Blog di MASSIMO PERINELLI, scrittore, che ha come ambizione quella di suggerire la lettura di alcune delle sue opere letterarie, e con gli articoli di letteratura, politica, filosofia favorire discussioni sui diversi temi del vivere. Niente di più che un estremo tentativo nato da una residua fiducia nelle possibilità che hanno gli individui di comunicare. In fondo solo un "grido muto", segno di una dignitosa emarginazione.

sabato 20 aprile 2019

Forme tollerabili di esistenza




Mi auguro con questa caotica confessione di prestare aiuto almeno a chi si trova nel medesimo stato d’animo. Volevo precisare, a chi interessa, sospetto quindi a pochi o a nessuno, che la mia posizione in fatto di “consumo di carne animale” è assai complessa e conflittuale. Non sono vegano, né vegetariano, mi definirei piuttosto un semivegetariano, poiché consumo con crescenti sensi di colpa pochissime “specie animali”. Non credo che forme di fanatismo controproducente possano risolvere il problema, il problema non è tale se osservato dalla parte della Natura. I predatori cacciano e uccidono per mangiare: un Gatto o una Tigre vegana mi appaiono difficili da immaginare. Credo invece di assoluta immoralità e crudeltà il sistema della “produzione intensiva” della carne, e dei suoi derivati. Tuttavia, credo che questo sia un tema non stralciabile dal grande discorso del sistema capitalistico consumistico. Se il paradigma di una società è il profitto, tutta la società sconta le conseguenze di questa malattia psichica. Persone malate di mente non possono prestare attenzione a sofferenze e dolori altrui, sia essi animali sia essi esseri umani. La mostruosità da eliminare, con le buone o con le cattive, sono dunque le produzioni intensive che riducono esseri viventi a pure esteriorità insensibili.
Vendere bistecche di maiale/vitellone/pollo a pochi euro il chilo è crudele e immorale.
Dunque, bisogna riportare la produzione a livelli di tollerabilità, realizzata da umanità responsabile e consapevole delle sofferenze. Riportare la vita di queste Creature a una forma ammissibile, accettabile, tollerabile di esistenza. Se questo poi dovesse comportare un aumento dei costi, tanto meglio, poiché significherebbe riequilibrare le abitudini alimentari di un homo sapiens sempre più grasso, flaccido, bulimico, incapace di sopravvivere e riprodursi, corrotto nei sensi, inebetito e ridotto a vuoto consumatore moribondo di animali morti fra eccessivi patimenti.

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