Questo Blog è di MASSIMO PERINELLI, e si propone come completamento del suo sito www.ilgiardinodizarathustra.it, sempre dunque come confronto sui diversi temi del vivere sociale. Qui sono trattati sempre gli stessi argomenti proposti dall’autore, ma con una diversa condizione emotiva e d’azione, un’immediatezza che nasce da un pensiero, o una riflessione concisa, rapida che è immediatamente condivisa con i lettori e con loro discussa, o ignorata. È probabilmente un “nuovo” tentativo che nasce da uno stato di profonda “disperazione”, una crisi di fiducia sulle possibilità di rendere reversibile quella veloce decadenza che ha portato all’estinzione di un Mondo che confidava sull’Idea di Utopia. In fondo solo un grido muto, segno tangibile di una dignità solitaria.

sabato 16 gennaio 2016

L'ORRORE

Come accade quasi quotidianamente, qualche giorno fa ho avuto necessità di taluni indegni carri bestiame che in molti assurdamente continuano a chiamare “servizio di trasposto pubblico urbano”, in compagnia dei soliti utenti: clochard che li usano come trastullo/case viaggianti con l’intenzione di rompere la monotonia dei giorni sempre uguali, che hanno la cadenza dei tre pasti principali elargiti da laboriose e lucrose istituzioni, clandestini con fardelli ingombranti di masserizie di dubbio gusto, individui di pelle nera, o scura, o gialla con carrozzine e figli in abbondanza, qualche studente narcotizzato alle prese con suo telefonino e qualche annoiato pensionato dalla faccia arcigna quando, transitando lungo una famosissima strada commerciale semicentrale, d’improvviso, oltre al finestrino assai sporco, ho intravisto le vetrine di una nota Casa Editrice nazionale, industria della cultura che monopolizza mercato e menti. La cosa in passato non ha avuto per me alcun significato, è cosa abituale, mai fatto troppo caso a ciò che la suddetta reclama nelle sue vetrine, tuttavia, questa volta la “cosa” mi aveva talmente incuriosito da farmi decidere in fretta un’imprevista discesa dal mezzo, tale era la curiosità. Così, dopo aver chiesto permesso a folle di “portoghesi” che stazionano ingombrando davanti alla porta d’uscita per scendere di fretta qualora salissero i controllori, sono sceso rapido, convinto che la mia ben nota acrimonia verso le “Case Editrici” mi avessero fatto prendere le classiche lucciole per lanterne. E invece non era la mia mente ad ingannarmi, lì davanti a me, dopo aver fatto pochi passi, c’era veramente la bruttura. La nota Casa qui ha un punto di spaccio con due grandi vetrine e una porta d’entrata sempre piena di volumi accatastati con ordine. La seconda vetrina era tappezzata interamente di una carta ruvida di colore bianco, al centro sempre di colore bianco, era stilizzata una specie di colonna di tempio Greco, e nel centro della colonna, più o meno all’altezza degli occhi di un individuo di media statura c’era “l’orrore”, ossia l’ultimo libro di un tal famoso “scrittore”, o presunto tale. Ora la cosa di per sé era già di cattivissimo gusto estetico, anche se la struttura pubblicitaria neoclassica fosse stata usata per uno scrittore autentico, apprezzabile, dignitoso ma usare un tale argomento per mettere in evidenza l’opera di un autentico deficiente, un tipico prodotto mediatico e commerciale al soldo della peggiore criminalità editoriale era davvero una provocazione intollerabile. Se questo individuo avesse dimostrato nelle sue tante apparizioni di possedere uno straccio di cervello atto a un pensiero logico e razionale, già la cosa mi sarebbe apparsa di pessimo gusto, ma utilizzare un’intera vetrina, con ipotesi di “templi dorici”, per pubblicizzare un prodotto commerciale insulso, mi era apparsa come un gesto da rifiutare in malo modo, da teppista, un desiderio d’infrangere la vetrina e gettare in strada quel volume colmo di prevedibili scempiaggini. Tuttavia, la mia oramai manifesta vecchiezza, mi suggeriva saggiamente di lasciar stare, di non irritarsi troppo per una manifestazione volgare che conferma il giudizio di decadenza, miseria e sporcizia che ha oramai sopraffatto il nostro modo di vivere. Le peggiori schifezze umane, le più infime modificazioni genetiche hanno raggiunto quella condizione di predominio e di potenza cui Nietzsche ha spesso fatto riferimento nelle sue riflessioni, solo che Lui si augurava che le persone “migliori” raggiungessero questi livelli, non le persone “peggiori”, dunque, esattamente l’opposto.