Questo Blog è di MASSIMO PERINELLI, e si propone come completamento del suo sito www.ilgiardinodizarathustra.it, sempre dunque come confronto sui diversi temi del vivere sociale. Qui sono trattati sempre gli stessi argomenti proposti dall’autore, ma con una diversa condizione emotiva e d’azione, un’immediatezza che nasce da un pensiero, o una riflessione concisa, rapida che è immediatamente condivisa con i lettori e con loro discussa, o ignorata. È probabilmente un “nuovo” tentativo che nasce da uno stato di profonda “disperazione”, una crisi di fiducia sulle possibilità di rendere reversibile quella veloce decadenza che ha portato all’estinzione di un Mondo che confidava sull’Idea di Utopia. In fondo solo un grido muto, segno tangibile di una dignità solitaria.

Deserti culturali


Alla ricerca di avvenimenti interessanti, una discreta giornata d’autunno del 2008 stavo leggendo un giornalino che usciva in edicola fino a qualche anno fa, dal nome “Roma c’è”. Si interessava di cultura in generale, e pubblicava quindi tutti, o quasi, gli eventi che avevano luogo nel corso della settimana nella nostra disgraziata città. Per puro caso mi ero soffermato a leggere un annuncio apparso interessante, l’annuncio di un privato, di una signora allora sconosciuta che cercava persone per realizzare un “Gruppo di Lettura”. Non si dilungava troppo, solo alcune indispensabili informazioni, poi un numero di telefono a cui rivolgersi. Avevo letto già qualcosa di questi “gruppi di lettura” e la cosa mi era sembrata interessante, tanto da telefonare, solo dopo alcuni minuti, alla sconosciuta inserzionista piena di buona volontà. Dall’altro capo del telefono mi aveva risposto una signora dalla voce gradevole, che mi avvisava subito che io ero il primo a contattarla e che il gruppo si sarebbe potuto formare solo, ovviamente, se avesse chiamato anche qualcun altro. Fortuna ha voluto che qualcun altro avrebbe poi chiamato, così da poter formare il gruppo.
Da quell’autunno del 2008, quindi, dopo aver insieme trovato delle regole comuni, ci vediamo ogni quindici giorni per scambiare le nostre opinioni su un libro di narrativa che scegliamo di leggere.
Ora, da questi anni di esperienza ho ricavato tutta una serie d’informazioni che mi hanno aiutato a capire cosa sta più o meno avvenendo a livello culturale intorno a noi. Ovvio che una simile micro realtà può fornire una visione non del tutto corretta della macro realtà, tuttavia i successivi confronti e analisi hanno potuto confermare le primitive deduzioni.  La cosa più evidente che ho avuto l’opportunità di notare è la singolare, veloce rotazione di individui, maschi e femmine, che si sono avvicinati a questo piccolo gruppo, per allontanarsi subito dopo con motivazioni spesso misteriose, ma che abbiamo avuto comunque modo d’ipotizzare e supporre. In pratica tante persone hanno telefonato per partecipare ai nostri incontri, tante si sono presentate, tante no, dopo aver preso dettagliate informazioni telefoniche e aver garantito la presenza. Dopo i primi mesi di difficile rodaggio, abbiamo preso atto che i più assidui erano non più di cinque o sei, il resto, spesso anche altrettante persone, andavano e venivano senza apportare miglioramenti o offrire utili consigli. In pratica, fino ai giorni d’oggi, abbiamo accolto tante persone che si sono poi dileguate in fretta. Capaci di autocritica tutti i tenaci partecipanti si sono chiesti quali fossero le ragioni di queste fughe. Perché tante persone si avvicinavano per poi scomparire così rapidamente? Fra le prime spontanee risposte, la più considerata era quella che fossimo noi, i fedeli, tanto scarsi da non suscitare interesse alcuno, in pratica una specie di “complesso d’inferiorità” che affondava le proprie radici in una comprensibile, considerata la scarsa esperienza, non conoscenza del particolare mondo. Di persone ne abbiamo viste molte, ovvio che sarebbe da sciocchi credere che i rifiuti siano stati dovuti a una semplice ragione, più ragionevole credere che ogni rifiuto di proseguire l’esperienza fosse dovuto piuttosto a più ragioni, come quella di avere sopravvalutato il tempo a disposizione, o quello di una ricerca diversa da quella specificatamente culturale. Nel corso del tempo, sebbene in certe occasioni particolari fossimo rimasti addirittura in tre a condividere questa esperienza, e se fosse grande l’avvilimento che ci spingeva a rinunciare al tutto, non abbiamo mollato e il “Gruppo” ha continuato a interessarsi di letteratura, e in particolare di narrativa. Per dare un valore alle nostre letture, mi è sembrato il caso di proporre una via da seguire, ossia, credendo fermamente che la crescita culturale di un individuo non possa prescindere dalla lettura dei grandi classici della narrativa mondiale, ho proposto e ottenuto il consenso dei presenti. Ora, questo interessarsi dei classici, all’inizio del percorso non era stato visto come un chiaro ostacolo all’allargamento del Gruppo, credevamo che se fosse stato d’aiuto a noi, questa lettura, di certo sarebbe stato anche di aiuto agli altri. Con grande ingenuità e leggerezza avevamo pensato questo. In realtà l’interesse per la narrativa classica, il suo essere di sprone alla riflessione e alla ricerca, si è dimostrato, in effetti, uno dei grandi ostacoli all’ampliamento del numero di presenti allo scambio di opinioni.
Personalmente sono stato sempre convinto che nonostante vivessimo in una metropoli di milioni di individui, solo a una cerchia ristrettissima di consapevoli lo studio dei classici, interessa in modo tale da stornare il proprio tempo a disposizione dalla televisione o dal computer al libro stampato. Ancora più difficile che fra questi ci fosse chi desiderasse passare, coscientemente, dall’oblio alla riflessione. Era questo che supponevo, almeno fino a quando lo scambio di opinioni fra una persona che ha partecipato ai nostri incontri per poche volte, non mi ha portato alla piena consapevolezza di quale fosse, ed è, la ragione principale delle tante fughe.
La signora in questione che involontariamente è stata fonte di conoscenza, si era presentata a noi dimostrando all’inizio molto entusiasmo per l’iniziativa, e confermandoci che per quanto lei ne sapesse la nostra era un’esperienza che, vuoi per gli anni di vita, vuoi per la meta proposta, era davvero un tentativo assai originale e apprezzabile. Questa signora, dunque, con analogo entusiasmo ha partecipato agli incontri per un certo numero di giorni, non ricordo bene quanti, poi nel corso del tempo, questo rapido primo trasporto è andato evidentemente scemando. Personalmente cercavo di capire a cosa fosse dovuto questo imprevisto calo di passione. Mi erano tornati alla mente tutti quei timori affiorati all’inizio dell’esperienza. In realtà nulla di tutto questo era all’origine del suo prossimo, evidente abbandono, solo dopo un’approfondita discussione la ragione era venuta clamorosamente a galla, dimostrando come una micro realtà può benissimo essere fonte di conoscenza della macro realtà. Ricordo quando con un’espressione di tenue sofferenza sul volto la signora ha risposto a una mia precisa domanda, ossia al motivo che l’aveva spinta nel corso della sua vita recente a passare da una lettura piuttosto profonda e impegnativa a una lettura del tutto narcotica e disimpegnata. La risposta che ha acceso un faro potente sulla condizione culturale dell’occidente in genere è stata precisamente questa: “Perché sono stanca di pensare!” Ovvio che una risposta del genere, proposta da un individuo cosciente delle proprie potenzialità, non poteva passare inascoltata, e una successiva ampia discussione ha confermato quelle che erano in me solo tristi supposizioni. La “stanchezza di pensare” in genere giunge quando a una profonda riflessione e dopo analisi accurate, si arriva a definire quali sono le condizioni che sono l’oggetto dell’analisi e in seguito, alle azioni inerenti la realizzazione pratica del pensiero. Se dopo un’analisi accurata e dopo aver raggiunto la consapevolezza del “che cosa si dovrebbe fare” risolviamo che le possibilità di dare concretezza ai nostri pensieri non ci sono, che la realtà chiude e preclude ogni possibilità d’intervenire positivamente, subentra a ciò una fase di rabbia, che non avendo la possibilità di trasformarsi in concretezza si trasforma presto in rabbia inespressa, che si scatena contro il soggetto che la sviluppata, e presto lo riduce a una pura larva di sé. Non potendo esprimere la propria Potenza sul mondo reale, la Potenza tenta di piegare il soggetto alla passività assoluta. Questo meccanismo è ben conosciuto dal Potere e dai mezzi del Potere. I meccanismi di persuasione e di coercizione sono diretti alla totalità degli individui esistenti in occidente, ma è consapevolezza del Potere che questi meccanismi di riduzione a pure entità materiali prive di spiritualità sono diretti principalmente verso quelle minoranze che potrebbero con una loro possibilità d’iniziativa e movimento, originare dei fastidi o addirittura scardinare quelli che sono dei veri e propri meccanismi di condizionamento di massa. L’editoria, il mondo dell’editoria è uno dei principali, se non addirittura il principale mezzo con cui il Potere rende operativo questa riduzione in schiavitù spirituale e materiale di sempre maggiori fette di popolazione. La prova che questa sia una supposizione credibile è che i grandi mezzi di diffusione del pensiero, come la carta stampata, è in possesso dei più grandi Capitalisti criminali esistenti in occidente. Dunque, la condizione della piacevole signora che ci ha poi privato della sua sensibilità e della sua preparazione culturale e umana, è il sintomo che una precisa programmazione, alla base dei comportamenti sociali, e che questi comportamenti sociali tendono incontrovertibilmente ad allontanare quante più persone possibili da fonti e mezzi che possono sviluppare la propria capacità critica, la propria capacità d’analisi, la propria capacità d’agire sulla società. La signora orientando le sue letture narrative su oppioidi come i “gialli” o i “noire” quindi in modo del tutto inconsapevole era diventata una delle tante vittime illustri di questo meccanismo criminale.
Inutile è stato il nostro tentativo di renderla consapevole della scelleratezza, presto ci siamo resi conto che la sua posizione non sarebbe cambiata e che la sua vita era oramai una vita persa. Questa piccola esperienza umana ci ha illuminato quindi sul perché il nostro “Gruppo” resta da anni sempre circa delle medesime dimensioni, del perché individui vengono, vedono e scompaiono. Vuoi perché le letture sono impegnative, vuoi perché non sono informati neanche della loro esistenza, vuoi perché non ne colgono il senso, la lettura dei “classici” e la lettura in generale delle opere che forniscono i mezzi per rendersi consapevoli di ciò che ci circonda, non hanno più, o quasi più, la possibilità di essere considerati. Il pensiero e lo studio finalizzato alla conoscenza non sembra esser materia di cui andar fieri, il disimpegno e il vuoto mentale, il deserto culturale, sembra oramai essersi affermato stabilmente, tanto da far apparire le esigue minoranze che perseguono orizzonti opposti come dei poveri emarginati bislacchi e patetici, mentre in realtà sono gli ultimi rappresentanti di una razza di Uomini padroni assoluti della propria vita, liberi nel pensiero, circondati da una triste massa informe di padroni e schiavi.

9 ottobre 2015


 










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