Blog di MASSIMO PERINELLI, scrittore, che ha come ambizione quella di suggerire la lettura di alcune delle sue opere letterarie, e con gli articoli di letteratura, politica, filosofia favorire discussioni sui diversi temi del vivere. Niente di più che un estremo tentativo nato da una residua fiducia nelle possibilità che hanno gli individui di comunicare. In fondo solo un "grido muto", segno di una dignitosa emarginazione.

martedì 23 luglio 2019

RIFLESSIONI SUL CREDERE E SUL DUBITARE





Queste riflessioni nascono da un errore in cui qualsiasi individuo può incorrere nel corso della vita. Un errore che potrei definire di carattere “tecnico comunicativo”: il ritenere che un modo di discutere possa esser valido per ogni sistema di scambio dialettico. In realtà non è così. Ogni tecnologia che viene in aiuto, a maggior ragione una “recente”, necessità di una specifica conoscenza e poi di una pratica che eviti pessime figure ed equivoci.
Cercando di dialogare su Facebook, un Amico mi ha fatto presente, rimproverandomi garbatamente, dopo miei svariati svarioni, che le opinioni e le posizioni che da qualche tempo andavo esprimendo non erano degne di considerazione, poiché lasciavano intravedere archetipi odiosi: “Fascista, qualunquista, omofono, razzista”. A suo dire questo avvaloravano l’idea di una mia presa di posizione politica e sociale diversa dal solito. Il biasimo era pervaso, comunque, da un affetto derivato da una lunga amicizia, solida e fruttuosa. Queste verifiche sono auspicabili e gradite, senza di esse tutto il nostro agire si ridurrebbe a uno sterile soliloquio. Dopo questa critica, che ha avuto bisogno di un certo tempo di decantazione per essere metabolizzata e interpretata correttamente, il tutto si sarebbe potuto ridurre a una semplice presa d’atto dell’errore, cui avrei posto riparo al più presto. Una mente sana avrebbe agito così, ma una mente disturbata non agisce come una mente sana, infatti, dopo, è stato tutto un agitarsi di riflessioni. Chiaro che non era quello il modo di presentare le problematiche. Chiaro che ho offerto di me un’immagine non corretta. Restava tuttavia che le “opinioni a Lui odiose” sono elementi reali di un diverso e sempre più diffuso modo di interpretare i rapporti umani e la vita. Accanto a questa semplice evidenza, nelle sue parole e nella sua posizione c’era però un qualcosa di più che mi ha fatto pensare a una “mancanza”. Forse, un latente atteggiamento di chiusura preconcetta nei confronti di idee e soluzioni diverse dal nostro modo di giudicare il mondo. Le “offese” da Lui elencate, in realtà, fanno parte da qualche tempo del carente bagaglio di vocaboli usati dai politici, che non avendo la minima possibilità di confrontarsi su delle politiche concrete di carattere generale, ricorrono a queste elementari “ingiurie”. La Folla le ripete, il più delle volte senza avere la minima idea di cosa sta ripetendo. Sono mode che si ripresentano con carattere non proprio costante, in base alle necessità. Oggi si dice sei un Fascista, fino a qualche anno fa andava di moda dire che sei un Comunista. La dinamica ha una particolare somiglianza con quelle tipologie di scontri verbali fra tifosi di squadre di calcio. C’è assai poco di diverso. Quindi, dopo aver giustamente rilevato il mio errore, il mio Amico ha avvertito il bisogno di concludere con una legittima affermazione di diversità, il suo modo di intendere la società, e infine l’umanissimo desiderio senile di chi ha vissuto la vita e non sente più il bisogno di confrontarsi. Questa affermazione del “sé” è la preziosa risorsa di chi crede fermamente nelle proprie capacità e convinzioni; però, è anche l’ultima risorsa di chi comprende che non c’è nessun’altra via d’uscita al problema irrisolvibile della verità. Da qui, l’evidenza che fra i due individui ci fosse una condizione umana che li fa apparire come contraddittori dialoganti che stanno attingendo le loro asserzioni da due pozzi diversi.

Agostino da Ippona, il sant’Agostino dei cattolici, nei suoi scritti pervasi da beato delirio mistico, parla di un presunto stato di “grazia”, cui dio in persona fa misteriosamente dono ad alcuni fortunati esseri umani. Non spiega il motivo di quest’atto divino, facendo ricorso alla voce “verità di fede”, una voce che ricorre spesso quando non si riesce a dare una spiegazione plausibile a certi ingegnosi misteri. Questo stato di grazia esiste e sembra si manifesti fra gli umani in diversi modi, generando però la medesima sensazione di serenità, il sospetto di essere dei privilegiati: chi conosce l’Amore e lo vive dando così un significato alla propria vita, per esempio, chi crede in dio e nell’immortalità, o chi crede che la vita abbia un senso. Sono in molti a ricorrere a questa affermazione dell’Io, spesso mettendola astutamente in coda, così da non consentire più una prosecuzione del discorso. Questo tipo di atteggiamento è “classico”, per esempio, dei cattolici: quando la discussione arriva a temi contraddittori o ambigui o difficoltosi, loro sorridono e affermano sicuri: “Ma io ci credo!” Mi è sembrato subito palese che qui non ero di fronte a questo tipo di individuo, quindi c’era qualcos'altro da scoprire. C’è da dire che Lui non è il solo portatore sano di questa certezza. Conosco tante persone che difendono i loro Valori in questo modo, e su questa solidità fondano un privato metro di giudizio. Sapere bene da sempre, da quando si è piccoli a quando si è grandi, quali sono i propri punti di riferimento, è un esempio di quella grazia Agostiniana cui accennavo prima?
E questa coerente immutabilità, è segno inequivocabile di un dono trascendentale?
Il buon Agostino da Ippona ha anche teorizzato un altro concetto, che è quello della “predestinazione”. Senza farla troppo lunga, in  estrema sintesi, vuol dire che dio, sapendo già ogni cosa di tutti e di tutto, sa bene quali sono le creature che si possono salvare e quelle che non hanno nessuna speranza. Inferno e paradiso. È ipotesi quindi plausibile che i soggetti che fanno ricorso alla perfetta conoscenza di sé, siano individui predestinati alla salvezza, mentre gli altri, che da un punto in avanti della loro vita, su certi aspetti non fanno che rotolarsi come indemoniati fra dubbi e perplessità, siano gli esclusi: predestinati al tormento eterno.
Questo illustrato sommariamente è solo un aspetto della riflessione, potremmo dire “l’aspetto spirituale”, l’altro, “l’aspetto materiale”, non si può dire che sia di minore importanza.
Spirito e materia.
Filosofia, come si sa, significa amore per la conoscenza. Uno dei suoi aspetti dominanti è la ricerca di quella verità, che sembra sfuggire un po’ a tutti gli studiosi. Se la filosofia è ricerca della verità, quando un individuo dice di cercarla ci troviamo di fronte a un uomo di buon senso, quando lo stesso afferma di averla trovata il buon senso sfuma, e da quel momento in poi le sue riflessioni non sono più di carattere filosofico, ma sono qualcos'altro: sono teologia. I grandi del passato, che hanno trascorso la loro vita a riflettere su importanti temi, almeno i migliori, se ne sono guardati bene dall'affermare di aver raggiunto la verità. Più modestamente hanno cercato di far intendere al mondo che la loro ricerca fosse più un contributo alla verità. Questa semplice consapevolezza ha fatto si che consegnassero alla storia delle cose giuste, ma anche tante sciocchezze, Quindi, la trasformazione di un semplice pensiero soggettivo e umanamente passibile d’errore, in una verità assoluta e oggettiva è un evidente arbitrio. Karl Marx non era Marxista. Charles Darwin non era Darwinista. Chi li ha trasformati in dogmi teologici ha fatto indossare a delle semplici tesi la camicia di forza della Verità. All'opposto, Zarathustra era Persiano, Mosè era Ebreo. Paolo di Tarso era Cristiano. Thomas Muntzer e Lenin erano Comunisti, corretto definirli come teologia religiosa e politica, poiché non c’è nulla che possa far credere che nel loro pensiero ci fosse qualcosa che possa assomigliare a un dubbio. La storia è colma di individui, episodi, convinzioni filosofiche e politiche che hanno influenzato e influenzano ancora il loro tempo, fidando di essere nel giusto: le insidiose teologie orientali diffuse in occidente tramite la religione ebraica; le ingenue convinzioni degli Illuministi; la persuasione di riuscire a spiegare la complessità dell’uomo, della società, e delle dinamiche storiche tramite metodi scientifici, sistemi d’analisi della società elaborati in un secolo, il XIX, fanatico d’evoluzionismo e positivismo. Credute vere e poi molte superate da altre verità.

Tutto questo dissertare si può ridurre, nel quotidiano, in uno stato di quiete, da una parte, e in una affannosa ricerca di un qualcosa che si sente d’aver perduto, dall’altra.
Al di là di quale siano davvero le cause.

Il sé, l’individuale credere un’azione giusta o sbagliata, buona o cattiva, non è fattore inequivocabile di una correttezza delle percezioni e delle analisi. Potrebbero non esistere affatto il buono e il cattivo, il giusto e l’ingiusto. Molte persone oggi pensano che ammazzare moglie e figli buttandoli dalla finestra sia segno di una consapevolezza della mostruosità della vita a cui siamo ridotti, che altri non hanno. Credere che un Sistema sia migliore di un altro, perché a noi c’è più consono ai sensi, non è segno che questo Sistema sia corretto. Credere che la nostra Idea sia giusta perché ci appartiene da sempre, non è segno che l’Idea sia corretta. Credere che la realtà che percepiscono i nostri occhi sia la Realtà, non è segno che quella realtà sia vera. Spesso ricorrere al sé è un efficace espediente per evitare di approfondire cose che ci sono istintivamente odiose, per cultura ricevuta odiose, per appartenenza politica odiose, per carattere odiose: avvolgiamo di oggettività cose che appartengono alla sfera della soggettività, dell’individualità, della personalità: la grande problematica poco affrontata dell’imprinting formativo. La grande problematica poco affrontata delle “fonti” dove attingiamo le nostre convinzioni. La quasi totale impossibilità che gli individui possano emanciparsi in modo costruttivo dal loro stato di soggezione nei confronti di Madri, Padri, Maestri, Ideologie, così da non riuscire mai a scoprire se stessi e le proprie Idee.

Un’opera può esser giudicata vera da un individuo e falsa da un altro; ma una stessa opera non può essere vera e falsa nello stesso tempo. Quindi, tutto può essere vero e tutto può essere falso.
Resta a questo punto solo la nostra personale discutibile interpretazione.
Come facciamo a esser certi che le cose che sono un bene per noi siano un bene anche per gli altri?
Qui si potrebbe far ricorso al discorso della “democrazia” e del “totalitarismo”, della “maggioranza” e della “minoranza”, ma è un aspetto lungo e complesso che eviterei, poiché non ha ragion d’esistere fra queste righe, che hanno il solo scopo di mettere in risalto due modi diversi di essere individui pensati. Chi è caduto nella dannazione del “dubbio” non è mai più riuscito, se non in casi eccezionali, a riafferrare quell’ancora di salvataggio dal nulla che è la fede in qualcosa, fede in una qualsiasi cosa, perché comunque di fede si tratta: il sé, l’idea politica, l’idea filosofica, l’idea storica, l’idea economica, l’idea sociale. Si rimane sospesi fra un passato fatto di certezze, un presente caotico e un futuro che non si riesce neanche a distinguere. Tutto si trasforma in potenziale menzogna, nel passato e nel presente, perché tutto è stato visto ed è visto da occhi che non sono i tuoi, riferito da menti che hanno solo interpretato la realtà.
È l’altra faccia della medaglia, all'individuo sostenuto dalle proprie certezze, si contrappose l’individuo senza più punti di riferimento, perfino senza più nessuna certezza sensoriale. Questo pover'uomo non può, a questo punto, che affidarsi a ciò che, per fortuna sua gli rimane: l’Amore, che tanti disperati ha salvato, e in mancanza tanti disperati ha condannato.

martedì 16 luglio 2019




E infine sono giunto a ciò che temevo: il famoso “muro bianco”. Non vi annoio con congetture lunghe e noiose, vorrei solo che ricordaste, o teneste adesso in considerazione, il famoso film di Akira Kurosava, “Rashomon”. La grandezza del regista e dello scrittore che ha composto il testo, Akutagawa, è stata quella di mostrare quanto sia fragile e vaga l’idea che abbiamo, se la abbiamo, della Verità. Quando si giunge al punto estremo che Loro hanno raggiunto, tutto diventa inconsistente. Doloroso prendere atto che, quello che siamo, sia stato costruito mattone dopo mattone, faticosamente, su una pura interpretazione soggettiva della realtà. Che non è la Realtà.

domenica 14 luglio 2019

Un Paese che muore.




Madri che uccidono i figli ancora con il codone ombelicale gettandoli nel fiume. Madri che uccidono figli già svezzati. Padri che uccidono i figli, le mogli e i figli. Mariti che uccidono le mogli e le amanti. Fidanzati che uccidono le fidanzate e le ex fidanzate. Padri che uccidono i loro figli correndo a 180 chilometri orari per filmare l’evento con lo smartphone. Tossicodipendenti/alcolizzati al volante che uccidono bambini che giocano sul marciapiede sotto casa. Ubriachi e drogati al volante che uccidono bambini, adolescenti, adulti e vecchi, donne e uomini. Padri di famiglia considerati innocenti che hanno ammazzato a colpi di pistola ragazzi di 20 anni. Politici corrotti e ladri con diritto d’impunità. Depenalizzazione dei reati. Magistratura inesistente. La magistratura se la intende con la politica; la politica se la intende con la delinquenza organizzata nazionale; la delinquenza organizzata nazionale se la intende con la delinquenza organizzata internazionale, che se la intende con i Governi. Industriali che usano i soldi dello Stato e investono i loro in finanza speculativa. Industriali che delocalizzano, creando disoccupazione, ma con un risparmio del 90% sui costi. Scontri fra etnie del sud con etnie d’oriente, con il risultato pratico, voluto, del massimo ribasso sul costo del lavoro. 17.886.623 pensionati. 3.000 suicidi l’anno, 1130 morti sul lavoro. Italia al terzo posto in Europa per consumo di droga. 435.000 morti in 10 anni per consumo di alcol. 1.700.000 persone senza casa. Tra gennaio e giugno 2017 sono state consumate 2.333 violenza carnali. Nel totale, il 21% delle donne Italiane, pari a 4.500.000 milioni, sono state costrette a compiere atti sessuali senza il loro volere. 1.500.000 hanno subito violenza più grave. 653.000 donne vittime di stupro. 745.000 di tentato stupro. Il 39% delle violenze sessuali sono compiute da stranieri (910 – nel 2017), il 61% da connazionali (1423 – nel 2017). Sporcizia ovunque: etica, politica, economica, finanziaria, sociale, o causata da un consumismo cieco e suicida. Incompetenza e incapacità. Degrado e speculazione. Individui grandi e piccoli ridotti a larve subumane. Estinzione di ogni forma di socialità. Assenza di educazione e codici morali di comportamento. Vecchi con ragazzina/o di tutte le etnie al seguito. Vecchie con ragazzina/o di tutte le etnie al seguito. Prostituzione d’ogni tipo, maschile e femminile.


5.300.000 nostri concittadini residenti oltrefrontiera; 5.200.000 stranieri regolari, e forse altrettanti irregolari, residenti in Italia. Se ne vanno i migliori, importiamo i peggiori. E questa è solo l’ouverture della catastrofe. Questa è solo l’anteprima di ciò che accadrà sempre più velocemente, in seguito.
Si può fare qualcosa per evitarlo? No, non si può fare nulla, oramai.