Questo Blog è di MASSIMO PERINELLI, e si propone come completamento del suo sito www.ilgiardinodizarathustra.it, sempre dunque come confronto sui diversi temi del vivere sociale. Qui sono trattati sempre gli stessi argomenti proposti dall’autore, ma con una diversa condizione emotiva e d’azione, un’immediatezza che nasce da un pensiero, o una riflessione concisa, rapida che è immediatamente condivisa con i lettori e con loro discussa, o ignorata. È probabilmente un “nuovo” tentativo che nasce da uno stato di profonda “disperazione”, una crisi di fiducia sulle possibilità di rendere reversibile quella veloce decadenza che ha portato all’estinzione di un Mondo che confidava sull’Idea di Utopia. In fondo solo un grido muto, segno tangibile di una dignità solitaria.

Razza ladra


Frequento dal 1978 una famosa via che si trova nei pressi del centro della città dove vivo. È una via che ha una lunga tradizione, già fonte d’ispirazione narrativa. Molte vite sono passate su quei marciapiedi ornati da alberi centenari. Sebbene non siano trascorsi dei secoli da quando ho iniziato a frequentarla, trentasei anni sono senz’altro un tempo sufficiente a far intravvedere una certa differenza di organizzazione, soprattutto commerciale. I locali che si aprono sulla strada sono sempre gli stessi, sebbene oggi offrano prodotti diversi da quelli esposti anni fa. Una volta si preferivano attività a indirizzo alimentare, c’era il negozio di carni, quello di pane e pasta, di vini e oli, una variopinta atomizzazione che è stata adesso raccolta in un unico grande organismo, anzi, in svariati altri supermercati in spietata concorrenza fra loro. Nonostante quasi la totalità dei negozi abbia cambiato genere, alcuni esercizi, almeno quelli che si affacciano su quel limitato tratto di strada a me visibile e conosciuto, sono rimasti testardamente gli stessi, sebbene con varie ristrutturazioni e accomodamenti. Sono senza dubbio pochi i sopravvissuti, più che altro esercizi gestiti a livello familiare, e strano a dirsi hanno subìto tutti delle difficili avversità che hanno turbato molto il loro equilibrio. Ce n’è uno ad esempio che ha sofferto la morte per overdose di due figli e a un altro, unico sopravvissuto, non interessa l’impresa; un altro pochi isolati più avanti non ha più eredi poiché l’unico figlio è anche lui morto di una morte assai “borghese”. Quello che in particolare ha però colpito la mia curiosità e ha fornito materiale umano sufficiente da mettere in comparazione con il tema dell’articolo che vado ora scrivendo, è un classico esempio di come un’attività possa tramandarsi di padre in figlio e come questo comporti il fatto che almeno uno dei vari componenti il nucleo familiare resti ben vivo e abbia interesse e passione a raccogliere l’eredità. Ossia, tenendo in considerazione questa particolare esperienza, la fortuna accumulata da un nonno è stata ben amministrata poi da un padre e da questo padre passata infine, ora, a un figlio/nipote. Questa non è una situazione frequente, le statistiche dicono che solo meno di un 20% delle fortune costruite da un nonno restano tali a un nipote, questo vuol dire che per continuare a progredire o mantenere ciò che si è costruito, le caratteristiche umane di nonno, padre e nipote devono essere pressappoco le stesse. Il pallino del profitto e del commercio deve passare dall’uno all’altro rimanendo intatto nelle sue manifestazioni particolari. Questo discorso per dire che le fortune accumulate e non sostenute da un’adeguata cultura familiare, tendono a creare una tipica mentalità decadente nei legittimi eredi, che li trascina inevitabilmente a essere inidonei e perdenti. Questo negozio preso a modello invece no, commerciante valido era il nonno, valido era il figlio del nonno, valido è il nipote del nonno. Sebbene nonno e figlio del nonno siano stati colpiti entrambi da infarto fra le mura lavorative, questo inquietante fattore non ha impedito al nipote di raccoglierne eredità e rischi. Mi sembra evidente a questo punto che si può senza dubbio parlare di “selezione naturale”, anche in campo sociale possiamo prendere a prestito questa discussa teoria per vedere di capire il micro ma anche il macro della società in cui viviamo.
Partendo dalla classe politica che è uscita dal dopoguerra, possiamo affermare che questa era caratterizzata da ideologie politiche contrapposte, e questa contrapposizione aggregava in modo tale gli elementi dell’uno e l’altro schieramento da assimilarne comportamenti o vizi. Ognuno nel suo schieramento faceva bene il proprio lavoro e non si può certo negare che all’inizio del percorso era l’ideale il fondamento che caratterizzava queste vecchie classi politiche. Nonostante ciò, con il trascorrere degli anni la tendenza alla corruzione dei singoli ha fatto in modo che un’intera generazione frammentasse la coesione in elementi che erano disponibili a lasciarsi corrompere, i più, per i più svariati motivi, ed elementi che non si sono sentiti disponibili a questo tipo di cammino, i meno. Ho la terribile sensazione che lo iato fra interesse personale e interesse collettivo, in alcuni soggetti non sorretti da un granitico e inattaccabile complesso di codici morali di comportamento, sia così flebile da ammettere che l’uno possa essere confuso facilmente con l’altro, o addirittura ritenere che il primo sia assai più legittimo del secondo. Una delle più grandi stupidaggini che la materia “economia” abbia mai potuto partorire è l’ipotesi che “un negoziante facendo i propri interessi fa gli interessi della collettività”, questa mostruosità teoretica esula comunque dal nostro discorso, in quanto nel particolare caso ci troviamo alle prese con le leggi, meglio con la morale e non proprio con l’economia, essendo quest’ultima mezzo e non fine. Alla base del tutto c’è la corruzione del denaro, alcuni individui sono molto permeabili a questa dissolutezza, altri invece a costo di grandi tormenti riescono a tener fede agli impegni presi, un tener fede avvertito come una vera e propria nobilissima virtù. La corruzione, il guastarsi, il degenerare è un male che colpisce uniformante l’intera umanità, tuttavia ci sono Nazioni che subiscono in modo minore questo male, Nazioni invece che ne sono contagiate in modo assoluto. Difficile elencare i motivi che hanno a che fare con questo dato oggettivo, certo importante è la Storia dei popoli, l’educazione ricevuta, la disposizione culturale a ritenersi comunità e non individui, ma per quello che ho potuto capire, certo sono importanti queste condizioni ma il peso che fa pendere la bilancia verso “l’incorruttibilità” è la fermezza dei codici morali vigenti in un particolare luogo e periodo. Se la disposizione naturale dell’animo tendente a soddisfare il proprio immediato piacere, la voluttà, è annullata dalla vergogna e dal disprezzo provato, anche dall’ambiente intorno, allora la corruzione diventa difficile; se non si hanno questi codici morali e l’ambiente intorno non ha la spinta a disprezzare il corrotto, allora tutto diventa più facile. Da noi la situazione è piuttosto tragica, perché viviamo in un ambiente a “morale rovesciata”; da noi si ammira e si stima chi è più corrotto e depravato, si disprezza e si biasima chi si comporta in modo corretto e onesto. Il primo è ritenuto un furbo, il secondo un fesso. In sostanza, la mia idea è che a livello di politici che gestiscono il Potere parlamentare o governativo, è assai frequente, se non addirittura totalizzante, la massa di quelli che preferiscono arricchirsi e lucrare a spese della collettività, che non quelli che questa prassi la evitano. Quelli che possiamo senza dubbio definire “onesti”, non si adattano al comportamento generale, sono come dei cubi che dovrebbero vivere in un ambiente sferico, in un ambiente sferico sembra evidente che possono vivere solo elementi sferici. Insomma, la classe politica uscita dal dopoguerra si è beneducata, per mezzo di una potente “selezione naturale”, a rubare e a sottrarre denaro pubblico; l’ideale è rapidamente defunto e la forma mentis si è velocemente trasformata, fino ad assumere caratteristiche tali da far gestire il bene pubblico con una mentalità privata. Se per la generazione uscita dalla guerra è stata una scelta precisa, libero arbitrio, tradire la loro stessa ideologia ed emarginare così i poco adatti, gli integri, questo non si può dire della generazione che ha sostituito questi vecchi ladri con caduca struttura ideologica. La generazione che per mezzo dei famosi eventi, “Caduta del muro di Berlino” anno 1989 e Tangentopoli” anno 1992, ha occupato il posto della vecchia generazione era già in embrione “geneticamente ladra”, trascurabile la scelta, assente il libero arbitrio, proprio perché spoglia di grandi ideali e di grandi morali. La trasformazione dell’Est europeo ha creato spazi nuovi, una situazione tale da far perdere quelle coperture indispensabili che avevano permesso ai “vecchi ladri” la rapina sistematica del bene pubblico. Per spiegare con poco i rapporti realizzati, in sostanza è come se un ricco cittadino preoccupato della propria incolumità, credesse opportuno dotarsi di “guardia del corpo”, evidente che diventerebbe del tutto inutile spendere soldi per una persona che ti protegge se di pericoli con ce ne fossero. In pratica, la vecchia generazione di ladri ex ideologizzati, venendo a mancare il “nemico” ha perso il suo ruolo, la copertura protettiva internazionale è diventata superflua, ed è rimasta così esposta agli attacchi della nuova e prorompente generazione di ladri. Il discorso terra terra è più o meno questo: diventava possibile togliere via da posizioni importanti individui ora indifesi, grassi d’oro altrui e irrimediabilmente corrotti, per mettere al loro posto altri individui ben disposti alla corruzione e ancora magri d’oro altrui. Ovvio che l’emarginazione e l’annichilimento e la ridicolizzazione dei pochi “incorruttibili” fa parte sempre di quella selezione naturale di cui parlavamo prima in altri ambiti. Come per il negozio di quella famiglia di commercianti si è trovato fra gli eredi un elemento adeguato e con caratteristiche adatte allo scopo, anche in campo politico si sono selezionati elementi che avrebbero continuato con azioni conseguenti ad agire come i predecessori. Per quanto riguarda il “centro partitico” prima degli anni novanta, il ruolo di agenti anticomunisti legittimava questi soggetti al furto, proprio come durante le crociate la fede legittimava le peggiori nefandezze. I comportamenti erano differenti per quanto riguarda la “sinistra partitica”, lì ruberie e appropriazioni indebite non erano la regola, ma erano purissimi “incidenti di percorso”, in quanto la sottostante ancora ferrea struttura ideologica, con conseguente bagaglio morale, impediva almeno alla stragrande maggioranza di operare in senso amorale. Le cose sono cambiate radicalmente quando è entrato in crisi il Blocco dell’Est, da questo punto tutto è stato più facile. L’area della “sinistra partitica”, il Partito Comunista, era già pieno di elementi “non comunisti”, individui che negli altri partiti avevano trovato gli spazi chiusi per arrampicamenti sociali e carrierismo, si sono trovati a dover scegliere per forza di cose un percorso che credevano non adatto a loro. Questi soggetti con orizzonte manchevole hanno infettato e distrutto alla base i codici morali e i comportamenti appropriati dei “vecchi comunisti”, li hanno intossicati in modo tale da prendersi l’onere e il disonore di trasformare in modo perverso antiche tenaci consuetudini. Questi soggetti presa per alibi la fine dell’esperienza Sovietica, hanno ritenuto vantaggioso deviare sulla via più adeguata alla loro natura. Profittando dello smarrimento provocato dal Crollo, e dal turbamento causato dal ritenere inutile proseguire la lotta, questi soggetti hanno avvelenato l’antica dignità, l’antica lucidità d’analisi, l’antica rettitudine, dando luogo all’abbraccio con le abitudini dei loro ex nemici. Arricchirsi a spese della comunità era diventato a questo punto del tutto lecito per l’intero arco costituzionale. La spartizione in sfere d’influenza degli appalti pubblici diventava prassi consolidata. Da una parte lo scandalo di Tangentopoli arriva quando viene a mancare la copertura internazionale anticomunista, e si intravede la possibilità per mezzo della magistratura di iniziare la sostituzione della vecchia classe politica. I vecchi grassi anticomunisti gonfi di soldi e di veleni, si vedono tolta la poltrona da sotto il sedere da “giovani” avidi e ambiziosi. Dall’altra invece i vecchi Comunisti sono estraniati dalla gestione, approfittando del disorientamento collettivo si indica come unica possibile la via del tradimento, dell’abbandono e della resa. Una volta avvenuta la sostituzione, non senza conseguenze, questi signori, dunque, dai primi anni novanta hanno provveduto disinvoltamente a spartire e a dividersi appalti, commesse pubbliche e ruberie varie, ingrassando loro e le clientele che li hanno sempre sostenuti. Questi signori, dai primi anni novanta fino ai nostri giorni, hanno continuato senza timore alcuno a depredare la cosa pubblica, fino alle estreme conseguenze che ora stiamo amaramente scontando sulla nostra pelle.
Ai nostri giorni ci troviamo di fronte a questa curiosa situazione, ossia, quelli che ventidue anni fa erano la nuova generazione che si apprestava vigorosa e potente al controllo dello Stato, o meglio dire a depredare lo Stato, ora sono diventati i “vecchi grassi corrotti” che hanno loro stessi a suo tempo scalzato. Nuove generazioni di ladri premono per occupare il loro posto, e come tanti anni fa sono questi talmente famelici, arroganti e presuntuosi da non considerare per niente vincoli di ordine legale o morale o ideologico. Forti dei crimini commessi prima dai loro “nonni”, poi dai loro “padri” non si fanno scrupolo alcuno a rivendicare il loro diritto alla rapina e all’estorsione. Forti delle leggi approvate dai loro predecessori atte a depenalizzare qualunque ruberia pubblica, questi soggetti non avvertono neppure i velati “sensi di colpa” che hanno afflitto in parte le precedenti classi politiche. Vogliono gonfiarsi d’oro e a questo tendono con tutte le loro forze. Sono di questi giorni le notizie che fanno intuire come il modo di comportarsi tenda a imitare gli stessi sistemi attuati in passato da quelli che intendono scalzare. Denunciare per mezzo della magistratura alcune, e solo alcune, clamorose ruberie, è il segnale che si dà a tutti gli altri di farsi da parte in fretta, poiché i tempi sono di nuovo cambiati: vecchia Tangentopoli, nuova Tangentopoli, i “vecchi ladri” sono stati avvertiti.  
Come ho tentato di chiarire, c’è quindi una chiara continuità fra vecchio, meno vecchio e nuovo. La situazione ambientale favorisce il progredire di determinati individui, la maggioranza, emarginando soggetti che non si adattano o adeguano alla situazione, la minoranza. C’è una continuità di comportamenti che fanno pensare di trovarci alle prese con una vera e propria “razza ladra” che con mezzi legittimi o meno si fa strada e occupa posizione che possano permettere l’esprimersi al massimo delle loro potenzialità criminali. Forse non è termine adeguato parlare di “razza” perché questa sembra non essere sufficiente o appropriata a classificare una massa di individui tendenti tutti a un medesimo fine; forse sarebbe più opportuno parlare di caratteristiche genetiche, altrimenti di tare ereditarie, oppure di disposizione a delinquere, o in alternativa usare il termine assai abusato di “casta ladra”, tuttavia, per il semplice parlare e farsi capire, “razza ladra” mi sembra del tutto adatto a quello che intendo esprimere. Non è questo il luogo per affrontare il discorso vasto e complicato della “giustezza” o meno della tensione ad approfittarsi così biecamente e cinicamente del prossimo, non è questa la sede per speculare se la vita sia corruzione e rapina e crudeltà e caos, o se questa debba naturalmente tendere alla felicità e al bene collettivo; non è questa la sede per indagare se la Natura sia essenzialmente “cattiva” o se la cattiveria sia solo un’umana percezione. Non so neanche se, come dice curiosamente qualcuno, la tensione di alcuni individui al bene sia la prova dell’esistenza di Dio, sono portato a pensare che questi signori non abbiano ben riflettuto sul concetto di “bene e di male”, cosa sia l’uno e cosa sia l’altro, e che tendano umanamente a consolarsi con le grame cose che hanno a disposizione. A volte credo che la “razza ladra” sia in perfetta sintonia con quello che si ritiene essere la vita, a volte penso che i “giusti e i sani”, ora annichiliti o lobotomizzati o narcotizzati, oppure semplicemente rassegnati, debbano diventare finalmente ultracattivi per prevalere e vincere sui delinquenti. Una gran confusione di idee e sensazioni che spesso si trovano in conflitto fra loro e generano inevitabili contraddizioni. Unico punto certo in tutto questo “povero analizzare e filosofare” è che io, come pochi altri come me, individui emarginati, non sarebbero mai capaci di agire come la diffusa comune malvivenza politica agisce e opera. Questo è l’unico punto fermo e indiscutibile che mi permette qui, in questa sede, di giudicare e condannare chi ritengo giudicabile e condannabile, giudizio e condanna operate di chi, come noi, ha la piena consapevolezza del divenire e dei tanti mali dell’uomo.

7 giugno 2014



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