Questo Blog è di MASSIMO PERINELLI, e si propone come completamento del suo sito www.ilgiardinodizarathustra.it, sempre dunque come confronto sui diversi temi del vivere sociale. Qui sono trattati sempre gli stessi argomenti proposti dall’autore, ma con una diversa condizione emotiva e d’azione, un’immediatezza che nasce da un pensiero, o una riflessione concisa, rapida che è immediatamente condivisa con i lettori e con loro discussa, o ignorata. È probabilmente un “nuovo” tentativo che nasce da uno stato di profonda “disperazione”, una crisi di fiducia sulle possibilità di rendere reversibile quella veloce decadenza che ha portato all’estinzione di un Mondo che confidava sull’Idea di Utopia. In fondo solo un grido muto, segno tangibile di una dignità solitaria.

... l'ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto


 Oh bestia uomo, com’è folle e triste! Quali idee le vengono in mente, e quale contro natura, quali parossismi di follia, quali bestialità dell’idea esplodono non appena viene frenata nel suo essere bestia dell’azione!... Tutto ciò è eccezionalmente interessante, ma anche di una nera, cupa e snervante tristezza; cosicché dobbiamo costringerci con la forza a non fissare lo sguardo troppo a lungo in questi abissi. Qui c’è malattia, non c’è dubbio, la più orribile malattia che abbia mai devastato l’uomo sino ad oggi - e chi ancora riesce a udire (ma oggi non si hanno più orecchie per cose simili! -), in questa notte di martirio e di assurdità, l’eco del grido amore, il grido del trasporto più struggente, della salvezza nell’amore, si ritrae, colto da un orrore invincibile!... Nell’uomo c’è tanto di orribile!... Per troppo tempo la terra fu un manicomio!...

Da “Genealogia della morale” di F. Nietzsche


Accade sovente, quasi sempre in realtà, che davanti a degli avvenimenti assai importanti della vita sociale dell’umanità, ma anche di cose di più modesta rilevanza, le analisi dei commentatori e delle persone che si prendono tale impegno, per denaro e per passione, di rendere più chiare le situazioni a chi, per incapacità o pigrizia, non riesce a capire cosa stia succedendo, non riescano proprio nell’incombenza. Quindi, queste persone, tentano con discorsi o parole scritte di dipingere un quadro esaustivo della situazione, ahinoi senza risultato alcuno. In realtà fatti cento il numero di questi insulsi individui, novanta sono del tutto incapaci di intendere e di volere; l’altro dieci sarebbe anche in teoria in grado d’avvicinarsi alla Verità, ma per convenienza sociale, per ossequio al Potere o per la pura sopravvivenza quotidiana, si limitano a riferire ciò che gli viene ordinato di riferire. I contributi, dunque, il più delle volte rimangono oscuri e lacunosi, poiché nella descrizione minuziosa degli effetti ci si limita a non considerare le cause, o di considerare solo le cause superflue che non danneggino la primaria necessaria falsità dell’analisi.
Per quanto riguarda la recentissima notizia delle “dimissioni” dal Trono Pontificio del signor/professor Joseph Aloisius Ratzinger, per la Storia Papa Benedictus XVI, le cose non sono andate poi così diversamente dal solito, e le parole e gli interrogativi fino ad ora sono rimasti sospesi nell’aria, incapaci di trovare un punto dove appenderli, come il famosissimo Pendolo di Foucault di Echiana memoria. In pratica si è ricorsi a tutte le possibili implicazioni psicologiche e umane, qualcuno ha osato azzardare qualche possibile incapacità di gestione, altri hanno proposto pressioni di vario tipo, nessuno che ha provato a tornare indietro con la memoria, almeno fino a dove sia possibile rintracciare un filo conduttore che ci conduca ai giorni nostri e alle scelte odierne. Ovviamente chi conosce appena un po’ la Storia sa bene, o dovrebbe sapere, che nei libri di queste faccende le pagine sono piene, fatti e avvenimenti e problematiche che si ripetono quasi con regolarità in tutte le epoche e in tutti i regimi: nulla di nuovo dunque né di particolare interesse. Il problema del povero Papa Benedictus XVI potrebbe senz’altro essere di origine “organica”, ossia, non si ha nessuna difficoltà a ritenere vere le sue parole; solo un semplice essere umano che raggiunta la rispettabile età di ottantasei anni non si sente in più in quel “pieno delle forze“ fisiche e mentali che gli consentivano nel recente passato di guidare una realtà potente e complessa come la Città del Vaticano. Solo una possibile dimostrazione di umanissima debolezza, molto apprezzabile, se così fosse, in linea con le dimostrazioni di umiltà e di capacità d’analisi che pare abbia sempre dato. Il dilemma dunque si potrebbe risolvere ricorrendo alla semplice accettazione delle parole pronunciate. In sintesi Benedictus XVI, il signor/professor Joseph Aloisius Ratzinger, ha detto la verità, e quindi il fascicolo si potrebbe con tranquillità archiviare. Disgrazia vuole che alcune persone non abbiano la meravigliosa predisposizione ad accettare queste comode verità preconfezionate, e sono massacrate di continuo da dolorosissimi dubbi che gli rendono la vita davvero più complicata e faticosa. Per questo, domandarsi del perché e per quali vie è maturata la decisione porta inevitabilmente a ritornare indietro nel tempo, fino a fermarsi, in questo caso specifico, al 1989, o meglio più indietro alla “guerra fredda” che occidente e oriente hanno combattuto per ragioni di supremazia, in realtà una guerra fra due modi di concepire la vita e i rapporti umani, guerra combattuta fra Capitale e Lavoro.
Sempre facendo ricorso alle vicende storiche, sappiamo che accade spesso che rivali o addirittura nemici davanti a un pericolo comune si alleino per combatterlo meglio. Questo può avvenire a denti stretti e non senza diffidenze e sospetti, esempio prossimo a noi L’Unione Sovietica che si è alleata con le potenze Occidentali, per combattere il “nemico comune”, la Germania e in Nazismo, l’ultima guerra mondiale; guerra combattuta e vinta insieme, e subito dopo trasformatasi in conflitto fra potenze prima alleate. Così è accaduto nel dopoguerra che l’occidente imperial-capitalista abbia pensato bene di allinearsi ordinato e ubbidiente dietro l’ideologia anticomunista, così da creare un fronte unico che nascondeva dentro di sé le realtà più diverse e spesso in conflitto fra loro. La grande impresa di sconfiggere il Comunismo è stata il collante comune che ha permesso questo miracolo di equilibrio. In pratica, individui e gruppi che geneticamente e socialmente si sarebbero combattuti, fedeli al principio principe della “competizione”, hanno pensato di astenersi per un po’, per adoprarsi invece contro un pericolo più evidente e minaccioso. Si sa che la guerra assorbe ingenti risorse economiche e fisiche e sarebbe del tutto controproducente stornare capitali per favorire parenti, amici, clienti e personali associazioni, oppure per corrompere al fine di rendere la vita più difficile a un concorrente che ora combatte accanto a te, fianco a fianco. Proseguono e incrementano invece, per paura, le politiche sociali a protezione del lavoro e i servizi sociali, per paura finanziano e creano forze politiche fantoccio, per paura incrementano la produzione di settori militari e di propaganda, le armi e lo spettacolo. Questo tipo di politica combattente ha il suo epilogo nel 1989, caduta del Muro di Berlino e fine dell’esperienza dell’Unione Sovietica. La Classe Operaia è sconfitta, e si può procedere ora al metodico smantellamento della sua essenza più profonda, la sua “anima” e la sua pericolosa tradizione culturale e politica, ecco il devastante ricorso all’immigrazione forzata, così da snervare anche la dignità del posto di lavoro. Questa capillare politica post vittoria ha avuto delle conseguenze positive per quanto riguarda le attese dell’imperialismo capitalista, ma anche negative, perché la stessa ideologia che muove la finanza, l’individualismo, può diventare un’arma a doppio taglio se non controllata da un corrispettivo “nemico naturale”. In pratica individui senza più condizionamenti e freni, hanno esasperato il concetto Darwiniano di competizione, portando la legge del profitto a un grado di voracità tale che oggi ne scontiamo le conseguenze. Se il Comunismo non c’è più, tutto si può fare! Per tornare però al discorso del povero signor/professor Joseph Aloisius Ratzinger, lui si è trovato purtroppo a gestire una tipica situazione post vittoria. In pratica la Chiesa si è ritrovata a combattere in prima linea una guerra anticomunista, con pensieri, parole, opere e omissioni, con tale accanimento da tacitare, tale e quale alla società laica intorno, i vari conflitti e giochi di potere nel suo interno, materializzando un personaggio carismatico e acerrimo nemico giurato come lo è stato il povero signor Karol Józef Wojtyła, Papa Ioannes Paulus II; un autentico fanatico “talebano” anticomunista che ha però egregiamente e con alacrità svolto il suo lavoro. Non è certo pensabile che i duecentosessantaquattro Papi precedenti non abbiano mai avuto a che fare con famiglie cardinalizie, corruzione, intrighi e giochi di potere, nepotismo, divisioni interne, è vero invece che in particolari momenti queste risse siano state sopite da impegni più gravosi; quindi, il signor Karol Józef Wojtyła ha tenuto tutti ordinati e coperti dietro il suo viscerale anticomunismo, ma una volta scampato il pericolo, nella società capitalista così come in seno alla Chiesa si sono manifestate di nuovo, senza ritegno e senza freni, quelle caratteristiche che sembrano prerogative della nostra società. Perciò, nella Chiesa, ecco ritornare le lotte fra famiglie cardinalizie, le corruzioni, gli intrighi, i giochi di potere, i nepotismi e le divisioni interne: la “fogna” ha ripreso il suo corso naturale. Il Successore al trono di Pietro si è ritrovato nel pieno di questa deflagrazione, atomizzazione individuale dei conflitti, individui, gruppi o bande che hanno ripreso le loro normali attività, in più euforici di gloria e senza nemici. Di fronte a questo caos, orgia di comportamenti, il signor/professor Joseph Aloisius Ratzinger in otto anni di pontificato ha tentato quello che era possibile a un omino, studioso e riflessivo, timido e introverso, senza spessore, inodore, incolore e insapore, senza però riuscire a fare granché, anzi rimanendone travolto e disgustato, suppongo. Da queste premesse è nato il “gran rifiuto”, da queste umanissime e attualissime constatazioni: c’è un difetto nell’uomo o è una caratteristica utile alla sopravvivenza? È il Caos la condizione normale dell’universo e delle società o è l’Ordine che va ricercato? Temi senza dubbio dominanti e fondamentali che portano solo alcune sensibili persone a ritenere corretto e logico allontanarsi dalla realtà se questa e fonte di dolore e crudeltà e disordine, ma nello stesso tempo a domandarsi ossessivamente se questo atteggiamento di possibile rinuncia/scelta non sia altro che una personale inadeguatezza alla vita.

13 febbraio 2013





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