Questo Blog è di MASSIMO PERINELLI, e si propone come completamento del suo sito www.ilgiardinodizarathustra.it, sempre dunque come confronto sui diversi temi del vivere sociale. Qui sono trattati sempre gli stessi argomenti proposti dall’autore, ma con una diversa condizione emotiva e d’azione, un’immediatezza che nasce da un pensiero, o una riflessione concisa, rapida che è immediatamente condivisa con i lettori e con loro discussa, o ignorata. È probabilmente un “nuovo” tentativo che nasce da uno stato di profonda “disperazione”, una crisi di fiducia sulle possibilità di rendere reversibile quella veloce decadenza che ha portato all’estinzione di un Mondo che confidava sull’Idea di Utopia. In fondo solo un grido muto, segno tangibile di una dignità solitaria.

Io accuso. Le condizioni dell'editoria


Siete voi libero, signor scrittore, dal vostro editore borghese? Dal vostro pubblico borghese, che pretende da voi la pornografia nei romanzi e nei quadri, la prostituzione sotto forma di “integrazione” della “sacra” arte scenica? Quella libertà assoluta è una frase borghese o anarchica. È impossibile vivere nella società ed essere liberi dalla società. La libertà dello scrittore, del pittore, dell’attrice borghese è soltanto una dipendenza mascherata dai portafogli ben forniti, da coloro che li corrompono e li sostentano.


Organizzazione di partito e letteratura di partito, 13 Novembre 1905. V. I. LENIN


Verrà il giorno in cui l’arte degli artisti finirà per dissolversi completamente nel bisogno di feste degli uomini: l’artista solitario, che espone la sua opera, scomparirà. Gli artisti saranno allora in prima fila tra coloro che sono ricchi d’inventiva nel creare godimento e feste.


Frammenti postumi, 1880. F. NIETZSCHE

Credevo un tempo che ogni opinione o gesto, da altri compiuto, e dai miei sensi valutato come sbagliato, nascondesse sempre un’ipocrisia; poi ho ritenuto fosse la stupidità l’occulta maestra; oggi penso che essi siano sempre esito di una mutevole alchimia d’elementi, quelli che ogni singola sensibilità può scorgere. Questa sostanziale negazione della Verità, seppure gravida di conseguenze, rende legittimo ogni atto.
Anche quando importanti personaggi dell’editoria italiana si riuniscono per decidere come allargare la base dei lettori, dunque, passioni e interessi si confrontano e cercano di prevalere. Non è opinabile che tutti vorrebbero conoscere in anticipo desideri e tendenze di un ipotetico compratore; tutti sognano un lettore disponibile e passivo, una forma perfetta di consumatore; un essere umano ben identificabile, tanto prevedibile da ridurre al minimo il rischio di un investimento.
Dimenticando il ruolo, la crescita culturale, la parola si trasforma in una specie di mostro corrotto al servizio del controllo sociale, della massima subordinazione e del massimo utile. Se questa condizione non è giunta ancora alla sua compiutezza, si deve lavorare per crearla: perché ogni singolo prodotto deve incontrare un mercato dalla base certa e ricettiva; perché il condizionamento tende a privare l’uomo della sua individualità, in definitiva della sua intelligenza, intesa come autonoma capacità d’analisi, che si traduce sempre in un’autonoma capacità di scelta.
Un ciclo chiuso non può permettersi il lusso del libero arbitrio.
Esiste un progetto grandioso, un crimine contro l’umanità, teso ad allontanare il pensiero dalla parola scritta e parlata, una pianificazione centralizzata dell’ignoranza e della stupidità di cui l’intero mondo editoriale è braccio armato, più o meno consapevole, esecutore o complice.
In Italia, 82% del mercato editoriale è controllato da quattro gruppi, una sola casa editrice controlla il 55%; le società di distribuzione adottano spesso sistemi da delinquenza organizzata; le libere librerie scompaiono; le parole usate nei comuni discorsi diventano sempre meno. Un’indagine nazionale collegata ad una ricerca mondiale, indica il basso livello d’istruzione nel nostro paese:
5% degli adulti non è in condizioni di leggere e scrivere.
33% ha un livello d’istruzione da seconda elementare.
33% ha un livello d’istruzione da quinta elementare.
29% ha una buona capacità di scrittura, lettura, calcolo.
Sopra quest’oggettività germoglia la nostra moralità, il modo di vivere, l’educazione al sociale: lobby, opera pubblicata per nepotismo, per clientela, per corruzione sessuale e politica, mostruosità dell’editing professionale, scuole di scrittura creativa, agenzie letterarie, sfruttamento economico dello scrittore esordiente, ricerca dell’imbecille e del frollo da innalzare a gloria e modello. In questo mondo, né migliore né peggiore d’altri, ha voce chi non ha volto, ha voce il futile personaggio da salotto, la macchietta dall’opinione vacua, la pura immagine virtuale, disponibile, duttile, flessibile. Requisito sovrano è un’indicativa assenza d’individualità, o adeguamento dell’individualità, che non è mai risultato di una crescita, ma una vera e propria caratteristica genetica, una forma parziale d’assenza.
La mancanza di cultura genera emarginazione, frustrazione, insoddisfazione; nelle maggioranze il disagio suscita desiderio al consumo; nelle minoranze inquietudine e sofferenza.
È questa una condizione reversibile?
Ha senso una lotta contro ciò che appare come l’inevitabile conseguenza di un inarrestabile divenire?
Due le forme che lo scrittore ha per trasformare in realtà i suoi desideri. Confezionare un prodotto editoriale tecnicamente perfetto, impersonale, da più mani modellato, adatto al bisogno d’oblio: un libro che termina una volta chiuso. Altra possibilità è l’opera narrativa, forse imperfetta e migliorabile, comunque fedele a quello che una libera personalità può esprimere con l’immaginazione, la sensibilità, gli stati d'animo; un lavoro che non dispensa quasi mai sicurezze, ma piccoli contributi alla riflessione, alla crescita e alla consapevolezza: un libro che inizia una volta chiuso.  
Certe pagine di narrativa non suscitano narcosi, ma reazione e conflitto, bisogno di ricerca e d’approfondimento, sintomi certi d’esistenza in vita. Forse resiste sotto lo strato d’imposta standardizzazione, un impulso negato, un vasto mondo di disagi esistenziali che avrebbero bisogno soltanto di sprone e comunicazione per essere rivelati e risolti.
Eppure, meglio sarebbe non aver voglia di parole, di critiche e confronti, ma per chi scrive veramente non c’è una reale alternativa a questo, se non a scapito del proprio fragile equilibrio interiore. Dunque, se la società evolve in una novella Torre di Babele, dove l’arroganza, la mediocrità, la presunzione, l’inettitudine, la maleducazione e la menzogna sono i mezzi più usati per un progetto in via di realizzazione, di cui tutti noi siamo vittime, è meglio la rassegnazione, la rinuncia, il silenzio?… Oppure, fratelli miei? Oppure?

Gennaio 2005


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