Questo Blog è di MASSIMO PERINELLI, e si propone come completamento del suo sito www.ilgiardinodizarathustra.it, sempre dunque come confronto sui diversi temi del vivere sociale. Qui sono trattati sempre gli stessi argomenti proposti dall’autore, ma con una diversa condizione emotiva e d’azione, un’immediatezza che nasce da un pensiero, o una riflessione concisa, rapida che è immediatamente condivisa con i lettori e con loro discussa, o ignorata. È probabilmente un “nuovo” tentativo che nasce da uno stato di profonda “disperazione”, una crisi di fiducia sulle possibilità di rendere reversibile quella veloce decadenza che ha portato all’estinzione di un Mondo che confidava sull’Idea di Utopia. In fondo solo un grido muto, segno tangibile di una dignità solitaria.

Progetto aperto di un manifesto per la liberazione e la moralizzazione dell'editoria

Le Società, come tutti gli esseri viventi, nascono, si sviluppano e scompaiono. Il momento che precede la morte di un individuo si chiama agonia; il momento che precede la morte di una società si chiama decadenza. 

Decadenza: 1) L’atto e l’effetto del decadere; scadimento, declino; riferito specificatamente a cosa che da una condizione florida comincia a venir meno.
2. In particolare, il venir meno, nelle arti, nelle lettere, dell’anteriore perfezione e grandezza.

Questa condizione, caratterizzata da involuzioni che entrano in relazione con le passioni e i comportamenti degli individui, con lo sviluppo tecnico scientifico, politico, economico, mostrano una indubbia ricorrenza, una periodicità in tutte le epoche, le latitudini e le forme societarie. Non è questa la sede per ampie analisi e trattazioni. Limite di questo “Manifesto” è assumere come iniziale l’affermazione che viviamo in una società al tramonto, caratterizzata da una progressiva corruzione di quei valori che hanno in passato favorito particolari grandezze, e che di questo tramonto qualcuno è responsabile.        

Corruzione: 1) Degradazione morale e spirituale, depravazione, degenerazione, pervertimento.
2) Incitamento, mediante promessa di denaro o di altri benefici, a commettere azione disonesta venendo meno ai doveri del proprio ufficio.

L’iniziativa individuale può essere efficace motore di sviluppo se finalizzata al miglioramento delle condizioni collettive. Quella che appare però come una naturale tendenza degli individui a fare cattivo uso della propria libertà a favore del proprio esclusivo godimento, trasforma poco a poco tutto in privilegio. Aspetti della decadenza sono la diffusa propensione dell’uomo a infrangere regole che la comunità crea ad argine dell’egoismo. L’esasperato individualismo trasforma la comunità in un mezzo e non in un fine. Il dominante stato d'animo di cupo pessimismo che impedisce di scorgere un futuro migliore, favorisce la fuga da una realtà ritenuta insostenibile o immodificabile; il ricorso alla religione e alla magia viste come rifugio trascendentale; la tendenza delle maggioranze all’adeguamento e alla rassegnazione. Minoranze oscillanti fra sterile indignazione e impotenza. Altri sintomi sono lo scadere etico del concetto di Lavoro, il malcostume del nepotismo, le caste chiuse, la negazione delle pari opportunità, i furti e le ruberie: un evoluzionismo al contrario dove è favorito il “peggiore”, non il “migliore”.
Le ragioni vanno ricercate in un complesso di cause che hanno contribuito e contribuiscono a tale degrado. La nostra attenzione si rivolge a quell’aspetto più evidente e maggiormente responsabile del declino, che è l’aspetto dell’Editoria: saggistica, quotidiani, periodici, ma con la massima attenzione per la narrativa.
Le Case Editrici sono la cinghia di trasmissione del Potere, che le usa per divulgare un modo di intendere la vita.
Le Case Editrici sono le principali responsabili del declino culturale, educativo e partecipativo.
Le Case Editrici raggiungono livelli di pura scelleratezza nella divulgazione delle idee.
Se la società soffre di una diffusa incapacità d’analisi delle più elementari manifestazioni umane, questo tipo d’involuzione è favorito dalle pubblicazioni e dalle parole scritte.
Se gli individui declinano nell’incapacità di esprimersi e comunicare, questo tipo d’involuzione è favorito dalle pubblicazioni e dalle parole scritte.
Se il concetto di Stato Sociale si esclude progressivamente dall’orizzonte civile, questo tipo d’involuzione è favorito dalle pubblicazioni e dalle parole scritte.
Se il Valore Lavoro e ridotto al grado di pura merce di scambio, schiavitù, questo tipo d’involuzione è favorito dalle pubblicazioni e dalle parole scritte.
Se la Comunità regredisce verso un destino di violenti conflitti multirazziali, la classica guerra fra poveri, questo tipo d’involuzione è favorito dalle pubblicazioni e dalle parole scritte.
Se la lacerazione dei rapporti sociali, la decomposizione della Famiglia tradizionale, l’atomizzazione del corpo sociale, il mito del single sono innalzati a esempi da favorire, questo tipo d’involuzione è favorito dalle pubblicazioni e dalle parole scritte.
I libri, i giornali e le riviste con la loro sistematica, ininterrotta, imponente quantità di parole e immagini versate sul mercato, diffondono un modello di società involutiva, ancorata unicamente all’interesse privato.    
L’Editoria non è una normale Azienda autonoma che ha come scopo il profitto, ma è un’importante forza ausiliaria indispensabile al potere politico, industriale e finanziario. Le Case Editrici svolgono una capillare attività di condizionamento mentale delle Collettività. Questa è necessaria soprattutto al buon funzionamento del sistema produttivo, teso al massimo utile. L’industria ha bisogno di masse “ignoranti”, legate acriticamente ai cicli produttivi, puri “consumatori” di merci immesse sul mercato. Semplici ingranaggi finali. Clienti così formati reagiscono prontamente e acriticamente agli stimoli: consumano nei modi e nei tempi indicati. Chi è fornito di una buona capacità d’analisi e autonomia di giudizio, un individuo libero e consapevole, difficilmente risponderebbe in modo adeguato ai tempi in cui un bene deve essere acquistato. 
           
Esiste un progetto, un crimine contro l’umanità, teso ad allontanare la parola scritta dal Pensiero.
Di questo progetto l’intero mondo delle Case Editrici è braccio armato.  
In Italia 82% del mercato editoriale è controllato da quattro gruppi. Una sola Casa Editrice controlla il 55% del mercato.
Un’indagine nazionale collegata a una ricerca mondiale, indica il basso livello d’istruzione nel nostro paese:   
5% degli adulti non è in condizioni di leggere e scrivere.   
33% ha un livello d’istruzione da seconda elementare.       
33% ha un livello d’istruzione da quinta elementare.          
29% ha una buona capacità di scrittura, lettura, calcolo.     
Su questi dati germoglia l’amoralità: lobby, opere pubblicate per favoritismo, per clientela, per corruzione sessuale e politica. C’è la mostruosità dell’editing professionale, delle scuole di scrittura creativa, delle agenzie letterarie, dello sfruttamento economico dello scrittore esordiente, della ricerca del modello imbecille e frollo da innalzare a gloria. In questo mondo ha voce chi non ha mente. Ha voce il futile personaggio da salotto, la macchietta dall’opinione vacua, la pura immagine virtuale, disponibile, duttile, flessibile.          
Seppure non tutto il mondo dell’Editoria sia al servizio del Potere, e c’è anche uno spazio sempre più esiguo per una “libera editoria”, il carattere di un sistema non è determinato dagli aspetti minoritari, il carattere è determinato dal modo di agire e di pensare della maggioranza. È comunque un’alchimia di fattori che determinano lo stato di cose, tuttavia anche da un particolare si riesce a scorgere un universale. L’antico rapporto che legava l’Editore allo Scrittore, la visione di un autore-artista che in perfetta autonomia scriveva un’opera da offrire a un editore, che se lo riteneva opportuno la pubblica adoperando i propri capitali, è una visione Romantica. La quasi totalità dei libri venduti nel circuito delle librerie gestite delle grandi Case Editrici, non seguono più il vecchio schema Scrittore-Opera-Editore, ma l’esatto contrario, Editore-Opera-Scrittore. La Casa Editrice che decide di stampare un certo “prodotto editoriale” segue una prassi scrupolosa. Affida l’incarico a dei dipendenti, o liberi professionisti, i “ghostwriter”, scrittori fantasma formati nelle numerose scuole di scrittura creativa, coadiuvati da programmi computerizzati. Il manoscritto passa nelle mani di “editor” dipendenti, o liberi professionisti anch’essi. Una volta confezionato il prodotto, l’editore pensa alla firma di un personaggio celebre, o amico di un amico, da apporre in copertina.
Questo fino a poco tempo fa. Ora tutto il processo è ancora più inquietante.
Già nel lontano 1970 dei quotidiani denunciavano la diffusione di quella che definivano “sottolettura di consumo”, romanzi confezionati, una miscela di ingredienti predeterminata realizzata da più autori e poi assemblati, proprio come la tecnica degli sceneggiati televisivi. A quei tempi il “computer”, i sistemi operativi e le applicazioni non esistevano. Oggi la confezione è più sofisticata. Sono i computer a sfornare in modo autonomo un intero romanzo, posto poi in vendita con fantasiosi nomi di autori inesistenti.        
Questa massa di sottoprodotti editoriali monopolizza le librerie, e sono distribuiti da società che usano sistemi riprovevoli, inclini alle vessazioni e ai ricatti, metodi quasi mai denunciati dalle “librerie libere” per paura delle inevitabili ritorsioni.  
Questo complesso sistema ha un fine preciso, e la sua realizzazione ha precise conseguenze. Uno scrittore che in completa autonomia ambisce a pubblicare un’Opera, si trova di fronte a delle difficoltà. Se il suo messaggio è conforme al modello “educativo” del Potere, nella migliore delle ipotesi il testo è solo rimodellato. Se il messaggio, invece, non è conforme, le vie si diversificano: prima possibilità è l’adeguamento, diventare un impersonale meccanismo del sistema. Seconda possibilità mendicare favori e raccomandazioni. Terza possibilità tentare la strada delle Case Editrici piccole e medie. Quarta possibilità scegliere di pubblicare a proprie spese. Ultima possibilità rinunciare, salvaguardare la propria dignità e il proprio lavoro da qualsiasi manipolazione, tirandosi fuori da quest’ambiente guasto.  

Dal titolo del nostro Manifesto si può obiettare che i due assunti, la morale e la libertà, siano delle finalità in contraddizione: spesso la rigida morale e rivale della libertà. Questo potrebbe essere, qualora ci trovassimo di fronte a una società governata da rigidi codici morali di comportamento. Nel nostro caso, invece, il sistema è contraddistinto da una totale assenza di indicazioni morali. Auspicare un’energica trasformazione culturale del Paese, non è combattere una rigida morale a profitto delle libertà, ma attaccare una società senza codici morali che sopprime proprio la libertà e le pari opportunità.          
Questa iniziativa non ha l’ambizione di incidere in modo sollecito e definitivo su una realtà oramai morente. Si propone solo come un Manifesto aperto alla riflessione, alla denuncia e alla proposta. Proverà a essere un punto di riferimento per una categoria di Scrittori, Lettori, Critici e altre varie realtà editoriali, che non trovano il coraggio civile di essere contro.       
Non intendiamo combattere singoli individui o singole società, convinti come siamo di doverli combattere come semplici agenti in un corpo agonizzante.     
Il Manifesto è anche un atto di dichiarare d’esistenza in vita di individui che credono nella correttezza dei rapporti, nel rispetto dell’individuo e del suo lavoro. Individui consapevoli delle enormi difficoltà che impediscono la realizzazione di un mondo migliore, ma che, nonostante ciò, continuano a credere in un mondo migliore.         

Costituzione della Repubblica Italiana. Parte prima - Diritti e doveri dei cittadini - Titolo III -Rapporti economici - Articolo 41.      
L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Secondo questi principi costituzionali, ogni cittadino è libero di investire i propri capitali e trarne il relativo guadagno, ma non… in contrasto con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno… alla dignità umana. Le Case Editrici, in questo particolare momento storico, non hanno neanche un comportamento conforme alla Costituzione. La soluzione di questa problematica comporterebbe come indispensabili risultati una più equilibrata presenza sul mercato di “prodotti editoriali” e di “opere letterarie” e il rispetto della dignità umana.

I nostri primi suggerimenti alle Case Editrici sono:

Rispondere in modo esaustivo, con i mezzi che ritengono più opportuni, a ogni proposta letteraria. La risposta dovrà contenere un’analisi dettagliata del testo e delle ragioni che hanno determinato il rifiuto. Ogni risposta negativa dovrà essere corredata dei nomi, cognomi e relative qualifiche dei lettori/critici che hanno concorso al rifiuto dell’opera.

Rispondere a tutte le lettere e alle e-mail che abbiano un senso.

Indicare le qualità, le caratteristiche e le tematiche che il testo dovrebbe contenere per essere considerato e inserito nelle singole collane.  

Indicare su ogni libro pubblicato, oltre al nome e cognome dell’autore, i nomi, i cognomi e le qualifiche dei professionisti che hanno contribuito alla realizzazione.

Contribuire all'attuazione delle “pari opportunità”, intese come possibilità che un Autore ha di entrare in competizione con altri Autori, a parità di testo scritto di propria mano e senza l’ausilio di “Editor”, “Editing” e “Ghostwriter”.

Limitare l’uso di “Editor”, di “Editing” e di “Ghostwriter”.

Rendere noti i programmi usati per l’elaborazione computerizzata dei testi.
Contenere traduzioni e pubblicazioni di testi stranieri. Promuovere le capacità, il valore e le qualità di Autori nazionali.

Ridurre la pubblicazione di testi di para narrativa: polizieschi, gialli, noir, fantasy e in genere di puro intrattenimento, a vantaggio di Opere Letterarie a carattere artistico che contribuiscano ad accrescere nel lettore la capacità d’analisi della realtà.

Segnalare ogni Reato Morale: pubblicazione avvenuta per ingerenza di autorità politica, amministratore pubblico o privato, scrittore affermato, attore famoso, docente universitario, personalità religiosa, lobby mafiose, economiche, finanziarie, politiche e culturali, così come le opere pubblicate per occasionale o reiterato favoritismo sessuale. Denunciare ogni affermazione personale riconducibile direttamente al livello di corruzione tollerato.

Rivedere il paradigma fondato su un esasperato Individualismo a favore di un più vasto sviluppo intellettuale e morale della Collettività.

Il Manifesto intende proporsi come punto di riferimento di ogni tensione, disagio individuale e sociale riferito all'argomento specifico. Aperto nei confronti di esperienze, analisi e consigli da chiunque proposti, e disponibile a ogni contributo mirato alla modifica o all'arricchimento dei temi esposti. Si propone come base di un più vasto movimento di idee, teso a condizionare in senso Morale e Collettivo ogni aspetto dell’Editoria.
12 ottobre 2017



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