Questo Blog è di MASSIMO PERINELLI, e si propone come completamento del suo sito www.ilgiardinodizarathustra.it, sempre dunque come confronto sui diversi temi del vivere sociale. Qui sono trattati sempre gli stessi argomenti proposti dall’autore, ma con una diversa condizione emotiva e d’azione, un’immediatezza che nasce da un pensiero, o una riflessione concisa, rapida che è immediatamente condivisa con i lettori e con loro discussa, o ignorata. È probabilmente un “nuovo” tentativo che nasce da uno stato di profonda “disperazione”, una crisi di fiducia sulle possibilità di rendere reversibile quella veloce decadenza che ha portato all’estinzione di un Mondo che confidava sull’Idea di Utopia. In fondo solo un grido muto, segno tangibile di una dignità solitaria.

giovedì 2 marzo 2017

LA GUERRA DEI MONDI

                                       

       Nessuno ha mai capito niente delle donne, perché non c’è niente da capire.

                                                                                            Friedrich Nietzsche

Devo confessare che per molti anni, compresi fra infanzia e prima adolescenza, non vedevo il mondo femminile come un mondo a sé, separato e misterioso, era solo un modo diverso di essere, con le sue regole, riti, chiare e importanti funzioni. Questa realtà non mi creava troppi problemi ed era ben integrato nella quotidianità. Le cose sono iniziate a cambiare quando si è presentata la necessità di trovare una “Compagna” per condividere la vita, così da rispettare la Natura che da sempre, d’improvviso, accende tormenti che sembrano poi essere soltanto dei subdoli espedienti per assicurare la continuità della specie. La cosa non è stata così drammatica come tanti la disegnano. Succede a molti d’incontrare subito la persona giusta. Per me è stato così. Con Lei non ci sono stati grossi problemi, solo un po’ dovuti all’inesperienza, un po’ con i genitori, un po’ per la peculiare bestialità che caratterizza noi “maschi”. Aspetti sgradevoli che Lei ha immediatamente messo in chiaro e smussato a dovere, plasmandomi come meglio ha creduto. Un delizioso assillo quotidiano.
Dunque, questo breve articolo non parla di fantascienza, come suggerirebbe il titolo, rubato dal famoso romanzo di H. G. Wells, ripreso poi in chiave becero antiComunista nel film omonimo del 1953, regia di B. Haskin. Queste poche parole avrebbero l’intenzione, forse meglio l’illusione, di contribuire a rendere meno oscuro il tema dell’oggettiva incompatibilità fa Uomo e Donna. No, questo è eccessivo, meglio dire incomprensibilità fra “maschi” e “femmine”, una certa mancanza di chiarezza che caratterizza determinati rapporti umani.
Devo dire che l’argomento non mi è mai interessato troppo. La “femmina” che ho incontrato da “piccolo” è stata l’unica a monopolizzare per tanti anni l’attenzione. Oggi è più o meno la stessa cosa. Nonostante ciò, oltre la sfera protettiva inconsciamente creata, il mondo fuori esiste e, bene o male, con esso ho dovuto e devo fare i conti. Un mondo invadente, subdolo, malvagio.
L’impressione che le cose fossero diverse da come le avevo in modo innocente archiviate, ricorrendo alle limitate conoscenze, è sopraggiunta per caso, sfogliando una rivista, in un momento di colpevole leggerezza, rivelatasi fatale. Fra le pagine c’era un articolo, con relativo servizio fotografico di un personaggio dello spettacolo noto: Alessandro Gassman, figlio di un altro personaggio dello spettacolo notissimo. Le foto dell’attore mi hanno suscitato uno spontaneo moto di sorpresa. “Poveraccio…” mi sono detto, “ma è proprio brutto brutto, povero disgraziato. Com’è stata possibile questa sciagura. I genitori mi sembra che fossero persone piacevoli. Bah, vai a capire la genetica.” Ho concluso ignaro.
La sera stessa, a cena, così per parlare di qualcosa, ho portato a conoscenza mia Moglie e mia Figlia della curiosa constatazione del mattino.
Non avrei mai immaginato che quest’osservazione avrebbe spalancato per me le porte dell’Inferno. Mai immaginato che “l’errore” mi avrebbe indirizzato verso un sentiero disseminato d’inquietanti misteri.
“Brutto!” Mi hanno aggredito entrambi con gli occhi fiammeggianti d’odio. “Gassman brutto? Ma sei diventato scemo per caso.” Inutile, a questo punto, è risultato il patetico tentativo di contestualizzare la sensazione. Sono stato redarguito a colpi d’inequivocabile “invidia”, di chiara “insensatezza” e lampante mancanza di “senso estetico”, tutte cose di cui, senza saperlo, sarei affetto. Ho capito piuttosto in fretta, per mia fortuna, che non era il caso di continuare sulla strada della “tesi, antitesi, sintesi”, poiché questa antica forma di discussione è valida solo fra maschi. La drammatica esperienza mi ha fatto intuire che, probabilmente, l’idea di bellezza e bruttezza è un concetto variabile. Che tanti altri fattori ci differenziano, tanto da oscurare non solo i risultati ma anche le fonti, ossia istinti, emozioni e sensazioni che fanno maturare le differenze.
Invitato a valutare con più equilibrio e sensatezza, l’ulteriore indagine non mi ha fornito elementi nuovi, nessuna variazione di giudizio, nessun rivelato impulso negativo nei suoi confronti: per me Alessandro Gassman era e resta un mediocre attore, simpatico, cordiale, ma decisamente “brutto poveraccio”. Non posso farci niente.
La scoperta non ha cambiato la mia vita, certo, però ha generato una sorta di nuova diffidenza verso questa spesso sacralizzata “altra metà del cielo”. Uno stimolo a considerare in modo diverso, più approfondito, con valutazioni diverse l’universo femminile. Ho archiviato l’episodio solo momentaneamente, ignaro che il tempo mi avrebbe portato altri elementi utili alla comprensione, elementi che potrebbero apparire estranei al discorso.
Chi si impegna in qualche forma d’arte sa bene che l’ispirazione, ossia quell’improvvisa luce che si accende sotto forma di opera letteraria o dipinto, oppure scultura, è davvero qualcosa di misterioso. Sono state scritte pagine e pagine su quest’argomento, tante ipotesi, ma la “verità” non è mai stata neanche sfiorata, mi sembra. Analogo discorso per l’intuizione, ancora nessuno ha fornito efficaci spiegazioni, c’è chi la crede addirittura opera di dio… dio, ma figuriamoci! Va da sé, però, che fra chi studia per trovare risposte alle tante domande, questo improvviso accendersi di una luce, lì dove c’era buio pesto, solo un groviglio di dubbi, ha davvero del miracoloso. Non si sa perché ma succede. Queste intuizioni sono avvenute più volte nella mia vita. Nel caso in questione è avvenuta mentre passeggiavo, cercando di sciogliere l’ansia dovuta a una faccenda che sembrava minacciare il mio oramai limitato futuro. Avevo avuto una violenta discussione con una “persona cara”. Niente di drammatico, per carità, ma le sue posizioni mi apparivano talmente indecifrabili che il tentativo di comprensione lo avvertivo superiore alle mie capacità. Come faccio sempre in questi casi ho chiesto aiuto a dei riferimenti affettivi. I loro contributi, tuttavia, sebbene sinceri e preziosi, non mi pare che contenessero argomenti validi a dipanare la matassa d’inconciliabilità che pesano sulle scelte della “persona cara”. Accanto a ciò, un’altra esperienza condizionava la mia vita. Alcuni comportamenti, argomenti, posizioni teoriche e pratiche cui avevo affidato il compito di chiarire il mio pensiero, sembravano disturbare una contenuta platea di persone. Sebbene afflitte da svariate problematiche portatrici di ansie e sofferenze, le loro analisi mi apparivano troppo superficiali, inefficaci a risolvere tali tormenti. L’argomento più semplice e immediato, ossia l’analisi delle difficoltà, come di solito avviene fra persone consapevoli, non aveva portato a sostanziali risultati. La sensazione che ci fosse un “qualcosa” che impediva alla logica di trionfare era palese, sebbene quel “qualcosa” fosse di difficile identificazione.
Per quale motivo in altre situazioni analoghe le cose hanno sempre avuto esiti felici e senza intoppi, mentre in queste situazioni no?
Mai avrei immaginato che quelle complicazioni fossero l’annuncio di un temporale di proporzioni considerevoli. Da quel momento in poi le cose non hanno fatto che peggiorare. Senza rendermi conto delle conseguenze immediate di questo non intendere, la sensibilità verso tutta una serie di sottolineature che casualmente si andavano accumulando su di me, sul mio modo d’agire e di pensare, diventavano sempre più condizionanti.
Piano piano, dubbio dopo dubbio, ho iniziato a posarmi sul viso insospettate maschere d’eccessive cautele, prudenze, irresolutezze che impedivano di comportarmi come di solito ho sempre fatto. Quella persona si offenderebbe se parlo in un certo modo. Quell’altra è sensibile a particolari argomenti. Un’altra si chiude in se stessa se parlo dei suoi problemi. Poi c’è quella a cui appari poco educato… quella che ti sente distante… quella che ti ha allontanato in malo modo.
“Tu hai dei problemi amico mio!”. “Non ti rendi conto di quello che dici!”. “Ma no, non ti è mai importato molto di me!”. “Beh, io sono così, se pensi di adeguarti bene, altrimenti…”. “Con simili idee con me hai chiuso!”. “Esci in fretta da quest’aula, tu non sei adatto a partecipare…”. “Guarda di non dire più quelle cose!”
Con questo variegato bagaglio di reazioni, quasi tutte con aggressivi punti esclamativi finali, la mia già scarsissima autostima sembrava navigare su un mare di rovine.
Come mai, giunto all’età senile con la convinzione che non potevo ritenermi un individuo così spaventoso, imprevista arriva la crudele correzione che invece lo sei?
Questa era la domanda a cui non riuscivo a dare risposta. Tutta una vita spesa nel tentativo di migliorare, correggere, superare se stesso, poi d’improvviso arriva il crollo dell’oramai assiomatica persuasione.  Quest’ipotesi mi lacerava in modo tale da fissarmi come fossi diventando pazzo.
No, neanche la Compagna di tutta una vita mi era d’aiuto, in questa circostanza. Anzi, nell’ultima occasione prima della liberatoria rivelazione mi aveva rimproverato dicendomi: “È colpa tua, avresti dovuto capire subito!” Con riferimento a un foglietto pubblicitario che garantiva un servizio poi rivelatosi falso. Come? Il foglietto racconta bugie ed io sono colpevole di non averlo capito? Non sarebbe più logico dire che il messaggio è opera di “una” poco di buono?
È la classica goccia che fa traboccare il vaso.
Ricordo bene dov’ero quando la salvifica intuizione mi ha svelato, sollevandomi prontamente dall’affanno, che tutte le situazioni che stavo vivendo avevano un dato comune che non ero riuscito a cogliere. Ero seduto sulla panchina di un parco pubblico. Un attimo in cui il sole aveva fatto capolino fra le nubi. Una luce: non mi ero accorto, non mi ero reso conto che tutte le situazioni ambigue che stavo vivendo, che si erano in modo sinistro accumulate in così poco spazio di tempo, erano tutte originate da rapporti con “femmine”.
“Accidenti!” Ho sussurrato stupito e sorpreso. Come ho fatto a non individuare subito questo evidente elemento. In un attimo ho provato il medesimo piacere provato da tanti individui assai più grandi di me, confortati da analoga esperienza. I conflitti e le conseguenti pene erano dunque provocati da problematiche importanti, senza dubbio, la cui soluzione però l’avevo affidata a consuetudini che sono valide nei rapporti fra “maschi”, non fra “maschi” e “femmine”. Mi sentivo d’improvviso sollevato. Le tante figure che avevano complicato la mia vita, mettendo in crisi addirittura vecchie certezze, in un istante erano diventate una semplice constatazione. Sempre a corto di autostima, per una conferma, ho pensato di riferire l’esperienza e la relativa intuizione a un amico fraterno. Amico fraterno cui la quarantennale conoscenza dei miei pregi e dei miei difetti l’ha portato ad apostrofare con amorevole comprensione la mia inesauribile ingenuità.
“Ma è sempre stato così.” Mi ha detto con un benevolo sorriso sulle labbra.
“Beh, può essere che sia sempre stato così, tuttavia io non mi sono mai accorto che fosse del tutto impossibile capirle.”
Come in genere si fa, successivo alla rivelazione, ho tentato un approfondimento ricorrendo alla ragione. Non riuscivo a rassegnarmi. Una cosa era certa, la difficoltà era davvero evidente solo con “femmine”; nonostante cercassi nel mio passato un’analoga esperienza con “maschi” proprio non riuscivo a trovarlo. Dovevo per forza accettare l’evidenza. In seguito mi sono venuti in mente altri elementi utili da valutare in modo diverso. Per esempio avevo notano, ma non tenuto conto, di quel diverso modo di comportarsi in un supermercato. I “maschi” in genere camminano dritti per la corsia centrale, quando scorgono l’oggetto di loro interesse si inoltrano fra gli scaffali, si soffermano un istante, esaminano, poi tornano nella corsia contrale. Un’immaginaria linea retta, dunque, guida i loro gesti. Le “femmine”, invece, non seguono affatto questa prassi. Escono dalla corsia centrale per inoltrarsi fra gli scaffali disegnando una linea contorta, tanto da perdersi fra le diverse merci e non far più ritorno. Solo in quel momento mi rendevo conto delle tante volte in cui la mia Compagna, durante le nostre spese, l’ho considerata persa, preda anche Lei della “congenita linea contorta”.
La rivelazione produceva inevitabili conseguenze. Preso atto che il mio comportamento si stava inconsapevolmente modificato. Riuscendo a identificare che i conflitti erano generati da un irrisolvibile conflitto già individuato e analizzato senza soluzione alcuna da tanti Maestri. Assodato che il disagio si traduceva in una modifica dei propri comportamenti, sembrava evidente che la soluzione escogitata dall’istinto era del tutto inadeguata. Questa nobile dinamica è valida se lo “smussarsi" è preceduto da una reale scoperta di proprie manchevolezze. Questo significa crescere e migliorarsi, e questo sprone è validamente indotto soprattutto dalle Donne. Ma quando il modificare i propri comportamenti è dovuto a una rinuncia alle proprie idee e alle proprie valutazioni della realtà, allora questo non è crescere, ma un modificarsi senza carattere, un difettare di una propria “verità”, un essere privo di un nostro personale “bene e male”. Riuscire a intuire tramite un’ispirazione che le cose si trovano in certo modo, risolve un’inquietudine ma non risolve il problema, proprio perché il problema è irrisolvibile. Scoprire che le “femmine” geneticamente sono portate alle lunghe riflessioni e difettano di decisione è un fatto. Come scoprire che i “maschi” sono portati a decidere senza riflettere troppo è un altro fatto. Ovvio che queste predisposizioni se controllate producono cose buone, se mal controllate producono cose cattive. Personalmente in questa fase della Vita l’esperienza mi ha portato a dover valutare i singoli rapporti e le singole problematiche, nel tentativo di scoprire quali sono le modifiche possibili e quelle assurde, ben consapevole, questo sì, che corazze comportamentali e violenze alla propria natura caratteriale e alle proprie risorse intellettuali portano a ben conosciute e sperimentate dure conseguenze. E allora, se un difetto va senz’altro corretto, un’opinione ben motivata va difesa, con ostinazione se occorre, anche a costo di risultare sgradito a un pubblico femminile. Così come anche a un pubblico maschile, se occorre.