ora le condizioni sono diverse, soprattutto dopo un’esperienza che ha mostrato la difficoltà oggettiva a costruire un modo di vivere alternativo al “capitalismo”. La vittoria dei “ricchi” sui “poveri” ha diffuso l’idea di una non indispensabilità di certe “conquiste” che hanno fiaccato, spezzato, umiliato la volontà di volare di un’intera Classe. Da quel momento preciso si è disegnato un quadro, che a tappe forzate dovrebbe condurre a una distinzione di ruoli che si considera naturale conseguenza di un divenire, sebbene sia, in realtà, uno status indicativo di un ultra sfruttamento che ha fondamenta nel passato. Le masse non fanno più paura, sono state vinte, annientate, con la guerra, il terrore, il “terrorismo”, da sempre efficace risorsa dei soliti “servizi segreti nazionali/internazionali”; dalla micro criminalità, tollerata e incoraggiata, tanto per far sentire continuamente in pericolo di vita, così da badare più alla propria incolumità fisica che ad altre problematiche sociali. Metodi vecchi come il mondo, sempre efficaci. Quei pochi che riflettono e hanno capacità d’analisi non danno nessun fastidio, le micro minoranze riottose, vivono isolate, emarginate, frustrate. Tanti migrano e vanno via nella speranza/illusione che altrove sia diverso. Il quadro si perfeziona. La concorrenza economica con altri Imperi è la ragione apparente, il giustificativo da cui si sviluppa la visione d’insieme, l’archetipo da costruire.
Le diverse nazioni europee creano un centro di direzione unico. Sviluppano un programma economico. Stabiliscono categorici vincoli di legge e di rappresentanza politica. Pianificano un unico modello di organizzazione sociale: una ristretta Classe di padroni, una contenuta casta di lacchè dei padroni, un’ampia categoria di schiavi/salariati che ritengono enorme privilegio la pura sussistenza, assediati da una considerevole massa di creature che vivono ai margini: uno sterminato “esercito salariato di riserva”, il cui scopo è la sopravvivenza, e il salto di Classe come aspirazione, ambizione alla riduzione in schiavitù.
Questo Disegno, sebbene appaia complesso, in verità non lo è. Piuttosto è il tempo necessario alla sua realizzazione e le inevitabili difficoltà risolvibili che intervengono a misurare gli interventi e adattarli alle circostanze. Che alcune Nazioni Europee siano oramai sulla buona strada per essere considerate in armonia, sottomesse al Disegno è cosa evidente. La totale assenza di rivendicazioni e di movimenti antagonisti è sintomo di morte certa. Altre Società, come la nostra, hanno bisogno di più attenzioni. Le particolarità che mi hanno suggerito questa “grande strategia imperiale” sono molteplici. La riorganizzazione di realtà economiche piccole, medie e grandi. Il ridimensionamento del “valore lavoro". La disparità di condizioni economiche. L’accumulazione di ricchezza. L’enorme “utile d’impresa”. L'incontrollato plusvalore. Infine, il ricorso a una riforma della realtà religiosa, per una “civiltà cristiana” non più adeguata alle nuove esigenze. Un avvicinamento e successivo patto compromissorio fra ebraismo-cristianesimo-islamismo, con una potente prevalenza di quest’ultimo, per sua natura più adatto allo scopo (Islam, sottomissione, abbandono, consegna totale di sé a dio). Ma in particolare dei piccoli elementi mi hanno suggerito che la fugace intuizione non era peregrina: la demonizzazione delle opinioni non in sintonia, ovvero le Verità per Legge, l’importazione di schiavi, il “reddito di cittadinanza”.
Le Verità per Legge sono cose piuttosto comprensibili: l’olocausto, il riscaldamento globale, le vaccinazioni, sei un criminale se le neghi. Per quanto riguarda l’importazione di schiavi, anche qui districarsi nel mare di menzogne e di falsità è stato piuttosto facile. È il sospetto a proposito del “reddito di cittadinanza” che mi ha costretto a riflettere con maggiore ostinazione.
Per quale motivo questa elemosina sociale dovrebbe essere la prova provata che c’è un Disegno preciso dietro ciò che appare invece come una semplice iniziativa sociale?
Che un certo “Movimento” politico, creato da società per azioni ambigue, sia stato la forma migliore che il Potere ha trovato per indirizzare il malessere che serpeggiava nel Paese, è cosa oramai chiara. Non chiara era la ragione per cui con ostinazione il Movimento stesso abbia per primo proposto quest’obolo pietoso. Rivelatrice è stata la notizia che la stessa UE, tanti anni fa, aveva invitato gli Stati membri ad adottare il “reddito di cittadinanza” definito come “elemento qualificante del modello di Europa Sociale”. Dopo la direttiva, quasi tutti gli Stati si sono uniformati, creando quindi un'armoniosa Classe di sottoproletariato passivo; da noi, e pochi altri Paesi, la direttiva non è stata applicata. Evidente che l’iniziativa deve essere proposta, digerita e metabolizzata con linguaggi e comportamenti che suggeriscano alle “masse” l’idea di una conquista sociale. Ossia, con l’astuzia si è pensato di usare una propria creatura, in apparenza alternativa, per promuovere un elemento del futuro Sistema. L’evidenza che l’elemosina sia stata da prima osteggiata fieramente, poi pian piano sia entrata fra le ipotesi possibili di tutte le bande politiche, è stata la ricercata conferma. In prospettiva, quindi, includeranno tutti i servizi sociali, sanità, pensioni, scuole, nell’assegno mensile comprensivo di tutto.
La “grande strategia dell’Impero Europeo” naviga su solide basi di programmazione e assenza di dissenso, sfruttando ogni elemento che in apparenza, alla futura sterminata massa di schiavi e parassiti, apparirà come una conquista, e come l’unico modo di Vita possibile.
Come salvarsi da tutto questo? Semplicissimo. Convincere quel lavoratore tedesco dell’est che nel novembre 1989 ha creduto che “finalmente avrebbe mangiato frutta esotica”, che in verità per una papaya ha rinunciato a un “paradiso terrestre” costruito con tanti sacrifici, soprattutto di vite umane, da veri Uomini, e non da dio.


giovedì 2 marzo 2017

LA GUERRA DEI MONDI

                                       

       Nessuno ha mai capito niente delle donne, perché non c’è niente da capire.

                                                                                            Friedrich Nietzsche

Devo confessare che per molti anni, compresi fra infanzia e prima adolescenza, non vedevo il mondo femminile come un mondo a sé, separato e misterioso, era solo un modo diverso di essere, con le sue regole, riti, chiare e importanti funzioni. Questa realtà non mi creava troppi problemi ed era ben integrato nella quotidianità. Le cose sono iniziate a cambiare quando si è presentata la necessità di trovare una “Compagna” per condividere la vita, così da rispettare la Natura che da sempre, d’improvviso, accende tormenti che sembrano poi essere soltanto dei subdoli espedienti per assicurare la continuità della specie. La cosa non è stata così drammatica come tanti la disegnano. Succede a molti d’incontrare subito la persona giusta. Per me è stato così. Con Lei non ci sono stati grossi problemi, solo un po’ dovuti all’inesperienza, un po’ con i genitori, un po’ per la peculiare bestialità che caratterizza noi “maschi”. Aspetti sgradevoli che Lei ha immediatamente messo in chiaro e smussato a dovere, plasmandomi come meglio ha creduto. Un delizioso assillo quotidiano.
Dunque, questo breve articolo non parla di fantascienza, come suggerirebbe il titolo, rubato dal famoso romanzo di H. G. Wells, ripreso poi in chiave becero antiComunista nel film omonimo del 1953, regia di B. Haskin. Queste poche parole avrebbero l’intenzione, forse meglio l’illusione, di contribuire a rendere meno oscuro il tema dell’oggettiva incompatibilità fa Uomo e Donna. No, questo è eccessivo, meglio dire incomprensibilità fra “maschi” e “femmine”, una certa mancanza di chiarezza che caratterizza determinati rapporti umani.
Devo dire che l’argomento non mi è mai interessato troppo. La “femmina” che ho incontrato da “piccolo” è stata l’unica a monopolizzare per tanti anni l’attenzione. Oggi è più o meno la stessa cosa. Nonostante ciò, oltre la sfera protettiva inconsciamente creata, il mondo fuori esiste e, bene o male, con esso ho dovuto e devo fare i conti. Un mondo invadente, subdolo, malvagio.
L’impressione che le cose fossero diverse da come le avevo in modo innocente archiviate, ricorrendo alle limitate conoscenze, è sopraggiunta per caso, sfogliando una rivista, in un momento di colpevole leggerezza, rivelatasi fatale. Fra le pagine c’era un articolo, con relativo servizio fotografico di un personaggio dello spettacolo noto: Alessandro Gassman, figlio di un altro personaggio dello spettacolo notissimo. Le foto dell’attore mi hanno suscitato uno spontaneo moto di sorpresa. “Poveraccio…” mi sono detto, “ma è proprio brutto brutto, povero disgraziato. Com’è stata possibile questa sciagura. I genitori mi sembra che fossero persone piacevoli. Bah, vai a capire la genetica.” Ho concluso ignaro.
La sera stessa, a cena, così per parlare di qualcosa, ho portato a conoscenza mia Moglie e mia Figlia della curiosa constatazione del mattino.
Non avrei mai immaginato che quest’osservazione avrebbe spalancato per me le porte dell’Inferno. Mai immaginato che “l’errore” mi avrebbe indirizzato verso un sentiero disseminato d’inquietanti misteri.
“Brutto!” Mi hanno aggredito entrambi con gli occhi fiammeggianti d’odio. “Gassman brutto? Ma sei diventato scemo per caso.” Inutile, a questo punto, è risultato il patetico tentativo di contestualizzare la sensazione. Sono stato redarguito a colpi d’inequivocabile “invidia”, di chiara “insensatezza” e lampante mancanza di “senso estetico”, tutte cose di cui, senza saperlo, sarei affetto. Ho capito piuttosto in fretta, per mia fortuna, che non era il caso di continuare sulla strada della “tesi, antitesi, sintesi”, poiché questa antica forma di discussione è valida solo fra maschi. La drammatica esperienza mi ha fatto intuire che, probabilmente, l’idea di bellezza e bruttezza è un concetto variabile. Che tanti altri fattori ci differenziano, tanto da oscurare non solo i risultati ma anche le fonti, ossia istinti, emozioni e sensazioni che fanno maturare le differenze.
Invitato a valutare con più equilibrio e sensatezza, l’ulteriore indagine non mi ha fornito elementi nuovi, nessuna variazione di giudizio, nessun rivelato impulso negativo nei suoi confronti: per me Alessandro Gassman era e resta un mediocre attore, simpatico, cordiale, ma decisamente “brutto poveraccio”. Non posso farci niente.
La scoperta non ha cambiato la mia vita, certo, però ha generato una sorta di nuova diffidenza verso questa spesso sacralizzata “altra metà del cielo”. Uno stimolo a considerare in modo diverso, più approfondito, con valutazioni diverse l’universo femminile. Ho archiviato l’episodio solo momentaneamente, ignaro che il tempo mi avrebbe portato altri elementi utili alla comprensione, elementi che potrebbero apparire estranei al discorso.
Chi si impegna in qualche forma d’arte sa bene che l’ispirazione, ossia quell’improvvisa luce che si accende sotto forma di opera letteraria o dipinto, oppure scultura, è davvero qualcosa di misterioso. Sono state scritte pagine e pagine su quest’argomento, tante ipotesi, ma la “verità” non è mai stata neanche sfiorata, mi sembra. Analogo discorso per l’intuizione, ancora nessuno ha fornito efficaci spiegazioni, c’è chi la crede addirittura opera di dio… dio, ma figuriamoci! Va da sé, però, che fra chi studia per trovare risposte alle tante domande, questo improvviso accendersi di una luce, lì dove c’era buio pesto, solo un groviglio di dubbi, ha davvero del miracoloso. Non si sa perché ma succede. Queste intuizioni sono avvenute più volte nella mia vita. Nel caso in questione è avvenuta mentre passeggiavo, cercando di sciogliere l’ansia dovuta a una faccenda che sembrava minacciare il mio oramai limitato futuro. Avevo avuto una violenta discussione con una “persona cara”. Niente di drammatico, per carità, ma le sue posizioni mi apparivano talmente indecifrabili che il tentativo di comprensione lo avvertivo superiore alle mie capacità. Come faccio sempre in questi casi ho chiesto aiuto a dei riferimenti affettivi. I loro contributi, tuttavia, sebbene sinceri e preziosi, non mi pare che contenessero argomenti validi a dipanare la matassa d’inconciliabilità che pesano sulle scelte della “persona cara”. Accanto a ciò, un’altra esperienza condizionava la mia vita. Alcuni comportamenti, argomenti, posizioni teoriche e pratiche cui avevo affidato il compito di chiarire il mio pensiero, sembravano disturbare una contenuta platea di persone. Sebbene afflitte da svariate problematiche portatrici di ansie e sofferenze, le loro analisi mi apparivano troppo superficiali, inefficaci a risolvere tali tormenti. L’argomento più semplice e immediato, ossia l’analisi delle difficoltà, come di solito avviene fra persone consapevoli, non aveva portato a sostanziali risultati. La sensazione che ci fosse un “qualcosa” che impediva alla logica di trionfare era palese, sebbene quel “qualcosa” fosse di difficile identificazione.
Per quale motivo in altre situazioni analoghe le cose hanno sempre avuto esiti felici e senza intoppi, mentre in queste situazioni no?
Mai avrei immaginato che quelle complicazioni fossero l’annuncio di un temporale di proporzioni considerevoli. Da quel momento in poi le cose non hanno fatto che peggiorare. Senza rendermi conto delle conseguenze immediate di questo non intendere, la sensibilità verso tutta una serie di sottolineature che casualmente si andavano accumulando su di me, sul mio modo d’agire e di pensare, diventavano sempre più condizionanti.
Piano piano, dubbio dopo dubbio, ho iniziato a posarmi sul viso insospettate maschere d’eccessive cautele, prudenze, irresolutezze che impedivano di comportarmi come di solito ho sempre fatto. Quella persona si offenderebbe se parlo in un certo modo. Quell’altra è sensibile a particolari argomenti. Un’altra si chiude in se stessa se parlo dei suoi problemi. Poi c’è quella a cui appari poco educato… quella che ti sente distante… quella che ti ha allontanato in malo modo.
“Tu hai dei problemi amico mio!”. “Non ti rendi conto di quello che dici!”. “Ma no, non ti è mai importato molto di me!”. “Beh, io sono così, se pensi di adeguarti bene, altrimenti…”. “Con simili idee con me hai chiuso!”. “Esci in fretta da quest’aula, tu non sei adatto a partecipare…”. “Guarda di non dire più quelle cose!”
Con questo variegato bagaglio di reazioni, quasi tutte con aggressivi punti esclamativi finali, la mia già scarsissima autostima sembrava navigare su un mare di rovine.
Come mai, giunto all’età senile con la convinzione che non potevo ritenermi un individuo così spaventoso, imprevista arriva la crudele correzione che invece lo sei?
Questa era la domanda a cui non riuscivo a dare risposta. Tutta una vita spesa nel tentativo di migliorare, correggere, superare se stesso, poi d’improvviso arriva il crollo dell’oramai assiomatica persuasione.  Quest’ipotesi mi lacerava in modo tale da fissarmi come fossi diventando pazzo.
No, neanche la Compagna di tutta una vita mi era d’aiuto, in questa circostanza. Anzi, nell’ultima occasione prima della liberatoria rivelazione mi aveva rimproverato dicendomi: “È colpa tua, avresti dovuto capire subito!” Con riferimento a un foglietto pubblicitario che garantiva un servizio poi rivelatosi falso. Come? Il foglietto racconta bugie ed io sono colpevole di non averlo capito? Non sarebbe più logico dire che il messaggio è opera di “una” poco di buono?
È la classica goccia che fa traboccare il vaso.
Ricordo bene dov’ero quando la salvifica intuizione mi ha svelato, sollevandomi prontamente dall’affanno, che tutte le situazioni che stavo vivendo avevano un dato comune che non ero riuscito a cogliere. Ero seduto sulla panchina di un parco pubblico. Un attimo in cui il sole aveva fatto capolino fra le nubi. Una luce: non mi ero accorto, non mi ero reso conto che tutte le situazioni ambigue che stavo vivendo, che si erano in modo sinistro accumulate in così poco spazio di tempo, erano tutte originate da rapporti con “femmine”.
“Accidenti!” Ho sussurrato stupito e sorpreso. Come ho fatto a non individuare subito questo evidente elemento. In un attimo ho provato il medesimo piacere provato da tanti individui assai più grandi di me, confortati da analoga esperienza. I conflitti e le conseguenti pene erano dunque provocati da problematiche importanti, senza dubbio, la cui soluzione però l’avevo affidata a consuetudini che sono valide nei rapporti fra “maschi”, non fra “maschi” e “femmine”. Mi sentivo d’improvviso sollevato. Le tante figure che avevano complicato la mia vita, mettendo in crisi addirittura vecchie certezze, in un istante erano diventate una semplice constatazione. Sempre a corto di autostima, per una conferma, ho pensato di riferire l’esperienza e la relativa intuizione a un amico fraterno. Amico fraterno cui la quarantennale conoscenza dei miei pregi e dei miei difetti l’ha portato ad apostrofare con amorevole comprensione la mia inesauribile ingenuità.
“Ma è sempre stato così.” Mi ha detto con un benevolo sorriso sulle labbra.
“Beh, può essere che sia sempre stato così, tuttavia io non mi sono mai accorto che fosse del tutto impossibile capirle.”
Come in genere si fa, successivo alla rivelazione, ho tentato un approfondimento ricorrendo alla ragione. Non riuscivo a rassegnarmi. Una cosa era certa, la difficoltà era davvero evidente solo con “femmine”; nonostante cercassi nel mio passato un’analoga esperienza con “maschi” proprio non riuscivo a trovarlo. Dovevo per forza accettare l’evidenza. In seguito mi sono venuti in mente altri elementi utili da valutare in modo diverso. Per esempio avevo notano, ma non tenuto conto, di quel diverso modo di comportarsi in un supermercato. I “maschi” in genere camminano dritti per la corsia centrale, quando scorgono l’oggetto di loro interesse si inoltrano fra gli scaffali, si soffermano un istante, esaminano, poi tornano nella corsia contrale. Un’immaginaria linea retta, dunque, guida i loro gesti. Le “femmine”, invece, non seguono affatto questa prassi. Escono dalla corsia centrale per inoltrarsi fra gli scaffali disegnando una linea contorta, tanto da perdersi fra le diverse merci e non far più ritorno. Solo in quel momento mi rendevo conto delle tante volte in cui la mia Compagna, durante le nostre spese, l’ho considerata persa, preda anche Lei della “congenita linea contorta”.
La rivelazione produceva inevitabili conseguenze. Preso atto che il mio comportamento si stava inconsapevolmente modificato. Riuscendo a identificare che i conflitti erano generati da un irrisolvibile conflitto già individuato e analizzato senza soluzione alcuna da tanti Maestri. Assodato che il disagio si traduceva in una modifica dei propri comportamenti, sembrava evidente che la soluzione escogitata dall’istinto era del tutto inadeguata. Questa nobile dinamica è valida se lo “smussarsi" è preceduto da una reale scoperta di proprie manchevolezze. Questo significa crescere e migliorarsi, e questo sprone è validamente indotto soprattutto dalle Donne. Ma quando il modificare i propri comportamenti è dovuto a una rinuncia alle proprie idee e alle proprie valutazioni della realtà, allora questo non è crescere, ma un modificarsi senza carattere, un difettare di una propria “verità”, un essere privo di un nostro personale “bene e male”. Riuscire a intuire tramite un’ispirazione che le cose si trovano in certo modo, risolve un’inquietudine ma non risolve il problema, proprio perché il problema è irrisolvibile. Scoprire che le “femmine” geneticamente sono portate alle lunghe riflessioni e difettano di decisione è un fatto. Come scoprire che i “maschi” sono portati a decidere senza riflettere troppo è un altro fatto. Ovvio che queste predisposizioni se controllate producono cose buone, se mal controllate producono cose cattive. Personalmente in questa fase della Vita l’esperienza mi ha portato a dover valutare i singoli rapporti e le singole problematiche, nel tentativo di scoprire quali sono le modifiche possibili e quelle assurde, ben consapevole, questo sì, che corazze comportamentali e violenze alla propria natura caratteriale e alle proprie risorse intellettuali portano a ben conosciute e sperimentate dure conseguenze. E allora, se un difetto va senz’altro corretto, un’opinione ben motivata va difesa, con ostinazione se occorre, anche a costo di risultare sgradito a un pubblico femminile. Così come anche a un pubblico maschile, se occorre.

mercoledì 26 ottobre 2016

DELIZIOSA LEZIONE D'AMORE



Ieri mi è capitato di rivedere un film. Titolo “Before we go” di Chris Evans con Chris Evans, Alice Eve, Maria Breyman. È una semplice storia d’amore che si svolge nell’arco di una sola notte. Ho voluto rivederlo poiché la prima volta l’ho apprezzato: sì, mi piacciono le storie d’amore, quando sono raccontate bene e finiscono meglio. Giudico quest’opera positivamente, il regista riesce in modo lodevole a concentrare, nelle poche ore in cui si svolge la vicenda, tutta una serie d’emozioni e di manifestazioni che accadono fra due persone che prima non si conoscono, poi cercano di conoscersi e in seguito scoprono piano piano di provare qualcosa di serio verso l’altro. Il regista dimostra di conoscere bene quali sono le sensazioni che questo tipo d’esperienza trasmette, si sofferma su una legittima diffidenza iniziale, su un diffidente affidarsi poi, quindi su una parziale perdita di sospetti e via via fino a legittimare con una presunta conoscenza i sentimenti che si sono fatti strada. Il film parla d’Amore. Fra i due protagonisti avvengono tutta una serie dinamica di avvenimenti che contribuiscono a concentrare in poco tempo tutto ciò che in genere avviene fra due persone che si amano da anni, dunque scambio d’opinioni, accesi contrasti, incantevoli tenerezze, contenute gelosie, lunghe discussioni, fiducioso affidarsi, contare sull’altro, cercare di dare il meglio di sé, scatti violenti d’ira, dolorose accuse, scuse riparatrici, riuscire con l’aiuto di chi si ama a capire quali sono le proprie virtù e le proprie mancanze. C’è, verso la fine del film, la breve apparizione di un curioso personaggio, un chiromante che rivela il suo unico amore per la compagna ormai morta, ma senza ostentare eccessivo dolore. Mi hanno colpito le poche parole che scambia con il protagonista prima che la scena cambi. Alla domanda: “Ma ci sono stati momenti di difficoltà?” In riferimento al rapporto e alla vita trascorsa, il chiromante serenamente risponde: “Oh certo, l’importante è sapere con chi le vuoi affrontare.”
Oramai vecchio penso davvero che non per tutti sia la stessa cosa, molti inseguono valori diversi che molti altri detestano. Forse il denaro e il potere e il consumo dissennato riescono a donare le stesse cose che l’Amore riesce a donare; forse lo eguaglieranno in emozioni, questo non lo potrò mai più verificare, e non mi interessa verificarlo. So soltanto che le sensazioni che nel corso degli anni, quelle piccole e grandi emozioni che un’altra creatura riesce a trasmetterti, quel voler essere migliore solo per non perderla, difficilmente qualcosa di “terreno” potrà mai eguagliarlo. Platone, che a mio giudizio ha grandi responsabilità causate dalle sue decadenti teorie, ha tratteggiato però, nell’Eros, un’ipotesi che forse, o meglio certamente non è credibile, ma che ha senza dubbio un fascino talmente intenso da far pensare, per un istante, a cose “fuori di te”. Lui dice che quella sensazione particolare che prova chi ama, è una manifestazione dell’anima, che immortale migra di corpo in corpo, e quando incontra il soggetto in terra giusto da amare, sente un piacere intenso, come uno sfumato ricordo, come una specie di nostalgia per una condizione infinita e incantevole cui brama ritornare, cui brama ricongiungersi.
Non so proprio se poi sia così. Troppi i dubbi e le perplessità. Ma se non ci sono più i “corpi” da amare, quelli che in vita abbiamo avuto vicini, dove potrebbe “appendersi” il sentimento? No, penso che la vita sia tutta qui, ma è senz’altro vero che un Amore come quello descritto garbatamente nel bel film di Chris Evans, possa darle significato.

Consiglio a tutti di vederlo, e di mantenere fino all’ultimo vostro respiro le porte aperte a questa meravigliosa possibilità.

mercoledì 28 settembre 2016

GUERRA ASSOLUTA

La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi.

                                                                         “Della guerra” di Karl von Clausewitz

Limitando per forza di cose l’analisi al solo nostro continente, possiamo dire che da qualche anno a questa parte, con una velocità che appare sconcertante e che non ha eguali nella Storia dell’Uomo, le condizioni politiche, sociali ed economiche nelle quali siamo costretti a vivere hanno subìto un violento cambiamento. L’ambiente intorno a noi si è involuto da una comunità di Stati autonomi e sovrani, in una specie di macroscopica realizzazione ultra Spencer/Darwiniana, dove classi dirigenti politiche, industriali e finanziarie, nel modo più adatto strette in un consorzio scellerato, stanno accuratamente, sistematicamente, metodicamente distruggendo tutto ciò che si era costruito in anni d’evoluzione sociale, lavoro e lotta. Prima di questo rapido processo involutivo, dunque, esistevano dei riferimenti d’assistenza precisi, la tutela del lavoro, i servizi collettivi, il relativo controllo di un territorio dai confini chiari, uno Stato Sociale, e per questi motivi larghe maggioranze avevano la pur tenue sensazione d’esser parte di una rete di relazioni umane certe, individuabili, sebbene conflittuali, ma pur sempre vive e feconde. Ora non è più così. Nelle varie nazioni una plutocrazia industriale e finanziaria ristretta sovrintende e dirige una casta politica corrotta che non ha più neppure la necessità di una legittimazione democratica, o presunta tale. Le aristocrazie in perfetta armonia fra loro hanno come progetto finale uno Stato autoritario, dove i vari soggetti inconsapevolmente o consapevolmente agenti riproducono in modo fedele un archetipo di tipo Imperiale, caratterizzato principalmente, soprattutto, da un diffuso, capillare rapporto di lavoro da “schiavo salariato” e da una metodica scientifica spoliazione d’ogni bene di cui ci si può appropriare, legalmente o illegalmente. Non mi appare sensato e opportuno dilungarmi sulle varie condizioni oggettive, gli elementi evidenti, le prove che compongono questo tragico quadro, le varie tessere del puzzle, lo scopo di questo estremo tentativo è di cercare/trovare individui consapevoli del processo finale, esigue minoranze preparate ed emarginate, e per logica se le persone di cui si cerca la partecipazione sono consapevoli della situazione non hanno nessun bisogno d’altre spiegazioni, che illuminerebbero uno scenario già di per sé ben individuato e inequivocabile. Se invece gli individui non sono consapevoli, temo che a questo punto non lo saranno mai e non saremo noi con le nostre limitate possibilità a portare luce in menti tanto obnubilate dalla propaganda e dalla capacità di corruzione del Potere.
Lasceremo credere a queste povere creature che il loro è il solo e il miglior mondo possibile e che la felicità è produrre, consumare e crepare.
Alle sole persone consapevoli, dunque, continuo indicando che gli Esseri che sono stati favoriti dalla Natura a condurre quest’ultimo tratto di vita dell’Homo Sapiens, non possono essere considerati autentici “individui” in pieno possesso delle loro facoltà mentali, poiché la loro sindrome ossessiva compulsiva d’accumulazione del denaro, la loro ricerca assillante del profitto, è perfettamente in linea con le altre conosciute sintomatologie maniache che vedono nel gioco o nell’alcool o nella sessualità vie percorribili dell’esistenza. Sono persone malate, estreme, perverse, o meglio “mutate geneticamente”, ma che la Natura, sembrerebbe in modo contraddittorio, sta favorendo, forse per un programma di rapida autodistruzione che ha condannato in passato altre creature allora dominanti. Loro ci stanno portando all’annientamento, velocemente, assai velocemente. Credo che non sia nelle nostre possibilità di individui diversi/coscienti rendere reversibile questo grande processo naturale che ci sovrasta, possiamo solo prenderne atto; come si sono estinti i dinosauri o gli uomini di Neanderthal, così spariremo anche noi; ciò nonostante, chissà perché, sebbene del tutto edotti dei fatti, e con l’animo ben indirizzato verso un pessimismo cosmico di Leopardiana memoria, ancora si avverte l’estrema necessità di un terminale tentativo.
L’idea pertanto sarebbe questa, messa in Comune affinché possa dialetticamente esser valutata, così da giungere a una sintesi possibile che sia di conforto a una serena, definitiva, finale rassegnazione o di sprone a un rabbioso nuovo inatteso inizio aurorale. I mezzi di lotta che abbiamo conosciuto e che abbiamo utilizzato fino a ieri non sono più adeguati alla situazione. Non ci troviamo alla presenza di persone “sane” che possono addolcire saggiamente le loro deliranti psicosi con il dialogo, o indotti da una manifestazione di piazza, non siamo più di fronte a una situazione che vede nella moderatezza il risultato di un rapporto/confronto con “nemici naturali”. I nemici naturali non ci sono più, o meglio hanno perso una lunga e feroce “guerra di classe”, hanno perso la capacità d’opporre resistenza, di limitare le altrui pulsioni, ridotti oramai come sono al ruolo di dominati, ma dominati ignari e quindi neanche responsabili di sé. Quindi, di fronte ad avversari che hanno una determinata tipologia di comportamento socialmente accettabile, sono valide sperimentate definite contrapposizioni, di fronte a nemici che adottano forme criminali, incontrollate d’intervento sulla realtà vanno adottate forme di lotta estreme, adatte a simili circostanze. Politici, industriali, finanzieri non sono più individui socialmente accettabili con i quali è possibile un contraddittorio, dove ognuno sfuma le posizioni per un “bene comune”, ma sono degli efferati, arroganti, presuntuosi, ultraegoisti e ciechi che vanno valutati e combattuti in modi più appropriati a questo momento storico.
Ma quali potrebbero essere questi “modi più appropriati”?
A completamento di questa ridotta analisi, si può dire che Loro, i Nemici, i Ricchi hanno adottato sistemi di lotta che appaiono più simili a quella “guerra assoluta” che il buon Karl von Clausewitz nelle sue opere ha teorizzato, concludendo affrettatamente che si stava comunque parlando solo di una semplice teoria. Opinione non corretta. I Ricchi stanno realizzando ciò che si credeva fino allo scorso secolo del tutto impossibile. Gli sconfitti invece, che per svariate ragioni, fra cui, non di scarsa rilevanza il decomporsi del necessario superamento della “morale comune”, oppure la fiacchezza, l’esitazione, il dubbio, l’opportunismo, non hanno saputo o voluto adottare tecniche di guerra simili a quelle che Loro, i nemici, hanno avuto il coraggio e la determinazione di adottare, completando ora, oggi, l’opera d’annientamento, di dissoluzione, di sterminio completo di Idee, Utopie e Individui.
È stato un grossolano errore non adottare lo stesso metodo.
È stato un grave errore non fare ciò che era necessario fare.
La sensazione prevalente è che la ricerca di Individui sani, liberi, preparati, in condizioni d’esprimere opinioni e fornire consigli appropriati non possa aver successo in ambienti “moderati”, più probabile trovare corrispondenza in ambienti “estremi” avendo costatato, con un certo stupore che la medesima analisi e le medesime conclusioni sono perfetto patrimonio dell’uno e dell’altro colore. Chiaro quindi sospettare che l’analisi sia corretta. In sostanza non ci sono preclusioni di sorta. In questa fase di ricerca è importante acquisire il contributo di tutti. L’essenziale è trovare insieme un “Che fare?” possibile, che non sia frutto d’incantevoli viaggi onirici né frutto d’orrende nevrosi da sanare, piuttosto risultato di un lavoro intellettuale professionale che per forza di cose non trova la giusta via di sperimentazione e di diffusione nella realtà quotidiana.
Cercare soluzioni che possano risvegliare l’Idea che esistono modi diversi di vivere.
Se non fosse così verosimile la possibilità di cadere in probabili equivoci, eviterei la precisazione, tuttavia mi appare necessario chiarire che il richiamo alla “guerra assoluta” non è un richiamo insensato alle armi tradizionali, ma un potente appello alle armi della mente, che dovrebbe prima di tutto rendersi, o ritenersi, autonoma e del tutto libera dall’autorità di un Sistema in completa putrefazione e quindi, forte di questo presupposto, in condizioni di indicare vie intellettuali percorribili per la salvezza almeno di se stessa.
L’indicazione “guerra assoluta” è il tentativo di rianimare un polo della contrapposizione che si spera ancora non del tutto morto e trovare eventuali soluzioni che siano d’utile contrappeso a una terminale strisciante devastante disperazione.

mercoledì 22 giugno 2016

LA QUESTIONE OMOSESSUALE


Come accade spesso nelle infinite vicende storiche e umane, una situazione, una problematica, non è quasi mai determinata da un solo fattore, quanto piuttosto da tutta una serie di fatti che contribuiscono a rendere impellente la sua soluzione. Anche la questione omosessuale, di cui si parla tanto in questo periodo in Occidente, non è neanch'essa causata da un unico elemento. Tuttavia, bisogna dire che per molte faccende, il più delle volte, chi ha interesse a non far capire bene di cosa si sta parlando, si prodiga non poco nella fruttifera impresa di rendere il discorso molto più ingarbugliato, criptico e nebuloso di quanto lo sia in realtà. Anche in questo caso, dunque, si è provveduto largamente a far uso di questo mezzo di “distrazione di massa” per far digerire, metabolizzare, una cosa davvero istintivamente indigesta.
Primo elemento determinate della situazione è che, almeno nei paesi occidentali, l’omosessualità è cresciuta in modo sorprendente, e questo non è elemento che si possa in qualche modo negare o trascurare, essendo elemento caro all’indagine. Quando si rendono evidenti dati come quello degli Stati Uniti, che viaggia verso una percentuale di omosessualità del 36%, le persone che ne vengono a conoscenza restano sempre un po’ stupite/stordite, come se avessero afferrato il problema, ma non le cause e gli agenti che lo determinano; qui da noi, in Europa, è poco diversa, si va dal 25% della Germania via via al 23% della Francia o al 20% dell’Italia. Quindi la situazione nasce principalmente dall’enorme espansione di questa “deviazione genetica”, che influisce sulle richieste sociali, non perché in definitiva si è solo in tanti, ma perché, e questo è il secondo elemento, questi tanti sono anche diventati assai potenti, hanno raggiunto posizioni di prestigio a livello economico e sociale. L’enorme sviluppo dell’omosessualità è un elemento, probabile, di regolazione Naturale del numero di individui presenti su un determinato territorio. La Natura, Madre, provvede egregiamente a regolare le quantità di esseri viventi secondo regole che noi non abbiamo ancora ben capito. Quando ero piccolo, anni sessanta circa, sentivo dire dai tanti catastrofici Nostradamus di turno, che negli anni 2000 gli uomini sulla Terra, al ritmo di crescita di quegli anni, sarebbero diventati venti miliardi. Mai queste persone come in questo caso avrebbero fatto bene a tacere. L’Homo Sapiens è senza dubbio un animale più capace di altri, ma gli elementi di arroganza e presunzione lo porteranno a un’inevitabile, inesorabile scomparsa; e la scomparsa è prossima proprio perché, sempre Madre Natura, sta provvedendo con estrema serenità e calma a cancellare la specie, rendendo sterili sempre più quelli che danno, a Lei, maggiormente fastidio. Allora, primo elemento dell’analisi è l’aumento vertiginoso degli omosessuali, secondo elemento è la loro riuscita in termini di scalata sociale, dove essenziale è il grado di corruzione a cui sei pronto e disponibile. La costruzione di uno Stato Imperiale comporta la messa in stato di schiavitù di grandi masse di disgraziati che accettano passivamente e senza protestare determinate condizioni di miseria materiale e intellettuale, e quindi accanto alla cancellazione dei “diritti dei lavoratori” e alla cancellazione dello “stato sociale”, si assiste e si bada a riconoscere i “diritti” di persone che dall'accumulo di ricchezze e dalla mancanza di eredi naturali, in passato hanno sperimentato un vero caos di situazioni conflittuali, ma che ora sono diventate coccolatissima classe aristocratica privilegiata di sostegno al Potere, o Potere essa stessa. L’imbecillità del momento ha condizionato le menti a considerare il “matrimonio” come un vivere determinato dall'Amore, ma all'Occidente non è mai passato per la testa di considerare un sentimento come motivo determinante l’unione; il matrimonio è nato come “contratto sociale” poiché regolatore del fattore “proprietà privata”. In pratica un uomo e una donna si sposano e firmano un contratto matrimoniale per non avere problemi in fatto di successione ereditaria; da loro, un uomo e una donna, nasceranno dei bambini che saranno loro “legittimi eredi”. La cosa è assai semplice, ma il semplice spesso non fa troppo comodo a chi deve far passare sul corpo sociale scelleratezze addirittura fuori dal buon senso, e quindi si ricorre spesso alla facile retorica e alla facile emotività.
Di conseguenza, a mostruosità seguiranno mostruosità, con i soldi compreranno corpi di povere disgraziate disponibili a fare figli per due uomini ricchi sposati; una donna adotterà il figlio/a di un’altra donna che era sposata o sola genitrice; un uomo giovane sposerà un uomo più anziano così che alla sua scomparsa percepirà quella reversibilità della pensione che lo renderà a tutti gli effetti un autentico parassita sociale; lo stesso accadrà in campo femminile; l’educazione ricevuta da creature “nate e vissute” in un ambiente simile sarà un fattore di cui difficilmente possiamo prevederne gli effetti, sebbene sappiamo che già in una “famiglia normale” è tanto tanto difficoltoso crescere un individuo che sia equilibrato e consapevole di sé: ma Loro certo non vogliono questo.
Come ultimo elemento d’analisi, vorrei proporre la mia, e della mia compagna, esperienza personale. Quando Lei è rimasta incinta di nostra figlia, abbiamo creduto opportuno fare un’analisi allora, era il 1984, non proprio diffusa e sicura per il feto. L’amniocentesi ora può diagnosticare innumerevoli malattie e modificazioni genetiche, tempo fa non erano così tante ma erano importanti. Quindi, in poche parole, abbiamo fatto quest’amniocentesi ed è risultato che la creatura era sana e di sesso femminile; questo sesso femminile è dovuto al fatto che i cromosomi, ventitré coppie, quarantasei cromosomi, risultavano essere tutti XX. La genetista ci ha detto che in caso di sesso maschile, si sa, che i cromosomi, sempre quarantasei, nell'uomo invece sono tutti XY. Questo elemento inconfutabile e assiomatico non è mai citato nella “questione omosessuale”, perché sarebbe la stele che determinerebbe la morte di qualunque argomento a sostegno.
Cromosomi XX è un maschio, cromosomi XY è una femmina: così dice la Natura. Non ci sono altre varianti, e questo, al di là di quello che può scimmiottare l’Homo Sapiens”, non può essere cambiato.


22 giugno 2016