Blog di MASSIMO PERINELLI, scrittore, che ha come ambizione quella di suggerire la lettura di alcune delle sue opere letterarie, e con gli articoli di letteratura, politica, filosofia favorire discussioni sui diversi temi del vivere. Niente di più che un estremo tentativo nato da una residua fiducia nelle possibilità che hanno gli individui di comunicare. In fondo solo un "grido muto", segno di una dignitosa emarginazione.

giovedì 21 marzo 2019

Quel che resta del Salvini


La dove regnano i “democratici” c’è la rapina autentica e senza fronzoli. La conosciamo la vera natura del democratici.

Lenin – 30 agosto 1919 – Fabbrica Michelson – Pietrogrado

Ho cercato di riflettere su alcune cose che mi piacevano di Salvini. Così, superato un naturale rifiuto ho cercato di indagare, nel tentativo di svelare cosa ci fosse oltre. Poco o nulla apprezzo delle posizioni politico/economico/sociali, se mai ne avesse di sue; mi ha stupito invece ascoltare che sembra consapevole delle nostre mancanze culturali. Ma la specificità più interessante, vista la prima concordanza di vedute, è stata la problematica dell’immigrazione.
L’impegno a fermare il flusso di migranti l’ho trovato apprezzabile: un raro istante di consapevolezza in un mare d’ipocrisia e interessi commerciali. L’immagine offerta è stata quella di una persona informata che il fenomeno avesse scopi occulti, diversi da quelli sbandierati. Non mi è piaciuto il consiglio di “aiutarli a casa loro”: neanche per sogno, è sempre neocolonialismo, sono loro che devono muoversi e appropriarsi di quello che ritengono utile allo sviluppo. Accanto a certe note positive, tuttavia, ho voluto approfondite delle perplessità. In Italia, si dice, ci siano cinque milioni di immigrati regolari, e non si sa quanti irregolari. Questi migranti occupano spazi lavorativi nei settori più disparati. Come mai Salvini apprezza i migranti che sono già in casa, mentre non apprezza quelli fuori di casa? Prima stranezza. Abbiamo più di cinque milioni di disoccupati e cinque milioni di immigrati, regolari, che occupano posti di lavoro. Seconda stranezza. Secondo lui dovremmo dare credito alla storiellina dei “lavori che non vogliono fare gli Italiani”.Terza stranezza. E come mai il nord est industriale è così stracolmo di migranti? Quarta stranezza.
Non è stato poi difficile elaborare queste e altre notizie/informazioni per arrivare a una possibile conclusione. La realtà è che il buon Ministro ha fatto solo ciò che si doveva fare, quello che il programma stabilisce. Per mantenere in buona salute capitale e profitto, in questa fase, non è più necessario un eccessivo flusso di migranti, soprattutto dal sud del mondo. Salvini sa bene che gli industriali da lui rappresentati hanno avuto necessità di mano d’opera a basso costo, con la conseguente rovina della classe operaia nazionale. Per mantenere bassi o bassissimi i salari, sono necessarie varie ingegnose strategie, con continui adattamenti alle situazioni in rapida evoluzione. Come quella di evitare di monopolizzare il mercato con manodopera di un’unica etnia, perché è la pluralità, le masse non omogenee che sono portate naturalmente a mettersi in competizione fra loro (conflitto orizzontale), evitando di entrare in conflitto con i datori di lavoro, (conflitto verticale). Dunque, in base a ciò, i flussi da sud diminuiscono, mentre i flussi da est si intensificano. Di fronte a tali realtà, che sfuggono o non interessano, c’è da prendere atto che l’immagine politica, anche la sua, non  è che un’artefatta rappresentazione. Oltre, c’è la pura continuità di un rigoroso disegno egemonico. Il povero Ministro non è colui che vuol salvare la patria da invasioni selvagge, perché questa invasione è già avvenuta, o deve avvenire con altre forme, e con il consenso dell’intero schieramento politico. Invece di “chiudere la stalla quando già sono scappati i buoi”, si è badato a chiudere la stalla piena di una particolare specie di “buoi”. L’importante è avere un tasso di disoccupazione utile a mantenere un “esercito salariato di riserva”, non tale però da provocare disordini o movimenti di massa e, nello stesso tempo, disseminare una micro criminalità quotidiana, così da focalizzare l’attenzione sulla propria sicurezza personale ed evitare fastidiose intromissioni nelle problematiche sociali.
Queste semplici analisi hanno disegnato una figura diversa da quella che appariva. Solo un semplice ricambio di personaggi che devono assolvere al ruolo di imbonitori, adeguati al momento e allo scopo.
Salvini non propone un diverso sviluppo sociale, è sempre il solito caduco strumento adeguato a una rigorosa continuità, a un disegno politico/economico/sociale. Una volta svolto il suo compito, riempiti i suoi “sacchi”, farà spazio a un altro personaggio, così come si sono alteranti tanti commedianti prima di lui.
In realtà per cambiare le cose, sarebbero necessari altri Uomini e altri provvedimenti, sappiamo bene quali sono, ma la cosa, adesso, non avrebbe più senso alcuno, poiché sarebbe solo allungare un’agonia irreversibile.
E questo non è solo crudele, ma anche sciocco.

domenica 17 marzo 2019

Androide



Volete sapere per quale motivo le Grete androide e le folle comandate a distanza anticambiamento climatico sono dei bluff? È presto spiegato, e con pochissime semplici argomentazioni.
Il cambiamento climatico sarebbe dovuto, secondo gli esperti, allo sfruttamento intensivo e sciagurato delle risorse della Terra. Mettiamo che questo sia vero. Lo sfruttamento cieco delle risorse della Terra è dovuto a un certo tipo di sviluppo che, senza dilungarsi troppo nel definirlo, possiamo chiamare capitalistico. Il sistema capitalista realizza la società dei consumi, che non è determinata dai bisogni reali, ma dal profitto che il capitalista ricava. Ora, se lo sfruttamento cieco è dovuto al capitale, per risolvere il problema dobbiamo combattere il capitale. Se non combattiamo il capitale significa che o non siamo consapevoli del Reale, o che vogliamo salvare “capra e cavoli”, oppure, che il capitale ha fiutato, da almeno trentanni a questa parte, che i profitti non solo si possono realizzare sporcando il mondo, ma anche ripulendolo, dopo che l’abbiamo sporcato. E in più, la storiellina dei cambiamenti climatici potrebbe essere solo una menzogna, che ha come scopo la vendita di prodotti che “inquinano” meno, poiché quelli che "inquinano" non vanno più? E se queste masse così consapevoli e sensibili sono così pronte ora a cambiare, a migliorare, a salvare, perché tempo fa sono state così ardimentose a demolire un’esperienza che avrebbe potuto davvero salvare il mondo dalla fine?
Ai posteri l’ardua sentenza.