Blog di Massimo Perinelli, che si propone come completamento del suo omonimo sito. Sono trattati sempre i diversi temi del vivere, da proporre però con più immediatezza. Un nuovo tentativo nato da una residua fiducia nelle possibilità di comunicare. In fondo solo un ulteriore grido muto, segno di una dignitosa emarginazione.


giovedì 31 maggio 2018

Piccoli privilegi.






Forse un giorno, quando ero giovane e colmo ancora di tutti i necessari sentimenti unilaterali ed eccessivi della propria personalità, avrei anche avvertito il bisogno di giustificare e di chiarire i motivi che spingono a certe manifestazioni. O meglio, precisare cosa ci ha spinto verso un comportamento che appare come eccessivo e villano. Ma se per noi il tempo non è passata invano, e si è arrivati alla determinazione che la nostra vita è una vita riuscita, si è ottenuto quindi un “successo”, la consapevolezza ci dona anche una particolare posizione di “privilegio”, che ci consente di scorgere lucidamente i disagi, i dolori e le frustrazioni altrui. Il più delle volte questa capacità di essere partecipi, vicini, incontra la buona disposizione d’animo di chi sente che un affetto può aiutare. Altre volte, tante volte, l’immodestia e la mancanza di umiltà, porta a sovraccaricarsi di tutta quella acredine verso gli altri che impedisce di distinguere il bene dal male. Il credersi perfetti porta alla solitudine e all’emarginazione. Il credersi perfetti porta inevitabilmente a considerare gli altri imperfetti, e dunque responsabili del proprio dolore. È questa una tipica forma di “autodifesa ignorante”, che porta a ignorare le proprie responsabilità. È una difesa, ma una difesa sbagliata, che spinge a offendere, a calunniare di continuo chi responsabilità non ha. Non importa. La posizione di “privilegio” contempla anche la serenità di aver fatto tutto il possibile, ma è pur vero che non tutti si possono salvare.



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